LODI e MILANO

SINDACATO UNICOBAS SCUOLA LOMBARDIA
Segretario regionale: prof. Paolo Latella

"Voltaire e Pertini affermavano: ... Non sono d'accordo con le tue idee ma darei la vita perché tu le possa esprimere..."

Questo é lo spirito del blog. Tutti, compreso i partiti e i sindacati anche se non corrispondono alla nostra idea politico sindacale, possono pubblicare idee e notizie che tutelano, garantiscono, migliorano la scuola pubblica in tutti gli ambiti, indirizzi scolastici, studenti, personale docente, Ata sia a tempo indeterminato che precari. Se volete pubblicare il vostro scritto inviatelo a: unicobas.lombardia@gmail.com

mercoledì 11 gennaio 2017

Burnout e insegnamento: come combattere lo stress dell’insegnante

Il burnout indica una condizione di stress lavorativo protratto e intenso che determina un logorio psicofisico, associato a demotivazione e disinteresse.
👤di Angela Ganci -

Burnout: definizione e caratteristiche
Con il termine burnout (in inglese bruciato, fuso) si indica una condizione di stress lavorativo protratto e intenso che determina un logorio psicofisico ed emotivo, cui seguono demotivazione, svuotamento interiore, disinteresse e senso di inefficacia per l’attività lavorativa (con riduzione della produttività).
Particolarmente diffusa nelle professioni sanitarie ed educative (infermieri, medici, insegnanti), presenta numeri preoccupanti nel nostro Paese. Una ricerca condotta dal Comune di Milano per i casi di inabilità al lavoro, nel periodo 1992/2001, ha mostrato che, su oltre 3000 persone, le più colpite sono le insegnanti, con una frequenza doppia di patologia psichiatrica rispetto ad altre categorie (Lodolo D’Oria, e coll., 2002).
I tipici sintomi del burnout interessano diversi livelli, da quello cognitivo a quello fisiologico

Sintomi cognitivo/emotivi. Scoraggiamento, difficoltà di concentrazione, incubi notturni, irritabilità, sensi di colpa e fallimento (sia nella sfera professionale che privata), distacco emotivo (indifferenza verso gli utenti), cinismo, trascuratezza degli affetti e delle relazioni, iperinvestimento sul lavoro, che diventa il centro della propria vita, anche a dispetto dell’esaurimento delle energie. Esempi di distacco psicoemotivo in ambito scolastico riguardano l’adozione di forme d’insegnamento esclusivamente tradizionali, l’applicazione non flessibile della programmazione, l’attribuzione del fallimento scolastico dell’alunno al suo scarso impegno, a modeste capacità intellettive o alla famiglia e al ceto sociale di appartenenza, e l’abbandono di strategie didattiche quali il recupero individualizzato.
Sintomi comportamentali. Assenteismo, mancanza di iniziativa, aggressività verso gli utenti, aumento dei comportamenti di dipendenza (caffè, fumo o farmaci, con il serio pericolo di sviluppare malattie psichiatriche, come depressioni gravi).
Sintomi fisici. Disturbi intestinali (gastrite, stitichezza), senso di debolezza, emicrania, allergie e asma, insonnia, inappetenza.
Chi soffre di burnout vuole dimostrare le proprie capacità a tutti i costi, ma nutre profonda sfiducia in se stesso, e spesso non si rende conto che il logoramento di cui è vittima gli imporrebbe di riposarsi e pensare al proprio benessere.

 

Fattori di rischio e fattori protettivi nel burnout

Recentemente, l’Inail – Dipartimento di medicina del lavoro – ha pubblicato una scheda su Burnout e insegnamento dove vengono affrontate le tematiche inerenti ai fattori di rischio e alle strategie per contrastare il burnout a scuola.
Fattori di rischio. Tra i fattori predisponenti a carattere individuale troviamo un’eccessiva dedizione al sacrificio, il bisogno di affermazione attraverso il lavoro (a discapito della vita privata), problematiche familiari o relazionali e la scarsa tolleranza dello stress. Esistono molteplici cause di carattere organizzativo, come le condizioni di lavoro (classi numerose, carenza di attrezzature), l’organizzazione scolastica (eccessive pratiche burocratiche, carenza di percorsi di aggiornamento significativi) e le “politiche” scolastiche (limitata possibilità di carriera, retribuzione insoddisfacente, precarietà e mobilità).
Fattori protettivi. All’interno della gamma degli “ammortizzatori” del burnout si possono citare le relazioni familiari solide e che offrono una rete di sostegno emotivo adeguata, il genere (le donne possiedono maggiori risorse emotive) e l’età di servizio (gli anziani hanno più esperienza lavorativa e strumenti per affrontare situazioni stressogene). Altre condizioni favorenti sono il supporto di colleghi e il livello di autoefficacia percepita, attraverso il riconoscimento del proprio lavoro da parte di superiori e utenti.

 

Burnout: Trattamento e strategie didattico-organizzative 

La terapia cognitivo-comportamentale per il burnout

Nell’ ottica cognitivo-comportamentale, i pensieri che assorbono la vittima di burnout ruotano intorno a due convinzioni “l’utente è ingrato, insensibile ai miei sforzi di aiutarlo”, ma anche “sono abbandonato dall’azienda, non riconoscono i miei sforzi, e quindi mi sento inutile”.
Questo atteggiamento mentale determina risposte emotive e comportamentali di aggressività, che si alternano a disperazione e inutilità, “non riesco a raggiungere i miei obiettivi, devo impegnarmi di più”. L’obiettivo del trattamento è cambiare questo modo di pensare per ridurre l’intensità delle emozioni negative (e della conseguente tensione corporea) e creare un clima sereno e produttivo all’interno dell’ambiente lavorativo.
Una pratica ampiamente usata per contrastare gli effetti di pensieri ed emozioni frustranti è la Mindfulness, tecnica meditativa che si fonda sulla presa di coscienza (consapevolezza) delle sensazioni presenti che vengono accettate, senza giudizio, senza valutazioni, nel loro “naturale fluire” (Harris, 2009). Si impara a vivere nel presente, senza colpevolizzarsi per il passato né temendo il futuro, con benefici su molti disturbi emotivi e fisici, tipici del burnout (disturbi del sonno, cefalee, dolori muscolari, ansie, depressioni, paura del fallimento) (Gilbert, 2005).
Per migliorare i rapporti con colleghi, superiori e allievi a scuola, è utile apprendere tecniche diassertività, abilità che serve a contrastare sia la tendenza alla passività “non sono in grado di aiutare nessuno” sia cinismo e aggressività, apprendendo a rispondere a richieste eccessive con chiarezza, calma e salvaguardando il rapporto di fiducia con l’utenza e l’immagine lavorativa.
Fulcro della terapia è la ristrutturazione cognitiva dei pensieri depressivi del tipo “l’alunno non apprende, sono un incompetente” con pensieri più razionali e positivi sul tono dell’umore come “farò del mio meglio con i mezzi a mia disposizione”. La collaborazione con i colleghi è poi fondamentale per sfogare le proprie frustrazioni e preoccupazioni e diminuire il peso delle responsabilità. A questo fine il supporto dato da gruppi di sostegno con altre persone che vivono la stessa condizione di logoramento, e la vicinanza dei familiari, evitano il sovraccarico di ansie e tiene lontani da comportamenti dannosi per sé e gli altri.
Mettere in primo piano i propri bisogni (coltivando hobby e interessi o riprendendo i contatti sociali che si erano persi concentrandosi troppo sul lavoro), servirà a non logorare le energie indispensabili per curare le persone che chiedono a loro volta aiuto.
Ad oggi sul burnout è possibile intervenire con ottimi risultati, ma è necessario rendersi conto che continuare a negare le proprie necessità primarie (riposo, svago, tranquillità) porta solo all’autodistruzione e che si ha urgente bisogno di aiuto per cambiare stile di vita e far riemergere il rispetto per sé, l’ottimismo, la gioia di vivere.
Uscire dal burnout è possibile, quindi, attraverso il controllo sulle proprie priorità di vita, sulle proprie emozioni e l’impegno per la riorganizzazione di un ambiente di lavoro in cui siano chiari ruoli, compiti da svolgere, aspettative realistiche di miglioramento delle difficoltà degli utenti, così da non superare i limiti personali ed esaurire le proprie energie interiori.

 

Prevenzione del burnout: Strategie professionali

Tra le strategie personali/professionali suggerite nel documento INAIL (Petyx, S. e coll., 2012) e che ogni insegnante può adottare troviamo:
– Considerare gli insuccessi lavorativi come momenti transitori e costruttivi.
– Creare una rete sociale all’ interno della scuola per migliorare la comunicazione all’ interno del contesto lavorativo.
– Individuare fonti di soddisfazioni e gratificazioni anche esterne al contesto lavorativo.
– Formulare al dirigente proposte per ottimizzare alcuni aspetti critici a livello organizzativo, insieme ad altri colleghi che sperimentano le stesse difficoltà.
Compiti dell’organizzazione scolastica
Secondo l’art. 6 dell’Accordo Europeo sullo stress lavoro-correlato dell’8 ottobre 2004, spetta al datore di lavoro stabilire misure adeguate per la prevenzione e la riduzione dello stress, e attuarle con la partecipazione dei lavoratori e/o dei loro rappresentanti, lungo tre direzioni:
1. Area gestione e comunicazione. Assicurare ascolto (valorizzare proposte, risorse umane e professionali) e sostegno (incoraggiamento a manifestare il disagio legato a fattori organizzativi, senza colpevolizzare l’insegnante), una maggiore flessibilità nell’applicazione di norme.
2. Area formazione. Stimolare la consapevolezza degli insegnanti rispetto ai motivi scatenanti dello stress, aiutarli a comprenderne le cause (screening dei vari fattori probabili) e il modo in cui affrontarlo (tecniche di gestione dello stress).
3. Informazione e consultazione dei lavoratori. Sottolineare le effettive risorse dell’organizzazione scolastica, coinvolgere i docenti nelle decisioni (gestire le criticità in team).

ARTICOLO CONSIGLIATO:


BIBLIOGRAFIA:
Gilbert, P. (2005). Compassion. New York: Routledge
Harris, R. (2009). ACT made simple. CA: New Harbinger Publications
Lodolo D’Oria, V. et al. (2002). Quale correlazione tra patologia psichiatrica e fenomeno del burnout negli insegnanti? Difesa Sociale N. 2/02, 23-51. DOWNLOAD
Petyx, S., Manca, V., & Rosa, V. (2012). Burnout e insegnamento. INAIL – Dipartimento di Medicina del Lavoro. Trovato il 15 Aprile 2015 su http://www.inail.it/internet_web/wcm/idc/groups/internet/documents/document/ucm_176059.pdf
Per saperne di più:
http://www.stateofmind.it/2015/05/burnout-insegnanti/

giovedì 5 gennaio 2017

La fabbrica del consenso e l’ipnosi di massa!


La fabbrica del consenso e l’ipnosi di massa!
Angelo Bona - Cari amici, tutti noi pensiamo che uno stimolo sensoriale esterno venga recepito dal nostro sistema percettivo ed elaborato a livello centrale producendo una sensazione e successivamente una forma pensiero, un’idea. In realtà i percetti derivanti dall’ambiente divengono proteine e strutture fenotipiche ed ora vi spiego come accade. Non pensiate che siamo cosi’ diversi da un comune computer con un hardware ed una serie di software, un sistema operativo centrale e una memoria piu’ o meno capiente.

Bene, pensiamo ad esempio all’informazione dei media che immancabile ci perviene dai giornali, dagli schermi televisivi, dalla radio ecc. L’informazione, da in- formare e cioè “dare forma” alla mente è in realtà una de-formazione cognitiva, ma anche strutturale. Noam Chomsky, linguista filosofo e teorico della comunicazione, professore al MIT (Massachusetts Institute of Technology) parla di grammatica generativa e di strutture innate nel linguaggio naturale e l’operato del grande scienziato va bene al di là della filosofia e della psicologia e diviene politica e scienza della comunicazione.

Chomsky è sempre stato contro le lobbies e l’imperialismo delle amministrazioni USA da Roosvelt in poi. Ha parlato di una ” fissazione di priorità”, cioè di una gerarchia di notizie e di struttura delle notizie prodotta dai mezzi di informazione che de-formano il messaggio giungendo ad un condizionamento di massa, cioè come lui dice ad una edificazione di una “Fabbrica del Consenso”.
Chomsky afferma che per comprendere il funzionamento di una lingua è limitativo definirne i codici, i rapporti. Non basta classificare e l’analisi della struttura linguistica non è esaustiva della comprensione delle potenzialità del linguaggio. I parlanti possono produrre e comprendere frasi inedite, mai pronunciate precedentemente. Esiste cioè una “creatività”, un libero arbitrio generativo per cui vengono prodotte nuove frasi che comunque seguono regole strutturali ben precise.

Le grandi società di capitale condizionano l’informazione obbligando la massa ad una fruizione passiva, una sorta di continuo marketing della comunicazione finalizzato all’obbligo di un’azione pilotata dall’alto. L’esecutore è inconsapevole dell’esistenza del mittente e crede di scegliere liberamente, ma la “creatività” dell’individuo è un pericolo per i padroni della fabbrica e la dittatura della comunicazione teme la spontanea espressione del singolo.
Un sistema di propaganda martellante ci condiziona le scelte, i pensieri, il libero arbitrio in un orientamento di globalizzazione del consenso. Bill Gates sa perfettamente che l’uomo è una macchina da programmare come un computer e lo vedo molto interessato a generare microchip e vaccini di controllo di massa che altro non sono che software di programmazione umana. Ma c’è dell’altro. L’informazione non è soltanto etere, codice immateriale, ma struttura proteica, fenotipo, biochimica, proteina. Ogni percetto esterno viene assimilato come “informazione biochimica”, voglio dire che il messaggio recepito diviene struttura biologica, radicale libero, enzima, DNA. L’informazione produce un coinvolgimento epigenetico, cioè un orientamento del nostro sistema percettivo alla lettura o meno di geni, porzioni del nostro DNA. Questi geni producono proteine, neurotrasmettitori cerebrali, enzimi e cioè struttura che ritroviamo integrata nel nostro fenotipo, cioè nella nostra personalità, emotività, scelta e comportamento. Comprendete come la propaganda politica sappia perfettamente che con l’appropriazione dei mezzi di comunicazione e il quotidiano bombardamento di immagine e di promesse si possa facilitare epigeneticamente quel gesto di consenso, quella crocetta che poi compare sulla scheda elettorale. Tutta l’informazione è de-formata e condizionante un consenso obbligatorio che è divenuto fenotipo, atto politico contrario al libero arbitrio del singolo.

Ogni forma di libertà, di creatività, di espressione individuale è percepita come pericolosa dalla fabbrica del consenso e quindi il messaggio e l’informazione devono risultare non informanti, non destanti la coscienza di massa. La politica di questi attuali partiti politici è una forma di anestesia epigenetica del libero arbitrio dell’individuo e quindi l’unica via d’uscita è di renderla inefficace, di decondizionarci dall’orientamento epigenetico della fabbrica del consenso. La politica degli attuali partiti (e non la politica in generale) è una nociva ipnosi di massa che obbliga l’individuo ad una scelta acritica condizionata da una corrente di pensiero epigeneticamente commerciale. Bene fa un Beppe Grillo a non entrare nella politica dei partiti e credo sia l’unico modo per vederli finalmente implodere su se stessi, sulla loro finta rappresentanza. Evitate quindi di utilizzare i media, e non assegnate loro alcuna valenza informativa. Cercate sulla rete opinioni molteplici e poi strutturate un vostro libero convincimento.
Recuperate coscientemente la vostra autonomia, la vostra “creatività” linguistica, intellettuale, artistica, spirituale, politica (nel senso di amministrazione del bene comune).
Solo in questo modo il vostro fenotipo rimarrà immune dai virus della fabbrica del consenso. Buona Vita

fonte: Ipnosi Regressiva - 
Luca Zambonin


http://cogitoergo.it/?p=18756

Scuole, il governo Gentiloni rinvia ancora l’adeguamento alle norme antincendio. Supplenze ai non abilitati fino al 2020

Scuole, il governo Gentiloni rinvia ancora l’adeguamento alle norme antincendio. Supplenze ai non abilitati fino al 2020.

Il decreto Milleproroghe rinvia di un altro anno l'obbligo della messa in sicurezza. A fine 2015 l'esecutivo Renzi aveva fatto lo stesso perché mancava il nuovo regolamento, che però nel frattempo è stato approvato. Prorogata anche l'apertura ai neolaureati della terza fascia delle graduatorie d'istituto. Manca invece l’attesa proroga delle deleghe della riforma: la ministra Fedeli sembra intenzionata a prender tempo.

Di rinvio in rinvio, la messa in sicurezza delle scuole può aspettare. Ancora una volta il decreto Milleproroghe regala al mondo dell’istruzione il posticipo di una serie di scadenze non rispettate. Anche sull’edilizia scolastica, una delle priorità dell’ormai ex governo Renzi e dell’ex ministro Stefania Giannini. Per la seconda volta in due anni, slitta l’adeguamento antincendio degli istituti del nostro Paese di cui si parla ormai dal 2013. Una piccola speranza, invece, per i neolaureati aspiranti docenti: visto che per l’abilitazione è ancora tutto fermo, almeno potranno continuare a fare supplenze fino al 2020. Al contrario di quanto stabiliva la Buona scuola.

DUE ANNI PIÙ DEL PREVISTO PER L’ADEGUAMENTO ANTINCENDIO 

– Sul fronte sicurezza, va in scena una replica di quanto accaduto a fine 2015 quando il governo era stato costretto ad inserire una prima proroga di 12 mesi: le scuole avrebbero dovuto adeguarsi al nuovo regolamento entro il 31 dicembre 2015, ma a quella data il nuovo regolamento semplicemente non era ancora stato pubblicato. Una svista del ministero dell’Interno che aveva costretto a posticipare tutto al 2016. Il decreto è arrivato finalmente lo scorso maggio, sostituendo quello precedente che risaliva addirittura al 1992. Ma evidentemente otto mesi non sono bastati agli oltre 43mila istituti del Paese per ottemperare a tutti i nuovi obblighi, che vanno dall’adeguamento dell’impianto elettrico e di produzione del calore alla separazione dei locali adibiti ad uso scolastico, dalla dotazione di estintori portatili e di un sistema di allarme alla regolamentazione delle uscite di sicurezza. Così il termine per presentare la nuova Segnalazione certificata di inizio attività(Scia), obbligatoria per essere in regola, è rinviato al 31 dicembre 2017, con due anni di ritardo rispetto al previsto. Intanto, secondo l’ultimo censimento di Legambiente, il 58% delle scuole italiane è ancora privo della certificazione antincendio. Rinviata di un anno anche la scadenza per utilizzare i 100 milioni di euro messi a disposizione dall’Inail per la messa in sicurezza delle scuole: in molti casi i cantieri non sono ancora stati aperti, il rischio era quello di perdere le risorse.

SUPPLENZE AI NON ABILITATI FINO AL 2020 – L’altra importante novità del Milleproroghe è l’apertura fino al 2020 dellaterza fascia delle graduatorie d’istituto, le liste che ogni anno assegnano le supplenze agli insegnanti. Secondo la Buona scuola avrebbero dovuto essere chiuse quest’anno, così da mandare in cattedra solo ed esclusivamente docenti abilitati, sia per i contratti a tempo indeterminato che determinato. Ma visto che sul fronte della riforma del reclutamento e dell’abilitazione è tutto fermo (come anticipato da ilfattoquotidiano.it anche l’ipotesi di un terzo ciclo di Tfa si è arenata, e difficilmente si sbloccherà sotto il governo Gentiloni), il ministero è costretto a fare retromarcia per non lasciare fuori dal mondo della scuola tutti i neolaureati che al momento non hanno canali a disposizione per abilitarsi. Così, almeno potranno sperare di fare qualche supplenza, ma resteranno comunque esclusi da eventuali concorsi. Quello che manca un po’ a sorpresa nel decreto, invece, è l’attesa proroga delle deleghedella riforma, su cui la ministra Valeria Fedeli sembra intenzionata a prender tempo. In realtà, la soluzione è fornita dalla stessa Legge 107, che prevede 90 giorni di tempo in più per approvare i testi in caso di ritardi. Il termine per chiudere i dossier in sospeso (tra cui sostegno, infanzia e appunto reclutamento) si sposta quindi a metà aprile. Ammesso che conti qualcosa: non sarebbe la prima volta che una scadenza di legge non viene rispettata a viale Trastevere.

Il Fatto Quotidiano - articolo di di Lorenzo Vendemiale

Twitter @lVendemiale

Il Collegio, il nuovo reality di RaiDue offre un quadro desolante di una parte degli adolescenti italiani, tutti cellulare e ciuffi.

Un gruppo di ragazzi tra i 13 e i 17 anni vivono secondo regole e abitudini del 1960. L'ambientazione storica a volte sembra sin troppo esasperata e forse è coniugata solo in alcune cose, come l'orrida divisione tra maschi e femmine per le lezioni di applicazioni tecniche ed economia domestica. Per il resto, però, è un programma interessante. Anche perché, nonostante il ritorno al 1960, è in realtà una trasmissione molto moderna e contemporanea, visto che dipinge un quadro sconfortante delle nuove generazioni di oggi e del sistema scolastico italiano

Gli adolescenti italiani del 1960 conoscevano le regioni italiane e i capoluoghi? Chissà. Di sicuro non li conoscono i diciotto adolescenti scelti per partecipare a Il Collegio, nuovo reality diRaiDue la cui prima puntata è andata in onda lunedì sera. L’idea è molto semplice: un gruppo di ragazzini dai 13 ai 17 annidevono vivere in un collegio con le regole e le abitudini del 1960, tra sorveglianti cattivissimi e insegnanti vecchio stampo, attenendosi anche ai programmi didattici di quasi sessant’anni fa.

L’idea è sfiziosa e in generale il programma funziona, soprattutto grazie a un cast miscelato alla perfezione, con i bulletti, i secchioni, i/le vanitosi/e. Il ritmo è il pregio migliore del format, con un racconto che invoglia alla visione (grazie anche alla voce narrante di Giancarlo Magalli). Docenti e sorveglianti, il punto debole della trasmissione, sembrano essere attori (nemmeno troppo dotati) che interpretano con poca naturalezza la parte assegnata loro, togliendo la spontaneità che invece è la caratteristica principale degli adolescenti collegiali.

L’ambientazione nel 1960 a volte sembra sin troppo esasperata e forse è coniugata solo in alcune cose, come l’orrida divisione tra maschi e femmine per le lezioni di applicazioni tecniche ed economia domestica. “Ma nel 1960 funzionava così!”, fanno sapere gli autori del programma. Vero, ma nel 1960 anche le punizioni corporali erano all’ordine del giorno, eppure ieri non abbiamo visto (per fortuna) bacchettate o ragazzi inginocchiati sui ceci. Le sensibilità sono fortunatamente cambiate e forse si poteva evitare la parte in cui le ragazze sono state costrette a mettere il pannolino a un bambolotto, mentre i ragazzi costruivano virilmente uno sgabello.

Per il resto, però, Il Collegio è un programma interessante. Anche perché, nonostante il ritorno al 1960, è in realtà una trasmissione molto moderna e contemporanea, visto che dipinge un quadro sconfortante delle nuove generazioni di oggi e del sistema scolastico italiano. La geografia, per esempio, è materia bistrattata nei programmi attuali e il risultato è che per molti Viareggio è in Emilia Romagna, Reggio Emilia è il capoluogo dell’Emilia Romagna e le Marche diventano la Puglia. Lacune gravissime anche sulle tabelline (e stiamo parlando di liceali, non di bimbi di scuola primaria), ma anche questo è un fatto noto, visto che gli studenti italiani sono da tempo agli ultimi posti per rendimento in matematica.

Ecco l’aspetto migliore de Il Collegio (a parte l’avvincente efficacia narrativa): un quadro desolante di una parte degli adolescenti italiani, tutti cellulare, ciuffi e trucchi e poca sostanza. Nessuna generalizzazione, sia chiaro: evidentemente il casting puntava proprio a sottolineare questi tipi umani dei giovanissimi degli anni Dieci, mentre fuori c’è un universo decisamente più variegato. Ma quel tipo umano esiste e fingere che non sia così sarebbe un errore enorme.

Sui social il programma è stato molto commentato e non sono mancate critiche feroci. Secondo alcuni, ad esempio, la trasmissione sarebbe troppo “scritta” e per nulla spontanea. Premesso che di intrattenimento televisivo si tratta e che dunque un intervento autoriale è normale, le interazioni tra i ragazzi ci sono sembrate, invece, molto più genuine della media dei reality show che vengono trasmessi in tv. Il Collegio è un programma interessante, ma non dovremmo affibbiargli finalità pedagogiche che non può e non deve avere. È intrattenimento televisivo e, con i suoi pregi e i suoi difetti, si fa guardare con un certo interesse.

Il fatto Quotidiano - articolo di Domenico Naso

martedì 3 gennaio 2017

La Consulta boccia la delega della legge 107 sugli standard strutturali e organizzativi.

La legge 107 è incostituzionale nella parte in cui dispone la determinazione degli «standard strutturali, organizzativi e qualitativi dei servizi educativi per l’infanzia e della scuola dell’infanzia».

E anche nella parte in cui prevede che il ministero dell’istruzione distribuisca le risorse agli enti locali per l’edilizia scolastica dettando autonomamente i criteri di distribuzione, senza avere sentito la conferenza unificata. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con una sentenza depositata il 21 dicembre scorso (284/2016).

Dopo le picconate inferte alla riforma Madia sulla pubblica amministrazione, la Corte costituzionale ha cominciato a scalpellare anche la riforma della scuola. E lo ha fatto accogliendo un ricorso presentato dalla regione Puglia, con il quale l’ente locale ha messo in luce due aspetti della legge che violano la Costituzione perché non rispettano le competenze legislative delle regioni.

Il primo elemento sul quale la regione ha appuntato le proprie rimostranze è l’inesistenza del potere del legislatore nazionale di determinare «standard strutturali, organizzativi e qualitativi dei servizi educativi per l’infanzia e della scuola dell’infanzia». Un intervento a gamba tesa che si sarebbe concretizzato tramite l’esercizio della delega contenuta l’art. 1, comma 181, lettera e), n. 1.3) della legge 107/2015. Secondo la regione Puglia, tale disposizione viola l’art. 117, terzo comma della Costituzione. Perché l’ambito relativo all’individuazione degli standard strutturali e organizzativi in materia di istituzioni che operano nell’ambito dell’istruzione rientra nella competenza del legislatore regionale. La Consulta è risultata dello stesso avviso.

In verità il ricorso era molto più ampio, dsgli ambiti alla nuova formazione e il nuovo reclutamento dei docenti, ma la Corte ha giudicato inesistenti tutti i motivi di lamentela.

Citando la propria giurisprudenza, la Corte costituzionale ha ricordato che, in tema di disciplina degli asili nido, il Giudice delle leggi ha chiarito che la individuazione degli standards strutturali e qualitativi di questi ultimi non si identifica con i livelli essenziali delle prestazioni. Ciò «in quanto la norma censurata non determina alcun livello di prestazione, limitandosi ad incidere sull’assetto organizzativo e gestorio degli asili nido che, come si è detto, risulta demandato alla potestà legislativa delle Regioni». Né può essere ricompresa «nelle norme generali sull’istruzione e cioè in quella disciplina caratterizzante l’ordinamento dell’istruzione», perché tale individuazione «presenta un contenuto essenzialmente diverso da quello organizzativo, in senso lato, nel quale si svolge la potestà legislativa regionale» (sentenza n. 120 del 2005).

L’individuazione degli standard strutturali, organizzativi e qualitativi dei servizi educativi per l’infanzia e della scuola dell’infanzia, pertanto, va ricondotta alla competenza del legislatore regionale. Di qui l’illegittimità costituzionale della disposizione impugnata.

Idem per quanto riguarda le disposizioni contenute nella legge 107/2015, che attribuiscono al governo la facoltà di distribuire autonomamente le risorse alle regioni per la costruzione di nuove scuole e la messa in sicurezza di quelle esistenti. Dunque, senza prevedere alcun coinvolgimento delle regioni, nemmeno in sede consultiva. Ed è proprio su tale omissione che la Consulta ha fatto leva per cancellare dall’ordinamento la norma che omette il dovuto confronto con le regioni. Sempre citando la propria giurisprudenza, il Giudice delle leggi ha spiegato che l’oggetto della norma impugnata (l’art. 1, comma 153, della legge 107/2015) rientra tra le materie di legislazione concorrente.

A questo proposito ha chiarito che «nelle materie di competenza concorrente, allorché vengono attribuite funzioni amministrative a livello centrale allo scopo di individuare norme di natura tecnica che esigono scelte omogenee su tutto il territorio nazionale improntate all’osservanza di standard e metodologie desunte dalle scienze, il coinvolgimento della conferenza Stato Regioni può limitarsi all’espressione di un parere obbligatorio».

Siccome nel caso del comma 153 tale coinvolgimento regionale non è previsto, neppure in sede consultiva, la disposizione impugnata è stata dichiarata costituzionalmente illegittima nella parte in cui non prevede che il decreto del ministro che provvede alla ripartizione delle risorse sia adottato sentita la conferenza stato regioni. Comincia a barcollare, dunque, l’impianto della riforma delle scuola subito dopo i primi attacchi da parte delle regioni che, giova ricordarlo, hanno facoltà di adire la Corte costituzionale in via diretta: senza passare dal vaglio preliminare del giudice orinario. Come previsto, invece, per i ricorsi presentanti dai cittadini.

Non è escluso, dunque, che nei prossimi anni, anche altre disposizioni contenute nella legge 107/2015 possano essere portate al vaglio della Consulta da singoli soggetti interessati. Per esempio quelle sulla chiamata diretta e la distribuzione del compenso accessorio sulla base della mera discrezionalità del dirigente scolastico.


Italia Oggi Azienda Scuola©: articolo di Carlo Forte

LO SBLOCCO DEVE ESSERE TRADOTTO IN NORMA DAL CONTRATTO: Muore il vincolo triennale, prof neoassunti liberi di cambiare sede

I docenti neoimmessi in ruolo non saranno più assoggettati al vincolo di permanenza triennale nella provincia di prima nomina. La cessazione della distinzione tra organico di diritto e organico di fatto, dal 2017, comporterà l’inapplicabilità di tale vincolo alle nuove assunzioni.

Perché, a differenza che in passato, l’organico non sarà più formulato prevedendo una prima stesura di natura previsionale (organico di diritto) e una successiva stesura definitiva (organico di fatto) ma in un’unica fase.

In pratica, sarà eliminata la fase dell’organico di diritto e l’organico assumerà un’unica forma che, attualmente, corrisponde a quella dell’organico di fatto. È quanto si evince dal testo dell’intesa sottoscritto il 29 dicembre scorso tra i rappresentanti del ministero dell’istruzione e dei sindacati della scuola.

Per agevolare il rientro nelle province di appartenenza da parte dei docenti immessi in ruolo lo scorso anno in altre province, la percentuale delle disponibilità da destinare alla mobilità interprovinciale sarà aumentata del 5%. Passando così dall’attuale 25% al 30%. E per consentire un più rapido assorbimento delle graduatorie dei concorsi e delle graduatorie a esaurimento, l’aliquota delle disponibilità da destinare alle immissioni in ruolo sarà aumentata del 10% passando dall’attuale 50% al 60%.

A farne le spese sarà la mobilità professionale, la cui percentuale scenderà dall’attuale 25 al 10%. Va detto subito, peraltro, che queste percentuali si applicheranno solo all’esito della mobilità provinciale. Vale a dire, dopo che saranno state disposte le operazioni di mobilità all’interno della provincia. L’intesa non prevede modifiche del sistema di assegnazione dei docenti alle sedi. Pertanto, ai neoimmessi in ruolo continuerà ad applicarsi la disciplina prevista dalla legge 107/2015. Ciò vale sia per la disciplina del reclutamento (che essendo riservata alla legge non è materia di competenza del tavolo negoziale) sia per l’assegnazione della sede. 

I neoimmessi in ruolo, dunque, saranno tratti al 50% scorrendo le graduatorie dei concorsi e, per il restante 50%, scorrendo le graduatorie e a esaurimento. E poi saranno assegnati agli ambiti territoriali, secondo le preferenze che esprimeranno all’atto della procedura di conclusione del contratto preliminare (cosiddetta

individuazione). Infi ne otterranno una sede per chiamata diretta da parte di uno dei dirigenti delle scuole dell’ambito. Se non riceveranno alcuna chiamata, sarà loro assegnata una sede d’autorità, direttamente dall’ufficio scolastico.

Italia Oggi Azienda Scuola©: articolo di Carlo Forte

Caro Presidente Mattarella mi permetta alcune considerazioni

Buongiorno Presidente #SergioMattarella ieri (31/12/2016) ha detto: [...] Essere comunità di vita significa condividere alcuni valori fondamentali. Questi vanno praticati e testimoniati. Anzitutto da chi ha la responsabilità di rappresentare il popolo, a ogni livello. Non vi sarà rafforzamento della nostra società senza uno sviluppo della coscienza civica e senza una rinnovata etica dei doveri. La corruzione, l'evasione consapevole degli obblighi fiscali e contributivi, le diverse forme di illegalità vanno contrastate con fermezza. Le difficoltà, le sofferenze di tante persone vanno ascoltate, e condivise. Vi sono domande sociali, vecchie e nuove, decisive per la vita di tante persone. Riguardano le lunghe liste di attesa e le difficoltà di curare le malattie, anche quelle rare; l'assistenza in famiglia agli anziani non autosufficienti; il sostegno ai disabili; le carenze dei servizi pubblici di trasporto. Non ci devono essere cittadini di serie B. Sarebbe un grave errore sottovalutare le ansie diffuse nella società. [...] Vi è un altro insidioso nemico della convivenza, su cui, in tutto il mondo, ci si sta interrogando. Non è un fenomeno nuovo, ma è in preoccupante ascesa: quello dell'odio come strumento di lotta politica. L'odio e la violenza verbale, quando vi penetrano, si propagano nella società, intossicandola. Una società divisa, rissosa e in preda al risentimento, smarrisce il senso di comune appartenenza, distrugge i legami, minaccia la sua stessa sopravvivenza. Tutti, particolarmente chi ha più responsabilità, devono opporsi a questa deriva. Il web, ad esempio, è uno strumento che consente di dare a tutti la possibilità di una libera espressione e di ampliare le proprie conoscenze. Internet è stata, e continua a essere, una grande rivoluzione democratica, che va preservata e difesa da chi vorrebbe trasformarla in un ring permanente, dove verità e falsificazione finiscono per confondersi.[...].
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Caro Presidente, le auguro un bellissimo 2017.
Vorrei, se mi permette, esprimere alcune considerazioni su alcuni passi del suo intervento di fine anno. Parlerò di modelli. Modelli sociali, modelli familiari, modelli politici a cui fare riferimento. Dal più semplice quello familiare. Il figlio che vede i propri genitori litigare, che agiscono in modo scorretto, in casa si respira un'aria densa di tensione, di non amore, odio, violenza verbale e fisica, spesso il bambino cresce con questi modelli sbagliati... e tende purtroppo a serializzare gli stessi atteggiamenti a scuola, in strada e a casa.
L'odio e la violenza contro le istituzioni, contro un modello politico sempre più lontano dal popolo e dai loro bisogni primari sono condannabili ma a volte sono purtroppo condivisibili quando si pensa ai pensionati sociali che percepiscono meno di 500 euro al mese e vivono nella disperazione. Quando gli insegnanti e il personale non docente sono trattati senza rispetto sia dal punto di vista del ruolo che ricoprono sia dallo stipendio misero che percepiscono vergognosamente misero. Quando pensi ai lavoratori di Almaviva che hanno perso il lavoro grazie all'incapacità del Governo di individuare soluzioni di mediazione sociale ed è lo stesso Governo che in meno di cinque giorni trova nel cilindro (cerchio magico) 20 miliardi di euro per risanare le banche in difficoltà e non stiamo parlando dei piccoli risparmiatori che sotto i 100mila euro sono tutelati per legge dallo stesso Stato ma dei "signori" della finanza, degli speculatori che a gennaio troveranno nella calza della befana i milioni di euro persi in borsa!
Modelli politici che rappresentano quotidianamente l'incompetenza, l'arroganza, l'ignoranza, l"incapacità di risolvere la disoccupazione, i disservizi, la mancanza di assistenza sanitaria gratuita per chi non se lo può permettere, gli studi gratuiti per le famiglie con redditi bassi, pensioni troppo basse, povertà a 360 gradi.
Per questo caro Presidente la violenza e l'odio non potrà diminuire finché non ci sarà un vero modello politico da seguire e da rispettare e un vero progetto sociale a favore del popolo italiano.
Internet è vero... è la più grande rivoluzione democratica permanente dal #Dopoguerra... e per questo il Web, i social vanno difesi e alimentati quotidianamente.
Buon anno a tutti...


Paolo Latella

mercoledì 28 dicembre 2016

Tanti auguri a tutti da un socialista libertario per un nuovo anno e sempre in difesa del “NO” del 4 dicembre 2016

Noi abbiamo l’obbligo civile e morale di difendere la vittoria del NO del 4 dicembre 2016 e non permetteremo a nessuno di cancellarlo!

Il sindacato Unicobas ha partecipato attivamente alla campagna referendaria per il "NO" alla controriforma costituzionale, noi difendiamo e difenderemo sempre con ogni mezzo democratico la nostra Costituzione soprattutto da chi sta cercando cancellare la vittoria del NO al referendum Costituzionale del 4 dicembre 2016.

La carta costituzionale è certo, il risultato di un compromesso sociale, giuridico e politico, della lotta antifascista e del crollo di un regime che aveva nel codice penale il reato di sciopero, di libera organizzazione sindacale e di istigazione all'odio di classe.

A quella lotta parteciparono, con la loro intelligente cultura, generosità e abnegazione tanti compagni socialisti, anarchici e libertari.

Noi dell’Unicobas non siamo indifferenti al quadro istituzionale: non sono affatto "uguali" i regimi liberali, democratico-sociali, fascista e comunistico-staliniano. Non tanto per ciò che ciascuno di questi ordinamenti statali dice di se stesso, ne' per una presunta trascendenza e neutralità delle norme giuridiche democratiche, quanto piuttosto, per i risultati storico-sociali e politico-sindacali che le diverse statualità hanno riversato sulla vita concreta degli uomini, delle donne, degli intellettuali e degli artigiani.
Ricordo, brevemente che, l'art. 3 della Costituzione, al 2 Comma trae ispirazione da un dato oggettivo: la disparità di condizioni economiche e sociali determina diseguaglianze di fatto. 


Perciò la Repubblica è chiamata a svolgere un ruolo politicamente attivo per promuovere un’uguaglianza sostanziale, creando le condizioni necessarie per consentire a tutti di sviluppare la propria personalità e di realizzare le proprie aspirazioni.
Sappiamo che, concretamente, questo articolo è stato concepito dal socialista Lelio Basso. 


Questo dell'art. 3 ha consentito lo sviluppo della giurisprudenza in senso lavorista, e la giustificazione, insieme ad altre norme costituzionali, per l'erogazione universale dei beni della salute, dell'istruzione e della previdenza.

E insieme all'Art. 3, pongo l'art. 32 sul diritto alla salute, l'art. 33 sulla libertà d'insegnamento che, consente a noi docenti di resistere culturalmente e giurisdizionalmente al pensiero unico neo-liberista e iper-autoritario.

Ma si rifletta anche sull'art. 41 che, subordina la libertà di impresa all'assenza di contrasto con gli interessi collettivi. E ancor di più segnalo il contenuto dell'art. 42 che richiede anche alla proprietà privata una funzione sociale.
Mirabile l'art. 43, il quale rende possibile la nazionalizzazione di imprese e settori strategici per l'economia e la società italiane.

Rammento l'art. 36 sulla remunerazione salariale, la quale deve essere sufficiente a condurre una vita dignitosa per il lavoratore e la sua famiglia.

Si tratta certamente di norme costituzionali, dalle quali discendono leggi ordinarie e principi cui la giurisprudenza deve attenersi, che subiscono nella loro attuazione, non attuazione, "oscillazioni" dovute ai diversi momenti dello scontro sociale, di classe, sindacale, politico e culturale.

Tuttavia essi sono nella carta costituzionale, pronti ad essere inverati se l'intelligenza, l'organizzazione, la forza sindacale e politica sono capaci di tradurli in realizzazioni sociali in modificazioni profonde a favore degli esseri umani che soffrono l'assenza di reddito, di lavoro, di cure, di istruzione e di serenità esistenziale.

La presenza, anche simbolica delle norme costituzionali è, infatti, vista con crescente insofferenza dal ceto politico governativo o finto oppositivo e dall'anonimo capitale finanziario e da JP MORGAN che vuole la rimozione della Costituzione perché, a loro avviso, viziato di elementi di socialismo.

Per noi è più favorevole, per la portata della nostra causa sindacale e per gli interessi sociali che difendiamo, la Costituzione repubblicana rispetto allo statuto Albertino, alla controriforma Renziana, al corporativismo fascista, alla ossificazione burocratica, partitica e pseudo classista della costituzione sovietica.

Il grande movimento anarchico e socialista vuole anche essere governo nella difesa della repubblica spagnola, perché questa era considerata l'ordinamento giuridico-politico favorevole alla rivoluzione sociale.

È così, gli anarchici difesero la repubblica dai fascisti e dagli stalinisti.
Noi non siamo indifferenti alla forma storico-giuridica che assumono gli Stati anche se non siamo, ne saremo statalisti.

Ci faremo promotori, presso i parlamentari politicamente disponibili, di un D.D.L. Costituzionale che abroghi l'attuale articolo 81 che impone il pareggio di bilancio e costituisce causa ed alibi per impedire gli investimenti in conto capitale, adeguati alla profondità della crisi sociale e lavorativa. Da questa ultima parola prendo lo spunto per affermare che non è più rinviabile una campagna sindacale permanente sui temi del lavoro, salario, patrimoniale, salute e casa.

Per questi motivi difendo il carattere democratico-sociale della Costituzione, delle classi lavoratrici, dei professionisti della scuola e del sindacato autonomo, libertario e d'ispirazione socialista qual è l'Unicobas. Auguro a tutti un bellissimo 2017 con elezioni politiche e l’abrogazione della Legge 107/2015 e l’approvazione di una nuova legge sulla rappresentanza sindacale.
Paolo Latella 

Unicobas Scuola Lombardia