LODI e MILANO

SINDACATO UNICOBAS SCUOLA LOMBARDIA
Segretario regionale: prof. Paolo Latella

"Voltaire e Pertini affermavano: ... Non sono d'accordo con le tue idee ma darei la vita perché tu le possa esprimere..."

Questo é lo spirito del blog. Tutti, compreso i partiti e i sindacati anche se non corrispondono alla nostra idea politico sindacale, possono pubblicare idee e notizie che tutelano, garantiscono, migliorano la scuola pubblica in tutti gli ambiti, indirizzi scolastici, studenti, personale docente, Ata sia a tempo indeterminato che precari. Se volete pubblicare il vostro scritto inviatelo a: unicobas.lombardia@gmail.com

martedì 6 dicembre 2016

Una lettera ricevuta da un papà di una studentessa di una scuola di Milano

Ricevo e rendo pubblica la lettera che ho ricevuto il 27 novembre 2016 (ho aspettato l'autorizzazione del genitore per pubblicarla):

(30 nov. 2016) Egregio Prof. Latella,
proceda pure.
La veridicità della mia segnalazione ha ricevuto proprio oggi, dal Corriere della Sera, un'ulteriore, sconfortante, conferma:


E' palese che la colpa della diffusione di questo business, oltre che di coloro che l'hanno giuridicamente legalizzato, è di noi genitori. Siamo stati incapaci di trasmettere l'etica del lavoro, della fatica e, per mascherare il nostro fallimento educativo, o forse per mitigare i nostri sensi di colpa, offriamo ai nostri figli delle deprecabili scorciatoie che li allontanano sempre più dalle loro responsabilità.
La ringrazio e Le porgo distinti saluti.


Antonio

(27 nov. 2016) Illustrissimo Prof. Latella,
ho letto molto sul Suo impegno e sulla Sua attività  a favore del miglioramento della Scuola pubblica italiana e per questo volevo esprimerLe la mia sincera e profonda stima.
Purtroppo la mia esperienza di genitore e di cittadino mi porta a concludere che la politica italiana tutta, da destra a sinistra, opera da anni per perseguire, chirurgicamente, la distruzione di quella che dovrebbe essere l’istituzione cardine della nostra società, attuale e, soprattutto, futura.
Ho trascorso numerosi week end degli ultimi anni impegnato, con altri genitori, a svolgere lavori di manutenzione nella scuola statale di mia figlia o a raccogliere fondi per l’acquisto di materiali scolastici di uso quotidiano (carta per fotocopie, carta igienica, toner per stampanti, ecc. ) e, nel medesimo periodo, ho visto governi di destra e di sinistra aumentare annualmente i fondi per le scuole private, la maggior parte di natura cattolica.
Quest’anno mia figlia sta tentando di frequentare il primo anno di liceo in un istituto pubblico. Rilevando evidenti difficoltà e limiti, per pura curiosità, ho sondato alcuni licei “paritari” di Milano e Monza e tutti, ribadisco TUTTI, mi hanno garantito che, se mia figlia si fosse iscritta, le avrebbero garantito la promozione tutti gli anni fino al conseguimento del diploma.
Quindi, in Italia, con 3.500-4.000 euro annui ci si compra tranquillamente cinque anni di liceo ed il diploma finale, con relativa garanzia.
Mi sono chiesto come questo sia possibile. Come faccia uno Stato a non rilevare certe situazioni.
Sì, perchè, oltretutto, basta verificare le percentuali dei respinti di questi “diplomifici” per accorgersi delle evidenti difformità.
Già, però bisognerebbe avere la volontà di debellare certi comportamenti.
Mi auguro che persone come Lei riescano a sensibilizzare chi ha la responsabilità di verificare il corretto funzionamento di questi istituti sul loro comportamento esclusivamente affaristico, che nulla ha a che fare con l’istruzione e la didattica.

Con infinita stima.
Antonio (nome di fantasia)

Ripartiamo dalI'istruzione, dal pane e lavoro e dalla salute abbandonati dal governo Renzi. Ecco la scuola che vogliamo

Istruzione, pane e lavoro, salute sono i tre temi sociali fondamentali su cui il popolo si è espresso il 4 dicembre e ha detto NO a Renzi e alla modifica della costituzione.

Referendum: L’età è una delle variabili più importanti: come evidenziato da Quorum gli under 34 si sono schierati all’81 per cento contro la riforma costituzionale, mentre tra gli over 55 ha vinto il Sì. Senza contare che, come fa notare Youtrend, nei 100 comuni con più disoccupati “il No vince con il 65,8% dei consensi”, mentre nei 100 con meno disoccupati ha la meglio il Sì con il 59%.

Il risultato parla chiaro: questo Governo ha perso tempo e il Partito Democratico continua ad essere lontano dalle esigenze del popolo.

Il PD, è la contemporanea rappresentazione delle lobby della finanza , della industria assistita e parassitaria che, non riuscendo a competere a livello di capitalismo globale, "mangia" la scuola pubblica, la sanità e le pensioni. Qualsiasi insegnante, o potenziale ammalato o pensionato che sostenga Renzi è suicida e carnefice.

Le scelte del governo Renzi non hanno mai inciso positivamente sui problemi della gente nè hanno tentato di risolverli. Gli 80 euro sono state solo mance elettorali, un obolo elargito pensando di accattivarsi il popolo.

Excursus storico: l'esperienza di Achille Lauro a Napoli (messaggio per Renzi e De Luca).

Erano gli anni della Tammurriata nera e dell'arte di arrangiarsi, erano gli anni di una Napoli aperta come mai lo era stata al mondo, stravaccata nel Golfo in attesa di cibo, automobili, sigarette, dollari e polli da spennare; erano gli anni in cui la pancia della città più bella del mondo era nei vasci (i Bassi) raccontati all'Italia intera dalla magia teatrale di De Filippo e dai sogni cinematografici di De Sica.

Quelli di Achille Lauro erano gli anni della ricostruzione dopo il declino: nel Partito Nazionale Monarchico dal '46 al '54, poi tra i Monarchici Popolari fino al 1961 e nel 1972 nelle fila del Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale, Lauro ha rappresentato un pezzo di storia politica della città di Napoli, della Regione Campania e del Parlamento Italiano.

Amato e discusso, Lauro pensava che, nel bene o nel male, l'importante era far parlare di sè: trasferì il modello vincente della flotta Lauro (la compartecipazione agli utili dell'azienda da parte dei lavoratori) in politica, cercando (riuscendoci) di far rinascere quella destra ormai lontana, dopo i nefasti mussoliniani, dalla politica che conta; attraverso il recupero dei valori che oggi definiremmo "non negoziabili" (religione, famiglia, patria), Lauro combattè lo spauracchio comunista con veemenza "nel rispetto di una tradizione cristiana, occidentale e liberale", auspicando il ritorno di un potere monarchico e urlando alle riforme istituzionali come necessarie.

Achille Lauro divenne sindaco di Napoli a 65 anni, nel 1952, con 300mila preferenze, l'anno successivo alle politiche ne ottenne 680mila alla Camera: numeri mai raggiunti da nessun candidato prima di lui, che rappresentano il raccolto di promesse elettorali "shock".

O' Comandante, il soprannome che Lauro si era guadagnato da armatore, faceva campagna elettorale dentro la pancia del popolo: i mitici banchetti in cui si distribuivano pacchi di pasta da 1kg sono ancora una leggenda popolare a Napoli, così come le banconote tagliate a metà e i dollari di piccolo taglio distribuiti alla cittadinanza. Achille Lauro faceva politica "con le scarpe spaiate": distribuiva ai comizi centinaia di scarpe sinistre e finiva il paio consegnando le destre solo dopo il voto; nelle sue arringhe elettorali Lauro prometteva di avviare il "vero motore dei meridionali: l'edilizia".

L'operato del sindaco Achille Lauro lo si può vedere ancora oggi: la facilità con cui O'Comandante bypassava le procedure burocratiche, monetizzando il regime di stato d'emergenza per le opere pubbliche (da deputato fu nella Commissione Trasporti) arricchiva pochissimi napoletani ma garantiva reddito per l'intera città, sbalordendo i giornalisti e i politologi dell'epoca che, giunti da Milano e da Roma a Napoli, non riuscivano a comprendere il successo di Lauro, sottovalutando l'aspetto principe della sua politica: il consenso.

Matteo Renzi non è riuscito neanche in quello... e così facendo non ha conquistato il consenso del popolo italiano sempre più in difficoltà economica e non più abituato alla povertà. La batosta presa il 4 dicembre 2016 ha dimostrato come oltre 19 milioni 419mila italiani non ne possono più di cazzari e venditori di pentole ed esigono un Parlamento che sia in grado di risollevare lo status sociale di un popolo, quello italiano, ormai ridotto alla fame.

Oggi purtroppo siamo tornati indietro, una regressione sociale e culturale, i giovani nel 2016 sono più poveri dei coetanei del 1990 e addirittura come nel dopoguerra i problemi che riguardano i tre temi sociali sui quali si basa la crescita di una nazione sono: istruzione, pane e lavoro, salute, non sono stati risolti. Ma analizziamolo:

1) Istruzione e formazione: Non esiste un progetto di salvaguardia dei giovani. Lo Stato non li aiuta a formarsi e a proseguire gli studi universitari stesso problema dalla parte degli insegnanti e personale ata con stipendi da fame e sempre con minor diritti e il pericolo della cancellazione della libertà di insegnamento. La "Buona scuola" voluta da Renzi è stata disastrosa e va cancellata.

2) Pane e Lavoro. In Italia non esiste il reddito minimo nè il reddito di cittadinanza, solo nel 2015 sono stati emessi 60milioni di vouchers (60 milioni di euro) invece di stipulare veri contratti di lavoro. Oltre il 46% dei ragazzi figli di immigrati e il 42% dei loro coetanei italiani vorrebbe andar via dall'Italia. Aumentano le disuguaglianze: il futuro determinato dalla posizione dei genitori. L'aumento dell'occupazione si limita agli ultracinquantenni, per i trentenni il lavoro è sempre più precario e spesso di livello inferiore al loro titolo di studio. Gli stipendi non sono sufficienti per vivere e le pensioni sociali (cifre vergognose) sono il lato oscuro di un Paese democratico.

3) Salute. Costi alti e liste d’attesa, 11 milioni di italiani rinunciano a curarsi. In due anni è aumentata di 80 euro a persona la spesa pagata di tasca propria.

Probabilmente in primavera si ritornerà a votare un nuovo parlamento. Chi vincerà dovrà occuparsi dei veri problemi del popolo e smetterla di pensare solo alle banche e all'Europa. Quando il popolo ha fame ed incazzato diventa uno Tsunami e il risultato del referendum lo ha dimostrato e deve essere un monito per chiunque diventerà premier!

Un 'ultima riflessione "doverosa" e "obbligatoria" che tocca la scuola.

Volendo avviare una riflessione sul futuro della scuola italiana dopo la pericolosa legge 107/2015 e il suo creatore (Matteo Renzi), crediamo sia necessario partire dalla consapevolezza che per migliorare la qualità dell’istruzione non si possa prescindere dalla riqualificazione del personale che opera all’interno delle istituzioni scolastiche. Detto questo, ecco le nostre proposte.

Una riforma dell’organizzazione scolastica e l’istituzione di un’area contrattuale specifica per il comparto della scuola, di cui si indicano di seguito i capisaldi ispiratori:

  • istituzione di un Consiglio superiore della docenza come organo di autogoverno e di garanzia della deontologia professionale dei docenti, formato da insegnanti eletti su base nazionale e regionale che abbiano il compito di definire gli standard professionali attraverso l’individuazione di meccanismi volti al monitoraggio dell’efficacia dell’insegnamento e della valorizzazione del merito, di sovrintendere alla formazione iniziale e in itinere dei colleghi, (anno sabatico), di intervenire sulle norme di accesso all’insegnamento, di gestire l’albo professionale e l’ambito disciplinare, di statuire e far rispettare il codice deontologico professionale; 
  • riconoscimento del ruolo professionale dei docenti e del contributo del resto del personale ATA. Per gli insegnanti. attraverso il ruolo unico docente (parificazione retributive e dell’orario) e l’individuazione di un’area contrattuale per la scuola fuori dai dettami del Dl 29/1993, che ne valorizzi la specificità nei confronti del pubblico impiego e adegui le retribuzioni alla media europea; 
  • potenziamento e rilancio delle funzioni degli organi collegiali, in opposizione alla trasformazione della scuola in fondazioni gestite da consigli di amministrazione presieduti dal dirigente, con l’assegnazione discrezionale allo stesso dell’ambito valutativo della professionalità dei docenti ed Ata, nonché del titolo ad assumere direttamente il personale; 
  • creazione diuna carriera per i docenti di ogni ordine e grado che preveda la possibilità di operare,a metà carriera, all’interno degli Atenei ai fini della formazione di base dei nuovi insegnanti; 
  • abilitazione come requisito minimo per l’insegnamento e eliminazione della terza fascia GI: quello del docente è un lavoro ad altissimo tasso di responsabilità, manipolare delle menti in fase di crescita implica una doverosa preparazione; 
  • preside elettivo. 

Il progetto di riforma si basa sulle seguenti istanze valide per le scuole di ogni ordine e grado:

  • limitazione del numero degli alunni per classe ad un massimo di 24 sull’organico di fatto e 20 in presenza di un alunno diversamente abile; 
  • garanzia del rapporto 4 a 1 tra insegnanti di sostegno e alunni diversamente abili; 
  • la presenza di almeno un mediatore culturale per la facilitazione dell’integrazione di studenti stranieri; 
  • seconda lingua obbligatoria: nel caso della scuola primaria, di quella secondaria di primo grado e delle scuole secondarie di secondo grado come Istituti Tecnici e Professionali dove deve essere una lingua comunitaria; per quel che concerne i licei la scelta è libera; 
  • trasformazione dell’ora di religione in un corso di Storia delle Religioni da praticarsi una sola ora a settimana in tutte le scuole di ogni ordine e grado; 
  • creazione di laboratori anche non strettamente curriculari,dei quali lo studente deve sceglierne obbligatoriamente almeno due, destinati a classi aperte, nel caso della scuola primaria e secondaria di primo grado anche per “età mentali”; 
  • aprire le strutture scolastiche al territorio e favorire la fruizione gratuita dei laboratori, delle biblioteche e degli impianti sportivi. Per una scuola come centro d’aggregazione territoriale e di integrazione. 
SCUOLA DELL’INFANZIA

introduzione di principi pedagogici basati sulle intuizioni dei più importanti pedagogisti italiani e stranieri con particolare attenzione a Maria Montessori, alle sorelle Rosa e Carolina Agazzi, a Tina Tomasi e Lamberto Borghi, a Friedrich Froebel e Freinet;

estensione dell’obbligo scolastico all’ultimo anno di scuola dell’infanzia (5 anni di età).

SCUOLA PRIMARIA


  • ritorno alla suddivisione della scuola primaria in 2 cicli: 1° ciclo (dalla prima alla seconda classe) 2° ciclo: (dalla terza alla quinta classe); 
  • completa e coerente attuazione del tempo pieno, abrogazione del cosiddetto “maestro unico” o “prevalente” e ripristino dell’insegnamento modulare basato sulla divisione in due aree prevalenti (linguistico-espressiva e logico-matematica) con l’affidamento di alcune altre discipline specifiche (ed. motoria, ed. musicale, lingue straniere, informatica, storia delle religioni) ad insegnanti con titoli e competenze inerenti;
  • introduzione dello studio di due lingue straniere comunitarie e del linguaggio musicale;
  • ritorno al programma ministeriale di Storia come prima della riforma Moratti e ritorno al curricolo ciclico, cfr. programmi per la scuola primaria del 1985;
  • avvicinamento ai linguaggi informatici e multimediali;
  • eliminazione dei moduli “a scavalco” o verticali;
  • per l’ultimo anno di scuola primaria si prevede la suddivisione dell’orario scolastico tra insegnanti di scuola primaria e scuola secondaria di primo grado, così da facilitare il passaggio dei bambini ad un sistema pedagogico relativo ad una diversa fase dell’età evolutiva, in parziale analogia con il modello francese;
  • ripristino dei giudizi analitici e dell’esame di licenza di scuola primaria. 

SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO

  • per il primo anno si prevede (come per l’ultimo anno della primaria), la suddivisione dell’orario scolastico tra insegnanti di scuola primaria e secondaria di primo grado per valorizzare gli elementi di continuità del curriculum, in parziale analogia con il modello francese; 
  • introduzione dello studio del latino fin dalla seconda classe della scuola secondariadi primo grado. Nel momento in cui gli ultimi interventi controriformistici sulle scuole superiori stanno minando fortemente la possibilità degli studenti di qualsiasi tipo di liceo di apprendere proficuamente le strutture linguistiche e i contenuti letterari della cultura latina, si ravvisa invece proprio la necessità di rilanciare lo studio del latino, chiamando l’opinione pubblica a riflettere sulla sua utilità in generale e nel nostro Paese in particolare. Attraverso lo studio del latino si sviluppano esponenzialmente le capacità di apprendimento della sintassi e della semantica della lingua italiana e delle lingue neolatine, si potenziano le abilità logico-deduttive estendibili a tutti i campi del sapere, inclusi naturalmente quelli di ambito scientifico e tecnologico. Viceversa. l’enorme patrimonio storico-artistico del nostro Paese rischia di essere ulteriormente dimenticato e di apparire agli occhi delle future generazioni come qualcosa di “inutile e derelitto", e quindi alieno da sé, laddove invece costituisce una ricchezza culturale ed economica che identifica e contraddistingue l’Italia ed ha sempre orientato i gusti estetici degli altri Paesi europei; 
  • introduzione di un’area tecnico-pratica e artistico-musicale che si avvalga del supporto di specifici laboratori artigianali ed artistici e che miri allo sviluppo delle competenze e capacità manuali e creative dei ragazzi in raccordo con le esigenze specifiche del territorio, anche in vista dell’orientamento verso le scuole superiori; 
  • introduzione di un’area laboratoriale curricolare per l’avvicinamento dei ragazzi alla comprensione e decodificazione dei linguaggi “non letterari” cinematografico e teatrale; 
  • approfondimento della conoscenza e potenziamento delle abilità di utilizzo dei linguaggi informatici e multimediali. 

SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO


  • innalzamento dell’obbligo scolastico all’effettivo raggiungimento del diploma di scuola secondaria di secondo grado o almeno al raggiungimento di una qualifica professionale, questo per garantire una effettiva scolarizzazione e combattere la dispersione, problema sempre più grave in Italia; 
  • separazione “dialettica” degli studi della storia e della geografia, ricollocando ciascuna delle due materie nell’ambito della disciplina di competenza tramite l’assegnazione di un monte ore adeguato e di una programmazione comune;
  • aumento delle ore disciplinari di italiano: ribadiamo la necessità di un loro incremento a fronte della consapevolezza che agli istituti superiori approdano studenti sempre più deboli nelle capacità di utilizzo della lingua a causa di un generalizzato processo di semplificazione ed essenzializzazione dei codici comunicativi; va inoltre considerato il fatto che è sempre più cospicua la quantità di studenti per i quali l’italiano non è lingua madre; 
  • studio del diritto come disciplina a sé stante e quale elemento formativo ed interdisciplinare capace di sviluppare la responsabilità e la coscienza del cittadino di appartenere ad una collettività civile e solidale. Tale insegnamento deve essere assegnato ad un docente specializzato nella materia;
  • nel caso del Liceo delle Scienze Umane, inserimento dello studio della didattica della lingua italiana come “Lingua 2”; 

PER TUTTI I LICEI

studio del latino obbligatorio. A tal proposito si precisa che il percorso liceale deve garantire agli studenti l’accesso, in maniera serena e proficua, a qualsiasi corso universitario di laurea e a tal fine deve prevedere un curriculum di discipline che conferisca una solida formazione di base. Ad esempio, l’istituzione di per sé apprezzabile del liceo coreutico, prevista dalla riforma Gelmini, necessita di un ampliamento dell’offerta formativa per quanto concerne le discipline di cultura generale quali l’italiano, il latino, la matematica, nonché la fisica, la chimica e la biologia;

portare a 3 le ore dedicate alla filosofia per ogni tipo di liceo oltre al Classico, e introduzione di almeno un’ora di Storia della musica e ascolto musicale;


ISTITUTI TECNICI E PROFESSIONALI


potenziamento delle attività laboratoriali attraverso l’istituzione di laboratori relativI alle professioni artigianali e artistiche che sviluppino le competenze manuali e creative degli studenti anche in raccordo con il patrimonio e le esigenze del territorio;

realizzazione di un percorso strutturato di alternanza scuola-lavoro attraverso la formula degli stages, durante gli ultimi due anni di corso, integrati al curricolo e funzionali al raggiungimento degli obiettivi disciplinari, ma che non compromettano la possibilità degli studenti di continuare il loro percorso scolastico anche nella prospettiva del proseguimento degli studi universitari. Per realizzare tale integrazione è necessaria un’attività di forte raccordo con le regioni e il mondo dell’impresa e l’istituzione della figura di un docente tutor a tempo pieno che garantisca la validità didattica del percorso e vigili sul rispetto delle norme di sicurezza e sui diritti (anche sindacali, vedi il diritto di assemblea e di sciopero) degli studenti-lavoratori.

Ricordo ai giornalisti come Rondolino che oggi più di ieri, per insegnare occorre la conoscenza e la competenza di un docente universitario congiunte alla didattica strutturata, molecolare, personalizzata, sovente ignorata e sottovalutata dagli stessi docenti universitari. Senza sottolineare quanto ci è richiesto dal punto di vista relazionale. Nel docente delle superiori si sommano la delicatezza della didattica e lo spessore della conoscenza accademica. Noi siamo l'ultima barriera alla devianza giovanile di massa. Nel nostro lavoro c'è ormai una colonizzazione lavorativa che ti occupa l'intera giornata, senza il diritto alla remunerazione per la reperibilità. C'è dolore, costrizione, povertà, disperazione, mobbing sottile di capi e capetti.

Il tempo è maturo per una grande riforma dell'istruzione pubblica laica statale e che diventi un modello per tutta l'Europa.

Paolo Latella
insegnante e giornalista
Segretario della Lombardia
Membro della direzione nazionale del sindacato Unicobas Scuola


fonte su Achille Lauro: http://www.agenziaradicale.com/index.php/editoriale-e-commenti/1183-le-scarpe-spaiate-di-achille-lauro

giovedì 1 dicembre 2016

FIRMATO IL 'CONTRATTO'. RENZI & CONFEDERALI ESULTANO: SARA' 3 VOLTE NATALE !!!

Bugie sugli 85 euro: si tratta di 45 euro netti medi, ma solo a fine 2018, che poi sono 25 per gli ata (direttore dei servizi escluso), 35 per Infanzia e Primaria, 45 per i docenti di scuola Media e 55 per la scuola Superiore di secondo grado. NEPPURE UN DECIMO del potere d'acquisto mensile perso con circa 10 anni di blocco contrattuale. Una cifra del genere avrebbero dovuto darcela negli anni scorsi solo come indennità di vacanza contrattuale (nulla quindi a che fare con un vero rinnovo contrattuale). 

Poi la tranche discrezionale LEGATA ALLA PRESENZA, che penalizza chi si ammala, è DAVVERO DISGUSTOSA. La FIRMA di questo 'accordo' (perché non si tratta neppure di una vera intesa, visto che non c'è nessun contratto per nessun comparto e che il governo potrà per ora disattenderla a piacimento in quanto legata soprattutto alle leggi di stabilità dei prossimi anni) IN CHIUSURA DELLA CAMPAGNA REFERENDARIA è DAVVERO UN BEL REGALO A RENZI, fornito in extremis SENZA CONTROPARTITA. 

Anzi, nella Scuola, l'aiuto al governo è DOPPIO: va infatti analizzata a fondo sino a che punto s'è spinto il placet delle ORGANIZZAZIONI SINDACALI FIRMATARIE sull'applicazione della Cattiva Scuola, in particolare in materia di bonus 'premiale', poteri discrezionali del dirigente-padrone, demansionamento, chiamata diretta, ambiti, mancate assunzioni, titolarità (perduta) e test Invalsi. Vedremo se Gilda e Snals se la sentiranno di siglare al buio, nello specifico Scuola, un accordo siffatto.

Ma ci dicono entusiasti che sarà 3 volte Natale... Perfettamente in linea con le bugie sulla riforma costituzionale. 

Bugie sui 'risparmi', che sono di circa 50 milioni in tutto, a fronte di una crescita delle spese (anche solo per i trasporti e le diarie aggiuntive) a vantaggio dei neo-senatori-sindaci e consiglieri regionali con immunità.
 
Bugie sull’elezione diretta dei senatori, millantata con delega in bianco, quando la proposta di legge del PD parla espressamente di scelta autonoma dentro i parlamentini regionali.
Bugie sulla futura 'stabilità di governo', quando il nuovo Senato (che potrà comunque richiamare le leggi votate dalla Camera ed allungare l’iter di almeno un mese) avrà perenni 'porte girevoli' a seconda delle differenziate scadenze elettorali degli Enti Locali (e non sarà mai al completo, anche perché non potrà contenere i deputati regionali delle regioni autonome, incompatibili). Bugie sulla 'riduzione' della casta, visto che non solo il Senato verrebbe riempito di nominati che si autoscelgono, ma anche la Camera sarà occupata manu militari dai partiti, non solo con i capolista bloccati, ma grazie alla facoltà degli stessi di candidarsi in 10 collegi e di cedere il seggio al secondo in lista, che avrebbe il posto assicurato anche con un numero di preferenze inferiori al terzo.
Bugie sulla democrazia perché, con l'Italicum, il partito che prendesse anche un solo voto più degli altri avrebbe la maggioranza dei seggi in Parlamento, eleggerebbe da solo il futuro presidente della Repubblica (perché basta la maggioranza semplice) ed i membri della Corte Costituzionale, dei 'contrappesi' e delle istituzioni di controllo, il tutto magari con un 30% dei voti validi (contro il 29% del secondo partito votato) anche a fronte di un'affluenza al voto pari al 50%, E QUINDI CON IL SOLO SOSTEGNO DEL 15% DELL'ELETTORATO.

Bugie sul referendum propositivo (peraltro con 800.000 firme anziché 500.000), rinviato ad una incerta legge applicativa, che potremo attendere anche 20 anni (come successo dal 1948 agli anni ‘70 per i regolamenti del referendum abrogativo).

Bugie sull’obbligo di disporre la discussione delle leggi di iniziativa popolare (peraltro con 150.000 firme anziché 50.000), perché la norma applicativa è ridicolmente rinviata a dei meri ‘regolamenti parlamentari’.

Bugie sui quesiti, che avrebbero dovuto essere scorporati per non trarre in inganno l’elettorato, come sempre avvenuto per ogni referendum abrogativo ed, a maggior ragione, avrebbe dovuto essere per una controriforma che tocca ben 47 articoli su 139, due soli dei quali contengono 1263 vocaboli a fronte dei 1357 dell’intero testo del 1948.

Stefano d'Errico (Segretario Nazionale dell'Unicobas Scuola)

mercoledì 30 novembre 2016

Organizzazione del sito dello studente del corso SIA (sistemi informativi aziendali)

Organizzazione del sito dello studente (si possono usare: Html, Wix, Wordpress, Altervista Site, Blogger) del corso Amministrazione Finanza e Marketing - articolazione Sistemi Informativi Aziendali:

Lo studente nel corso del secondo biennio e il quinto anno deve avere creato e aggiornato un sito Web (a scelta tra le piattaforme siopra citare) con queste caratteristiche e deve essere costantemente aggiornato (attenzione al testo scritto, controllare le frasi e gli errori):

1) Pagina iniziale

2) Chi sono
3) Curriculum vitae (curriculum vitae europeo + file in pdf da scaricare del curriculum)

4) Stage
(Alternanza Scuola Lavoro) o corsi e attività lavorative svolte durante il triennio scolastico (3,4,5)

5) Area didattica sotto pagine:

5.1 anno 3 → 5.1.1 Informatica, 5.1.2 Economia Aziendale

(ogni esercizio deve avere un file associato in pdf con la traccia, analisi del problema e lo script del linguaggio di programmazione utilizzato)

5.2 anno 4 → 5.2.1 Informatica, 5.2.2 Economia Aziendale
(ogni esercizio deve avere un file associato in pdf con la traccia, analisi del problema e lo script del linguaggio di programmazione utilizzato)

5.3 anno 5 →5.3.1 Informatica, 5.3.2 Economia Aziendale
(ogni esercizio deve avere un file associato in pdf con la traccia, analisi del problema e lo script del linguaggio di programmazione utilizzato)

6) Modulo richiesta informazioni

Le classi dei corsi Sistemi Informativi Aziendali sez. D e E devono aver aggiornato i propri siti entro e non oltre il 14 dicembre 2016.

Buon lavoro.

prof. Paolo Latella

venerdì 25 novembre 2016

Carta docente 500 euro, slitta approvazione Decreto: possibile rinvio data 30 novembre?


Nessuna traccia ieri in Consiglio dei Ministri del Decreto per l’attivazione del bonus 500 euro ai docenti per l’autoformazione.
Entro il 30 di novembre dovrebbe essere attivata la piattaforma per richiedere l’attivazione della “Carta del docente” (www.cartadeldocente.istruzione.it). A dirlo un comunicato del Ministero pubblicato sul nostro portale giorno 12 novembre.
L’attivazione, però, secondo quanto ha riferito la dott.ssa Bono durante l’incontro del 21 novembre con i sindacati, attende l’emendazione di un decreto ad hoc.
La dottoressa, ha, infatti, chiarito che per l’emanazione della carta del docente è stato predisposto un apposito DPCM, inviato agli organi di controllo per la registrazione. Il DPCM sarebbe dovuto essere approvato dal Consiglio dei Ministri ieri, giorno 24 novembre.
Il Decreto ha quale scopo di:
  • illustrare la nuova procedura
  • permettere il cumulo delle somme non spese lo scorso anno
  • consentire il rimborso delle spese tra il primo e il 30 di novembre, prima dell’emanazione della carta
Ieri in CdM non si è discusso del decreto per l’attivazione della Card, come risulta evidente dall’ordine del giorno dei lavori.
Vedremo nei prossimi giorni se il provvedimento sarà emenato o se, ad ogni modo, intanto verrà attivata la piattaforma. Se, però, si dovrà necessariamente attendere il decreto, il rischio è di veder slittare la data del 30.

Rassegna stampa Orizzonte scuola: http://www.orizzontescuola.it/carta-docente-500-euro-slitta-approvazione-decreto-possibile-rinvio-data-30-novembre/

giovedì 24 novembre 2016

La posizione dell'Associazione Nazionale Presidi della Lombardia sul bonus premiale

ANCORA SUL BONUS DOCENTI

Avremmo fatto volentieri a meno di ritornare sull’argomento Bonus se non fossimo stati per l’ennesima volta tirati per i capelli da volantini e documenti delle organizzazioni sindacali di comparto pervenuti nelle scuole che continuano a rivendicare diritti insussistenti. Il rischio che un solo dirigente scolastico cada in trappola ci obbliga a dedicare ulteriore tempo e inchiostro al problema, anche se i materiali di lavoro prodotti nella seconda metà dello scorso anno scolastico (e apprezzati anche da dirigenti scolastici non associati all’ANP) avrebbero già dovuto esaurire la discussione in merito. All’ostinazione dei sindacati di comparto rispondiamo dunque con pari ostinazione.
I documenti ai quali facciamo riferimento sono: una Nota di approfondimento della Segreteria Nazionale CISL Scuola del 4 ottobre 2016 e un Documento sottoscritto dalle cinque organizzazioni di comparto della Lombardia, sempre di ottobre 2016.
Il focus della Nota CISL riguarda i problemi connessi agli obblighi per le istituzioni scolastiche in merito a pubblicizzazione, trasparenza e privacy delle procedure di attribuzione del Bonus. I punti presi in considerazione sono tre: a) il convincimento che non possa essere eluso un passaggio in contrattazione d’istituto; b) che gli obblighi di pubblicazione vadano distinti da quelli di informazione; c) l’attenzione ad evitare che la gestione del rapporto tra trasparenza e privacy introduca nelle scuole ulteriori inconciliabili motivi di conflittualità.
La Nota unitaria delle OO.SS. della Lombardia si focalizza su: 1. Tempi della contrattazione d’istituto; 2.  Bonus per la valorizzazione del merito.
Sostanzialmente i due documenti sono accomunati dallo stesso intento di ribadire un presunto obbligo di contrattazione dei criteri e della quantificazione del Bonus e di ottenere sul piano dell’informazione sindacale notizie che rientrano a pieno diritto nella disciplina circa il trattamento dei dati personali. Si tratta di rivendicazioni che non ci sorprendono, mentre ci sorprenderebbe, e non poco, la loro condivisione da parte di dirigenti scolastici non sufficientemente consci degli obblighi di legge. Per questo torniamo a ribadire alcune posizioni di fondo, dalle quali riteniamo che un dirigente non possa derogare.

1. La contrattabilità del Bonus
In entrambe le Note sindacali si torna a fare riferimento all’art. 45 del D.lgs. 165/2001, laddove viene previsto che il trattamento economico fondamentale ed accessorio sia oggetto di contrattazione. Ma, come già verificato precedentemente, anche in questa occasione le OO.SS. in questione dimenticano di citare il comma 4 dello stesso articolo, che recita: “I dirigenti sono responsabili dell’attribuzione dei trattamenti economici accessori” e vogliamo sperare che non si voglia pensare che al dirigente competa la semplice responsabilità relativa alla regolarità contabile, che peraltro spetta ad altra figura professionale.
Gli argomenti che sostengono la non contrattabilità del Bonus sono molteplici. Proviamo a richiamarli partendo dal generale e andando al particolare:
-   Il Bonus è stato introdotto attraverso la legge, quindi norma di natura pubblicistica e non contrattuale. In proposito l’art. 2, comma 2, del D.lgs. 165/2001 (come modificato dall’art. 1 della Legge 4 marzo 2009 n. 15), recita: “Eventuali disposizioni di legge, regolamento o statuto, che introducano discipline dei rapporti di lavoro la cui applicabilità sia limitata ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche, o a categorie di essi, possono essere derogate da successivi contratti o accordi collettivi e, per la parte derogata, non sono ulteriormente applicabili, solo qualora ciò sia espressamente previsto dalla legge”. Quindi non prevedendo la legge 107/2015 alcuna deroga ad opera dei contratti, è da considerarsi imperativa e inderogabile.
-   L’art. 17 del D.lgs. 165/2001 prevede espressamente che: “I dirigenti, nell'ambito di quanto stabilito dall'articolo 4, esercitano, fra gli altri, i seguenti compiti e poteri:…. e-bis) effettuano la valutazione del personale assegnato ai propri uffici, nel rispetto del principio del merito, ai fini della progressione economica e tra le aree, nonché della corresponsione di indennità e premi incentivanti.”. Il successivo art. 40, c. 1 (secondo periodo) pone un esplicito divieto alla contrattazione delle materie “afferenti alle prerogative dirigenziali ai sensi degli articoli 5, comma 2, 16 e 17”: Quindi se una materia rientra tra le competenze dirigenziali di cui all’art. 17 (come la corresponsione di premi incentivanti), non può essere sottoposta a contrattazione. Il farlo assumerebbe dunque i caratteri dell’illegittimità.
-   Lo stesso art. 40, c. 1, del D.lgs. 165/2001 prevede che “Nelle materie relative alle sanzioni disciplinari, alla valutazione delle prestazioni ai fini della corresponsione del trattamento accessorio, della mobilità e delle progressioni economiche, la contrattazione collettiva è consentita negli esclusivi limiti previsti dalle norme di legge”. Ma la legge in proposito non solo non pone limiti, ma non accenna neanche ad un’ipotesi di tipo contrattuale.
-   C’è infine un comma della Legge 107/2015 che è bene assumere come norma di carattere generale per questo come per altri casi analoghi, si tratta del comma 196, che recita: “Sono inefficaci le norme e le procedure contenute nei contratti collettivi, contrastanti con quanto previsto dalla presente legge”.
In conclusione è possibile affermare che l’introduzione del Bonus premiale si inserisce in quel processo di revisione dei rapporti di lavoro e di ridefinizione delle aree regolate da norme di natura pubblicistica e privatistica già avviato nel 2009 ed oggi confermato e portato avanti dalla Legge 107/2015. È fuori di dubbio che la tendenza a restituire ai dirigenti di pubbliche amministrazioni (quali sono gli istituti scolastici) ambiti autonomi di competenza proporzionali alle responsabilità attribuite non possa essere gradita ad organizzazioni sindacali convinte che soltanto il loro diretto intervento su tutti i processi gestionali garantisca imparzialità e trasparenza. Ci dispiace per il loro dispiacere; ma un conto è esprimere una posizione politica contraria al processo in atto, altro conto è pretendere dai dirigenti scolastici che condividano questa posizione e concedano alla parte sindacale ciò che la legge vieta loro di concedere.
La procedura che attribuisce il Bonus premiale ai docenti meritevoli è delineata dalla legge in modo netto e chiaro:
  • Il comitato di valutazione d’istituto (nella nuova formula introdotta dal comma 129 della Legge 107/2015) ha la responsabilità piena di definire i criteri che consentano di individuare i docenti che evidenziano il più elevato livello di competenza e di professionalità.
  • Il dirigente scolastico incrocia i criteri adottati dal comitato con tutti i riscontri e le evidenze disponibili ed individua e premia i docenti che in rapporto ai criteri stessi esprimono le migliori performance.
A questo ci sembra legittimo aggiungere:
  • La parte sindacale ha diritto a ricevere l’informazione preventiva e successiva nelle forme e nei limiti consentiti dalle norme sul trattamento dei dati personali.

 2. Pubblicizzazione, trasparenza e privacy
L’argomento non è dei più semplici e quindi non può essere banalizzato o tirato da una parte o dall’altra a seconda delle convenienze. La pretesa di mettere tutto in piazza in nome della trasparenza si scontra con il diritto individuale a vedere tutelati i propri dati personali.  Un dirigente scolastico non può agire d’impulso o sotto la pressione della parte sindacale, deve applicare le norme nel modo più corretto possibile.
Il primo riferimento di legge è costituito dal D.lgs. 196/2003, che all’art. 19, comma 3, prevede: “La comunicazione da parte di un soggetto pubblico a privati o a enti pubblici economici e la diffusione da parte di un soggetto pubblico sono ammesse unicamente quando sono previste da una norma di legge o di regolamento.”. Nel caso in questione il sistema della premialità è disciplinato dall’art. 1, commi da 126 a 130, della legge 107/2013 e in nessuno dei commi interessati è prevista la pubblicazione dei nominativi dei docenti “premiati”.
Il secondo riferimento normativo è costituito dal D.lgs. 33/2013, che all’art. 20  “Obblighi di pubblicazione dei dati relativi alla valutazione della performance e alla distribuzione dei premi al personale”, recita:
 “1. Le pubbliche amministrazioni pubblicano i dati relativi all'ammontare complessivo dei premi collegati alla performance stanziati e l'ammontare dei premi effettivamente distribuiti.
 2. Le pubbliche amministrazioni pubblicano i criteri definiti nei sistemi di misurazione e valutazione della performance per l'assegnazione del trattamento accessorio e i dati relativi alla sua distribuzione, in forma aggregata, al fine di dare conto del livello di selettività utilizzato nella distribuzione dei premi e degli incentivi, nonché i dati relativi al grado di differenziazione nell'utilizzo della premialità sia per i dirigenti sia per i dipendenti.”
La norma in questione è stata recentemente aggiornata dal D.lgs. 25 maggio 2016, n. 97, il quale stabilisce che l’obbligo di pubblicazione, per quanto riguarda le istituzioni scolastiche (dove la premialità riguarda soltanto il personale docente), si estende:
-   all’ammontare complessivo dei premi (numero dei docenti complessivamente premiati);
-   all’ammontare dei premi attribuiti (somma delle risorse attribuite);
-   ai criteri di misurazione e valutazione adottati dal Comitato di valutazione d’istituto;
-  ai dati, in forma aggregata, relativi alla distribuzione del budget disponibile (nel caso in cui siano state        applicate più fasce di merito vanno rese note le quote percentuali attribuite complessivamente a ciascuna fascia).
Anche il D.lgs. 33/2013 non contiene alcun cenno alla possibilità di rendere pubblici i nominativi dei docenti beneficiari del bonus.
Abbiamo constatato con sorpresa che le scuole stanno adottando le soluzioni più disparate, non esclusa quella di pubblicare i nominativi dei docenti e i premi attribuiti. Ci sembrano soluzioni molto azzardate, suscettibili di ricorso giurisprudenziale per violazione di norme di legge. Noi riteniamo che la soluzione normativamente più corretta sia quella di non pubblicare sul sito i nominativi dei docenti premiati, al fine di non incorrere nella violazione del principio di protezione dei dati personali. Al tempo stesso raccomandiamo ai colleghi di rispettare punto per punto gli obblighi contemplati dal D.lgs. 33/2013, come integrato dal D.lgs. 97/2016, che abbiamo riportato.
Per quanto riguarda invece i contenuti dell’informazione alla parte sindacale, riteniamo che i dirigenti scolastici debbano attenersi, oltre che alle norme già citate ed in assenza di indicazioni specifiche, alle pronunce del Garante, già più volte richiamate in relazione alla comunicazione successiva che interessa i compensi attribuiti al personale scolastico a carico del FIS.
Stante l’attuale quadro normativo di riferimento,  riteniamo che alla parte sindacale debba essere fornito
In sede di informazione preventiva:
  • I criteri adottati in sede di Comitato di valutazione d’istituto
  • L’entità del budget assegnato alla scuola
In sede di informazione successiva:
  • L’elenco nominativo, e in ordine alfabetico, dei docenti premiati senza alcuna indicazione circa quantificazione del premio, graduatorie, fasce di merito. Ovviamente anche la parte sindacale è tenuta a rispettare gli obblighi di legge relativi alla protezione dei dati personali, pertanto ogni eventuale diffusione dei dati può costituire addebito da parte dei diretti interessati;
  • A parte dovranno essere forniti i dati economici per aggregati. Nel caso in cui il criterio adottato sia stato quello della divisione pro-capite l’unico aggregato comunicabile è il budget complessivo; nel caso in cui siano state applicate diverse fasce di merito dovranno essere comunicati tanti aggregati complessivi per quante sono le fasce di merito applicate.
A nostro avviso la scelta di applicare alla lettera le indicazioni del Garante consente ai dirigenti scolastici di rispettare i loro obblighi nei confronti della legge e dei diritti della parte sindacale.
Lo stesso documento della CISL cita la FAQ 20 del MIUR e la FAQ 8.2 dell’ANAC, che confermano l’impossibilità di abbinare al nominativo l’entità del compenso assegnato, ma mentre nel caso della nota CISL si pone in termini generali un’esigenza di trasparenza che soltanto una norma ad hoc potrebbe consentire, il documento sindacale unitario della Lombardia contiene un’esplicita rivendicazione sui contenuti dell’informazione successiva:
-   Criteri deliberati dal Comitato di Valutazione
-   Modalità operative scelte per l’individuazione dei docenti meritevoli
-   Ammontare complessivo del bonus e attribuzione dei compensi
-   Motivazione delle scelte operate dal D.S. nell’assegnazione del bonus
Crediamo che, in merito a tali richieste, i dirigenti scolastici abbiano il dovere di rispondere che:
1.I criteri deliberati dal Comitato di Valutazione sono pubblicati sul sito web e costituiscono materia di informazione preventiva;
2.Le modalità operative adottate per individuare i docenti meritevoli rientrano nella competenza del dirigente scolastico e comunque discendono dall’incrocio tra criteri ed evidenze relative ai meriti professionali dei docenti;
3.L’ammontare del budget è fornito in sede di informazione preventiva (a meno che nel conferimento effettivo delle risorse non ci siano scostamenti), in sede di informazione successiva il dirigente può comunicare se il criterio di assegnazione è pro-capite o per fasce di merito (comunicando i relativi aggregati di spesa);
4.Le motivazioni delle scelte operate il dirigente deve inserirle, per obbligo di legge, nel provvedimento individuale di attribuzione del bonus
Siamo pienamente consapevoli del fatto che la nostra posizione non coincida con quella dei sindacati di comparto, ma va ricordato che, mentre la parte sindacale non è tenuta a rispondere dell’eventuale arbitrarietà delle sue richieste, i dirigenti scolastici potrebbero invece essere chiamati a rispondere in termini amministrativi, civilistici e penalistici dell’illegittimità dei loro atti. La differenza ci appare sostanziale e questo giustifica la nostra determinazione nel consigliare a tutti i dirigenti delle scuole di operare soltanto a seguito di un’attenta riflessione sull’esatta dimensione dei loro doveri verso la legge e dei loro obblighi nei confronti di chi legittimamente difende gli interessi degli operatori scolastici.
fonte: http://www.anplombardia.eu/ancora-sul-bonus-docenti

UNICOBAS: Comitato Nazionale Ata-Itp ex Enti Locali assemblee a Milano (13 dicembre) e Firenze (16 dicembre)


Comitato Nazionale ATA-ITP ex Enti Locali

A Tutto il Personale ATA-ITP ex enti Locali
(Pensionati Compresi)

Prosegue l’impegno del Comitato Nazionale ATA-ITP ex EE.LL. dopo l’azione di rilancio delle varie iniziative finalizzate al riconoscimento dei diritti del personale transitato dagli Enti locali allo Stato ai sensi della legge 124/99, decise nell’Assemblea di Roma del 1 Ottobre 2016.
Come già annunciato in varie comunicazioni, si confermano le due Assemblee Nazionali per il rilancio di nuove azioni legali che si terranno presso le città di:

-          MILANO, il 13 Dicembre, dalle ore 15.00 alle 17.00, c/o Aula  Magna dell'I.I.S. "Galileo Galilei" Via Pier Alessandro Paravia, 31 - Milano

-          FIRENZE, il 16 Dicembre, dalle ore 15.00 alle 17.00 c/o Istituto "Bertrand Russell-Isaac Newton", Via Fabrizio De André, 6 (Scandicci: linea diretta dalla stazione di S. Maria Novella) Con il seguente Odg: Vertenza ATA-ITP ex EE.LL.

Alle Assemblee parteciperanno l’Avvocato Sullam, artefice dei vari ricorsi condotti ad oltranza fino alla vittoria ottenuta a suo tempo presso la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU), i rappresentanti nazionali della Segreteria Sindacale UNICOBAS Scuola (Stefano d’Errico, Paolo Latella) ed esponenti del mondo politico.

Le due Assemblee sono necessarie per la possibilità, alla luce di nuove sentenze e valutazioni, di ripartire con ricorsi relativi alla richiesta di una “nuova  temporizzazione”, prevista tra l’altro dalla L. 266/2005, art. 1, c. 218, che contempla, nella valutazione dell’inquadramento nello Stato avvenuto all’atto del trasferimento del personale ex Enti Locali, oltre che dello stipendio in godimento, anche della retribuzione individuale di anzianità, del fondo incentivante, nonché di altre eventuali indennità (mensa- turnazioni – LED etc.) previste dai contratti degli EE.LL, quindi il diritto ad ottenere il reinquadramento sulla base di tutte le voci retributive ed indennità percepite al momento del passaggio alle dipendenze del MIUR.

Intanto, in attesa della calendarizzazione della nuova audizione con le Commissioni VII ed XI della Camera dei Deputati, proseguono gli incontri di avvicinamento con deputati componenti delle Commissioni stesse.

Vincenzo Lo Verso   -vincenzoloverso@tiscali.it;

Antonio Brunaccini  -brunacciniantonio@alice.it

martedì 22 novembre 2016

Deleghe scuola: Via l’Invalsi da tutti gli esami e meno peso ai voti riportati nel corso degli anni

DELEGHE/ Un documento aggiuntivo al diploma indicherà percorsi opzionali e alternanza. Via l’Invalsi da tutti gli esami e meno peso ai voti riportati nel corso degli anni.

Dal prossimo anno le prove Invalsi non avranno valore ai fini degli esami di licenza media e di maturità e sarà dato minor valore ai voti riportati nel corso degli anni. Sono queste alcune delle novità più importanti dei nuovi esami conclusivo del I e del II ciclo. Le modifiche saranno introdotte dal governo tramite un decreto legislativo che sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale intorno al 15 gennaio prossimi. Il provvedimento sarà adottato in attuazione di una delega contenuta nella legge 107/2015. E il ministero dell’istruzione ha informato i sindacati sulle novità in un incontro che si è tenuto il 16 novembre scorso nella sede del dicastero guidato da Stefania Giannini. Ecco qualche dettaglio in più.

Esame nel primo ciclo:

Le prove Invalsi non faranno più parte delle prove di esame, ma saranno comunque somministrate a fini statistici e costituiranno requisito di accesso per l’esame. I test saranno effettuati prima del termine dell’anno scolastico e verteranno su tre materie: italiano, matematica e inglese. Il punteggio conseguito sarà inserito nell'attestazione delle competenze. Le prove scritte e il colloquio rimarranno sostanzialmente identici, ma saranno collegate al profilo finale previsto dalle indicazioni nazionali. Il presidente della commissione sarà lo stesso dirigente scolastico preposto all'istituzione scolastica sede di esame. L’esito finale dell’esame sarà deliberato dalla commissione mediante l’attribuzione di una lettera da A ad E sulla base di criteri di correzione e linee guida nazionali. In pratica, le lettere sostituiranno i vecchi indicatori pre-riforma: ottimo, distinto, buono, sufficiente, mediocre e scarso. La media dei voti del secondo quadrimestre non avrà più valore ai fini del voto finale dell’esame.

Ammissione agli esami di Stato:

Lo svolgimento delle attività di alternanza scuola-lavoro sarà requisito di ammissione all'esame e, in ogni caso, per essere ammesso agli esami, l’alunno dovrà avere almeno la media del 6. La partecipazione alle prove Invalsi sarà necessaria per essere ammessi, ma non farà parte dell’esame e non avrà valore per il voto finale. Le prove Invalsi saranno a carattere nazionale, di italiano, matematica e inglese. La prova sulla comprensione e uso della lingua inglese attesterà i livelli di apprendimento in coerenza con il quadro comune europeo di riferimento per le lingue.

Credito e punteggio finale:

Il credito scolastico relativo al percorso di studi inciderà fino a un massimo di 40 punti (12 per il terzo anno, 13 per il quarto anno, 15 per il quinto anno). Le 2 prove di esame fino a 20 punti ciascuna e il colloquio fino a 20 punti.

Commissione:
La commissione continuerà ad essere costituita secondo le norme attuali, che non hanno subito alcuna modifica a seguito dell’avvento della legge 107/2015.

Prove di esame:
La prima prova scritta nazionale accerterà la padronanza della lingua italiana. La seconda prova scritta nazionale verterà su una delle discipline caratterizzanti l’indirizzo di studi (per gli istituti professionali una parte della seconda prova sarà predisposta dalla commissione in coerenza con l’offerta formativa della scuola). Infine, il colloquio servirà ad accertare il conseguimento delle competenze relative al profilo dello studente e la capacità argomentativa e critica del candidato a partire da un testo o da un documento scelto tra le proposte elaborate dalla commissione e comprenderà l’esposizione delle attività svolte in alternanza.

I documenti finali:
Il diploma finale recherà i risultati prove d’esame, i voti d’ammissione ed eventuali lacune riscontrate in sede di scrutinio per l’ammissione e gli esiti prove Invalsi Al diploma sarà allegato un documento con gli esiti prove Invalsi (in alternativa alla scelta di inserimento nel diploma), l’esito di eventuali percorsi opzionali, certificati di competenze rilasciati da aziende o enti in cui si è svolta l’alternanza scuola–lavoro) e altre certificazioni esterne conseguite dallo studente

rassegna stampa: Italia Oggi -  articolo di Carlo Forte
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