Lodi e Milano

Sindacato Unicobas Scuola Lombardia
Voltaire e Pertini affermavano: ... Non sono d'accordo con le tue idee ma darei la vita perché tu le possa esprimere... Questo é lo spirito del blog. Tutti, compreso i partiti e i sindacati anche se non corrispondono alla nostra idea politico sindacale, possono pubblicare idee e notizie che tutelano, garantiscono, migliorano la scuola pubblica in tutti gli ambiti, indirizzi scolastici, studenti, personale docente, Ata sia a tempo indeterminato che precari. Se volete pubblicare il vostro scritto inviatelo al segretario regionale prof. Paolo Latella paolo.latella@alice.it

SINDACATO UNICOBAS SCUOLA LODI - MILANO
Segretario Regionale prof. Paolo Latella


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giovedì 31 marzo 2011

I falsi meriti della politica e le ombre su Saviano



Deputati di un Parlamento dove potrebbero esserci falsi laureati chiedono a un ministro su cui grava il sospetto di aver sostenuto l’esame da avvocato in Calabria per passarlo con maggiore facilità, di verificare la procedura con cui è stata attribuita a Roberto Saviano la laurea honoris causa.
Con un’interrogazione urgente (che strana concezione di ciò che è urgente nel nostro Paese…)  il deputato Pdl Amedeo Laboccetta ha chiesto al ministro Gelmini di verificare che l’autore di Gomorra, reduce dal successo televisivo di “Che tempo che fa”, sia ancora degno della laurea ad honorem ricevuta dall’Università di Genova il 22 gennaio di quest’anno.

Assieme ad alcuni colleghi, il parlamentare napoletano ha dapprima riconosciuto i meriti di Saviano nella lotta alla camorra (ci mancherebbe che gli si negasse anche questo!), poi lo ha accusato di aver alterato “un dramma che segnò pesantemente la vita di Benedetto Croce“, cosa che – a dire dei firmatari dell’interrogazione – non è compatibile “con gli stessi principi della legalità che è fatta anche di piccole cose e comportamenti coerenti”.
Accade in Italia, mentre i quotidiani fanno le pulci ai curriculum sospetti di alcuni parlamentari – nominati e non scelti con le preferenze dei cittadini – e la rivista Nature fa il paragone tra l’atteggiamento del ministro della Difesa tedesco, dimessosi (pare) per aver copiato parte della sua tesi di dottorato, e il ministro dell’Istruzione italiano, diventata avvocato grazie a un esame svolto – lei residente in Lombardia – addirittura a Reggio Calabria, dove all’epoca, era il 2001, c’era la percentuale più elevata di ammessi alla prova orale.
“Plagio artefatto”, “straordinaria gravità”, “una pesante macchia su Roberto Saviano”. Giudizi duri e senza appello, che potremmo commentare con l’ausilio di travi e pagliuzze o mostrando il pulpito da cui giunge la predica, se non fosse che lo “straordinariamente grave plagio artefatto” di Saviano non esiste, tuttalpiù è una leggerezza dello scrittore nel citare fonti che attribuivano al padre di Benedetto Croce una frase che non si ha certezza abbia pronunciato. “Offri centomila lire a chi ti salva” avrebbe detto il genitore del grande filosofo napoletano mentre veniva sepolto dal violento terremoto di Casamicciola.
La strumentalizzazione nata attorno a questa frase, secondo cui lo scrittore avrebbe così evocato una mazzetta data da Croce a chissà chi, è una nuova puntata della “macchina del fango” che da mesi cerca di denigrare Saviano, in modo che – come spiega molto bene egli stesso – la gente comune lo metta sullo stesso piano dei personaggi che critica, in un generico “tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera“.
“Secondo le leggi vigenti le lauree honoris causa, sulle quali è prevista l’approvazione ministeriale, devono essere compatibili con meriti senza ombre” spiega Labocetta nell’interrogazione. Noi non abbiamo la possibilità di rivolgere interrogazioni al ministro Gelmini, ma ci permettiamo sommessamente di porre un interrogativo: non sarà che la “grave colpa” di Saviano è quella di aver dedicato quella laurea ai pm del pool di Milano, che di tanto in tanto aprono una nuova indagine sul presidente del consiglio e sui suoi fedelissimi?
Chi ha “meriti senza ombre” scagli la prima pietra. E verso il bersaglio giusto.

Scritto da Raffaele Lupoli   in News Editoriale su www.universita.it

IL CAVALIERE PRONTO A TUTTO PER L´APPOGGIO DELLA CHIESA



Quanto ci costerà in termini di beni pubblici – come la legge, la scuola, i diritti individuali – la sopravvivenza di questo governo? La domanda non è per nulla retorica visto lo stile da riscossa ideologica con il quale un presidente del Consiglio sempre più debole, in picchiata nei sondaggi, cerca di riprendere in mano le sorti della sua carriera politica. Alla disperata ricerca di sostegno nei settori dell´opinione pubblica a lui più tradizionalmente vicini, il premier ha messo in cantiere un sostanzioso paniere di beni pubblici da offrire alle gerarchie vaticane in cambio di un appoggio. La cronologia non inganna. Il 18 febbraio la delegazione del governo italiano, guidata da Berlusconi incontra la delegazione vaticana con Bertone e Bagnasco. Al centro del colloquio i temi di politica interna e di cosiddetta etica: l´assistenza spirituale negli ospedali e nelle carceri, la legge sul fine vita, la scuola paritaria e il “quoziente familiare”. Il vertice è cortese ma si svolge con qualche imbarazzo: non c´è, ad esempio, il faccia a faccia con il premier. “Non era previsto”, fa sapere il Vaticano. Berlusconi deve cercare di recuperare punti nei confronti della gerarchia cattolica. Ed ecco il discorso di due giorni fa: dopo solo una settimana egli rende al Vaticano ciò che aveva promesso e nel nome della libertà dell´individuo di cercare la propria felicità e “farsela” con le “proprie mani”, assesta una serie di colpi durissimi ai diritti di libertà e poi al bene pubblico della scuola, un diritto di cittadinanza prioritario.
Lo scambio con le gerarchie vaticane è nel solco dell´oliatissimo e secolare guicciardinismo gesuitico: si metta una pietra tombale sul vergognoso comportamento del premier in cambio di sostanziose concessioni sui diritti e la scuola confessionale (sofisticamente detta “privata”). All´autorità che ha il dovere legittimo di sottoporre la vita e la realtà mondana al giudizio morale nel nome di principi non compromissibili, come sono quelli del Vangelo, viene proposto di patteggiare su quei principi in cambio del ridimensionamento della scuola pubblica a favore della propria scuola di indirizzo religioso e dell´opposizione del Parlamento a ogni legge che cerchi di riconoscere le coppie omosessuali e che consenta l´adozione di bimbi da parte di adulti non sposati. Alla ricerca di una benedizione curiale il più immorale degli italiani si erge a educatore e modello di moralità, di sacralità e vocazione educatrice della famiglia. E tutto questo nel nome della libertà! La libertà dei genitori “di inculcare ai loro figli quello che essi vogliono” – come se i figli fossero proprietà dei genitori alla pari di un´automobile o di un´abitazione con la quale fare “quello che si vuole”. Quel che a noi cittadini preme e deve premere non è come la Chiesa si comporterà di fronte alla tentazione di un “patto diabolico”. Ciò che a noi preme soprattutto è l´uso di un bene pubblico – quindi non disponibile – per ragioni private, privatissime anzi.
Il premier in bilico sa quanto sia determinante l´appoggio della Chiesa. E´ allora disposto a dileggiare gli insegnanti (da molti dei quali ha tra l´altro ricevuto il voto tre anni fa) in una strategia retorica che serve a gettare discredito sulla scuola pubblica per poi preparare il terreno ideologico che giustifichi ulteriori decurtazioni di mezzi e risorse all´istruzione. Non a caso il Giornale di famiglia, ieri puntava tutto sulla strategia seduttiva del Cavaliere nei confronti dei cattolici: intervista al cardinal Bagnasco e ampio risalto al discorso di Berlusconi in prima pagina e nelle pagine due e tre. Sulla scuola, spiega Il Giornale, “Berlusconi gioca di sponda con la Santa Sede sostenendo di fatto la scuola privata. Perché, spiega, ‘gli insegnanti inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie´”. In nome della libertà del premier – libertà dalla legge prima di tutto – tutti gli italiani dovrebbero vivere secondo le idee e le leggi che convengono al premier e a chi lo sostiene: questo è il senso della libera ricerca della felicità nell´Italia contemporanea.

(Nadia Urbinati)
Fonte Internet: http://triskel182.wordpress.com/  Triskel182 "La libertà è il diritto dell'anima di respirare."
Fonte giornalistica: www.repubblica.it  del 28 febbraio 2011

Comunicato Stampa: Un atto di razzismo e di fascismo consumato dall’On. Massimo Polledri della Lega Nord ai danni della deputata disabile del Pd, Ileana Argentin


Un atto di razzismo e di fascismo consumato dall'On. Massimo Polledri della Lega Nord ai danni della deputata disabile del Pd, Ileana Argentin 

atto di razzismo Lega NordDopo il vaffa… del Ministro La Russa, dopo il giornale lanciato  contro il Presidente Fini, il 31 marzo c.a. si è consumato un altro vergognoso atto xenofobo, razzista e fascista contro la deputata disabile del Pd, Ileana Argentin.  All'origine dell'increscioso incidente, il rimprovero che Osvaldo Napoli del Pdl ha rivolto all'assistente dell'Argentin, reo - a suo dire - di aver applaudito il discorso di Italo Bocchino. Quando l'esponente del Pd cerca di prendere la parola per denunciare l'accaduto, un insulto pesante si leva dagli scranni della Lega: "Fate stare zitta quell'handicappata!". "Io non ho mai strumentalizzato la mia situazione - chiarisce la deputata disabile - ma non potendo applaudire con le mie mani, lo faccio con le mani del mio assistente".
L'applauso proibito - Non c'è limite al peggio: la situazione dell'atto vergognoso accaduto nella aule di  Montecitorio diventa sempre più insostenibile e contribuisce a diffondere un'immagine desolante della politica nazionale. Dopo le varie intemperanze registrate negli ultimi giorni, a incassare epiteti disdicevoli è stata oggi la deputata disabile del Pd Ileana Argentin. Questi i fatti: l'onorevole Bocchino ha da poco finito di pronunciare il suo discorso all'assemblea, quando l'Argentin, che ha evidentemente apprezzato i contenuti esposti dall'avversario politico, chiede al suo assistente di applaudire. Tanto quanto basta a far infuriare il pidiellino Osvaldo Napoli, che raggiunge la postazione dell'Argentin per puntare l'indice contro il suo assistente a cui dice: "Tu non ti devi permettere di battere le mani".
On. Ileana Argentin Una prepotenza che la deputata non è disposta ad accettare, tanto che chiede al presidente della Camera di prendere la parola. Ma proprio mentre sta per denunciare l'accaduto, un coro di disapprovazione si alza dai banchi della maggioranza. Tra il vociare fitto, si distingue l'insulto di un esponente della Lega Nord , Massimo Polledri, che arriva a dire: "Fate stare zitta quell'handiccapata!". Il presidente della Camera,  On. Massimo Fini,  tenta di sedare gli animi e invita il leghista a rimediare al grave scivolone, ma l'Argentin riesce finalmente a prendere parola. "Io non desidero le scuse di nessuno - precisa - Credo che lei mi conosca abbastanza per sapere che non strumentalizzo mai queste cose, ma se io desidero applaudire un mio avversario lo faccio come credo e quando credo e se non lo posso fare con le mie mani - spiega ancora l'esponente del Pd - lo faccio con le mani di chiunque".
Noi dell'Unicobas Scuola di Lodi condanniamo questo atto di razzismo e di fascismo consumato dall'On. Massimo Polledri della Lega Nord ai danni della deputata disabile del Pd, Ileana Argentin.
Ecco il link su youtube del video:  http://www.youtube.com/watch?v=c9VF_tthiUw
Fonte giornalistica: http://www.newnotizie.it/
Paolo Latella
Segretario Provinciale Scuola Unicobas Lodi
unicobas.lodi@gmail.com

Consigli pratici per resistere al mobbing e non farsi travolgere da esso (un decalogo)


1- Abbiate pazienza:Il viaggio contro il mobbing è lungo, duro e difficile: organizzatevi per una lotta nella quale, alla fine, sarete voi i vincitori. Il tempo gioca a vostro favore: dopo un periodo iniziale di scoramento e di depressione ritroverete la forza di vivere, di sorridere, di sconfiggere i vostri mobbers, di essere giustamente risarciti per i danni subiti.

2- Non cedete allo scoramento ed alla depressione:Il mobbing cui siete sottoposti non avviene per colpa vostra: le motivazioni socio-psicologiche alla base del mobbing sono molteplici e complesse, oggetto di studi approfonditi di sociologi, psicologi e giuristi. Voi siete solo un capro espiatorio di una situazione che non dipende da vostre colpe.
3- Non pensate alle dimissioni:La prima cosa alla quale un mobbizzato pensa è quella di fuggire e di liberarsi dalla situazione stressante, abbandonando la scena. In effetti spesso il mobbing ha solo lo scopo di "poter licenziare impunemente". Dare le dimissioni vi libera, è vero, dal mobbing ma con le dimissioni "la date vinta al mobber". Ricorrete ad un periodo di malattia solo per il tempo strettamente necessario: utilizzate preferibilmente i periodi di ferie non godute o i recuperi orari. Tenete però ben presente che al ritorno sul luogo di lavoro dopo un periodi più o meno breve di assenza potreste trovare che molte cose sono cambiate in peggio: durante la vostra assenza il mobber ha avuto tutto il tempo per organizzarsi meglio.

4- Non pensate di essere gli unici:Si calcola per difetto che in Italia vi siano almeno un milione e mezzo di mobbizzati (circa il 6% della forza lavoro). Pensare di essere gli unici è una falsa immodestia: siete solo uno dei tanti.
5- Organizzatevi per resistere:Considerate che, secondo calcoli fatti dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), la messa in atto di azioni mobbizzanti nei vostri confronti, costa alla vostra azienda attorno al 190%della vostra retribuzione annua lorda: alcune cause di questi costi sono:
Il tempo impiegato dal mobber per studiare nuove forme di vessazione nei vostri confronti
La perdita di morale tra i lavoratori
Le giornate lavorative perse in malattia a causa del mobbing
I costi a carico del SSN per la cura dei lavoratori ammalatisi a causa del mobbing
I costi delle liquidazioni in caso di licenziamento spontaneo
L'azienda, a causa del mobbing, perde elementi produttivi e competenti
La sostituzione del lavoratore licenziato ha un costo per l'azienda in termini di know-how
I risarcimenti per cause civili ai lavoratori mobbizzati

6- Raccogliete la documentazione delle vessazioni subite:Poiché il mobbing, anche se non vi è una legislazione precisa e ad hoc contro di esso, rientra in fattispecie di reati previsti e penalmente perseguibili e di illeciti amministrativi (per esempio, reati: abuso di potere, minacce, violenza privata, diffamazione, calunnia, lesioni personali, etc; illeciti amministrativi: demansionamento, dequalificazione, etc.), è necessario che voi documentiate nel modo migliore possibile le azioni mobbizzanti messe in atto nei vostri confronti. Pertanto:
-Trovate colleghi disposti a testimoniare (anche se è difficile…….)
- Tenete un diario di ogni azione mobbizzante contenente: data, ora, luogo, autore, descrizione, persone presenti, testimoni
- Tenete un resoconto delle conseguenze psico-fisiche sul vostro organismo delle azioni mobbizzati; il mobbing fa ammalare: i sintomi possono essere psichici (insonnia, ansia, depressione, attacchi di panico, ecc.), fisici (emicrania, cefalea, dolori muscolari, precordialgie, acidità gastrica, tremori, mancanza d'appetito, appetito eccessivo, diminuzione della potenza e del desiderio sessuale, ecc.) e del comportamento (perdita dell'autostima, mancanza di fiducia in se stessi, senso dell'inutilità, ecc.). Questo vi faciliterà nel documentare il danno biologico che il mobbing ha determinato su di voi, al fine della richiesta di risarcimento dei danni psicofisici (lesioni personali).
- Mettete in forma scritta e fate protocollare o spedite per raccomandata R.R. ogni vostra richiesta: trasformate qualsiasi ordine verbale ricevuto, in interrogazione scritta ("a voce mi è stato detto di fare questo, chiedo conferma scritta"). Molto spesso non riceverete risposta: ciò sarà la prova di una tra le azioni mobbizzati.

7- Cercate degli alleati: E' questa la cosa più difficile: non sempre i colleghi sono dei "cuor di leone".
Spesso si ritirano in disparte per evitare che il mobbing messo in atto nei vostri confronti possa estendersi anche ad essi. Spesso, nel mobbing trasversale, sono essi stessi i vostri mobbers.
Non vi isolate: coltivate le vostre relazioni sociali, frequentate gli amici, rinsaldate i rapporti familiari spesso impoveriti dal punto di vista affettivo e sessuale. Spiegate ai vostri familiari cos'è il mobbing e quello che state subendo. Non vergognatevi della vostra situazione, parlate con le persone che vi sono vicine per acquistare consapevolezza della vostra situazione, per rafforzare l'autostima ma non passate all'estremo opposto. Parlare incessantemente del vostro problema, focalizzare l'attenzione unicamente sul vostro dramma, può stancare amici e familiari e quindi potreste trovarvi ancora più soli. Il vostro matrimonio, la vostra famiglia, le vostre amicizie potrebbero andare in crisi. Si realizzerebbe così il fenomeno del "doppio mobbing" per il quale le persone coinvolte in Italia dal mobbing, assommano a 5 milioni.
8- Denunciate il mobbing:E' questa una attività da attuare con ponderata attenzione: evitate che le denuncie possano esporvi a ritorsioni (possibili querele per diffamazione).
Scrivete la storia del vostro mobbing. Siate il più concisi possibile. Prima di divulgarla riponetela in un cassetto e rileggetela dopo almeno una settimana: eliminate le parti superflue e conservate solo quelle importanti. La precisione nei particolari fa diventare pesante la vostra storia: dovete colpire l'attenzione di chi vi legge.
Rivolgetevi ai giornali, televisioni private, radio locali, sindacati, associazioni di categoria. Denunciate fatti reali e documentati. Scrivete dei tazebao da affiggere nei luoghi consentiti. Divulgate all'interno dell'azienda le vostra situazione: il racconto della vostra storia potrebbe far sorgere tra gli altri dipendenti un movimento di opinione a vostro favore. Ricordate che la pubblicizzazione della vostra denuncia può essere incompatibile con la segretezza degli atti d'ufficio.
Chiedete copia della documentazione esistente negli atti d'ufficio e nel vostro fascicolo personale: è un vostro diritto (legge 241/90 sulla trasparenza amministrativa e legge 675/96 cosiddetta sulla "privacy") l'accesso agli atti d'ufficio che vi riguardano e al vostro fascicolo personale per poter ottenere copia di tutti i documenti che vi interessano.
9- Iscrivetevi ad una associazione contro il mobbing:Rivolgetevi unicamente a quelle che sono apolitiche, che non hanno scopo di lucro ad esempio: http://www.mimamobbing.org/  oppure http://unicobaslodi.blogspot.com/  email: unicobas.lodi@gmail.com

10- Ricorrete alle vie legali:In questo caso non siate impazienti:
- Nella scelta tra procedimento penale e/o civile, (causa di lavoro, risarcimento del danno biologico), preferite dapprima il procedimento civile.
- La durata di una causa di lavoro è lunga: anche in caso di vittoria in primo grado, aspettatevi un ricorso in appello da parte dell'azienda; calcolate da un minimo di quattro anni fino ad otto - dieci anni.
- Rivolgetevi ad un buon avvocato cha abbia già trattato cause di mobbing, che sicuramente non abbia legami con la vostra azienda.
- Chiarite subito gli obiettivi che intendete raggiungere (danno biologico, demansionamento, reintegra nel posto di lavoro, patteggiamento, risarcimento dei danni, etc.) e le strade da percorrere.
- Coinvolgete il minor numero di persone: possibilmente solo la vostra azienda. In questo modo il vostro avvocato non si troverà a dover lottare contro eserciti di avvocati di controparte che si coalizzeranno contro di voi. Successivamente potrete procedere anche contro gli autori materiali del vostro mobbing: ad esempio, in caso di pubblici dipendenti, sarà possibile documentare il danno all'erario determinato dai vostri mobbers.

fonte: http://www.mimamobbing.org/

Bisogna dare nuove certezze ai lavoratori della scuola e stabilità agli organici su tutto il territorio nazionale




Ieri a viale Trastevere si è discusso di precariato e di rinnovo delle Graduatorie ad Esaurimento.
L’incontro è stato interlocutorio, nel senso che i tecnici del dicastero dell’Istruzione hanno informato i sindacati di essere in attesa del parere dell’Avvocatura dello Stato sulla modalità di aggiornamento delle Graduatorie ad Esaurimento alla luce dell’applicazione della sentenza 41/11 della Corte Costituzionale che ha cassato la norma che istituiva le code.

L’ipotesi maggiormente caldeggiata dall’Amministrazione e salutata con favore dalla maggior parte delle OO.SS., prevede il mantenimento delle attuali graduatorie, ripulite dalle code, con l’aggiornamento del punteggio solo  nella provincia di attuale appartenenza.

Una soluzione, pilatesca, irrispettosa, ancora una volta, tanto della Costituzione, quanto delle recenti sentenze, che limita  fortemente la libera circolazione sul territorio nazionale e che espone l’amministrazione ad un nuovo estenuante  contenzioso.

Riteniamo vergognoso questo continuo tergiversare, non capiamo cosa di nuovo possa aggiungere l’Avvocatura dello Stato, stante l’autorevole sentenza emessa dalla Corte Costituzionale.
Non capiamo, altresì, l’atteggiamento passivo  delle OO.SS. presenti all’incontro, nessuna delle quali, al di là della richiesta, scontata, di immissione in ruolo su tutti i posti disponibili e vacanti, ha proposto una soluzione strutturale al problema delle staticità territoriale delle graduatorie e delle sue nefaste conseguenze sulla pelle di tante persone titolari di interessi legittimi, che saranno evidentemente lesi, qualora si vorrà loro precludere, con un trasferimento, la possibilità di ottenere l’unico lavoro che sono in grado di fare, relegandolidefinitivamente nelle gabbie della disoccupazione provinciale, quali sono le attuali graduatorie ad esaurimento, in attesa dello smantellamento delle graduatorie stesse.

E’ tempo ormai di abbattere tutti gli steccati territoriali, bisogna dare nuove certezze ai lavoratori della scuola e stabilità agli organici su tutto il territorio nazionale , e  l’unico strumento in grado di garantire ciò è la Graduatoria ad esaurimento nazionale, rispettosa della Costituzione, del merito e dei diritti acquisiti dagli aspiranti in molti anni di servizio alla Stato indipendentemente dalla loro provenienza geografica.

Le gabbie lavorative provinciali che di fatto negano la libera circolazione sul territorio nazionale, sancita dalla Carta Costituzionale, hanno sempre visto la stessa amministrazione soccombente. Ora  si abbia finalmente  il coraggio politico di abbandonare definitivamente la via della destabilizzazione del personale e dello smantellamento della scuola pubblica.

E’ questo l’appello che rinnoviamo, ancora una volta, alla politica, al Ministro Gelmini, al Governo,  alle Istituzioni dello Stato, ai sindacati della scuola, con l’invito ai precari, che si vorrebbero ingabbiati per altri due anni alla mobilitazione e ala lotta in ogni sua forma affinché venga ripristinato il rispetto alla libera circolazione che né il Governo, sotto ricatto della Lega, né i sindacati, sotto il ricatto di una parte dei loro iscritti, possono imporre.

prof. Libero Tassella
prof. Libero Tassella, responsabile dell'Associazione Professione Insegnante,
http://www.professioneinsegnante.it/

Fonte articolo: http://www.scuolaoggi.org

FLC - CGIL: Ribadiamo il nostro no a soluzioni pasticciate sulle graduatorie e assunzioni

 

 

È necessario un confronto politico serio e approfondito per affrontare tutte le questioni in campo.

Da alcune agenzie di stampa apprendiamo che il Governo intende impugnare i ricorsi presentati dai docenti precari della scuola. Sembra inoltre che gli uffici legislativi di viale Trastevere e quelli del MEF stiano lavorando per predisporre un intervento legislativo per "aggirare" gli effetti sulla scuola italiana, della direttiva comunitaria che prevede l'assunzione del personale utilizzato a tempo determinato per più di tre anni e per impedire il risarcimento del danno previsto da alcune sentenze.
Infine, sembra che i ministeri stiano verificando la fattibilità politica ed economica di un pacchetto di assunzioni da distribuire su più annualità.
Se le ipotesi ufficiose troveranno conferma si tratta di un piano che non ha nulla di "straordinario" e che sarebbe in linea con le assunzioni degli anni precedenti, se non meno.
La FLC ribadisce che le sentenze e le direttive vanno applicate e non "aggirate" per nascondere l'incapacità e l'inadeguatezza del ministro di turno. Continuiamo inoltre a chiedere ai ministri di affrontare, ad un tavolo di confronto politico con le organizzazioni sindacali, tutti i problemi: organici stabili e funzionali, immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti e disponibili, piano triennale di stabilizzazioni per il personale docente e ATA e certezze e garanzie per i precari inclusi nelle graduatorie ad esaurimento.
Non servono interventi legislativi d'urgenza che peggiorano una situazione già molto compromessa, ma serve un confronto politico che dia qualche speranza al personale precario e che punti a migliorare la qualità del servizio scolastico.
La FLC porterà a quel tavolo la proposta relativa all'"Operazione Centomila" che affronta in modo organico e definitivo i temi relativi all'organico, alle graduatorie, al reclutamento.
Chiediamo la convocazione del tavolo di confronto politico, anche per evitare ancora una volta la predisposizione affannosa di soluzioni inutili e pasticciate che non servono ai lavoratori e alla scuola pubblica.

fonte: http://www.flcgil.it/scuola/precari/graduatorie-e-assunzioni-indiscrezioni-colpi-di-mano-in-vista.flc

VALUTAZIONE E MERITO: I PUNTI FERMI DELLA GILDA DEGLI INSEGNANTI



VALUTAZIONE E MERITO: I PUNTI FERMI DELLA GILDA DEGLI INSEGNANTI
Documento approvato dall’Assemblea Nazionale


Il governo ha deciso di introdurre elementi di valutazione e premialità all’interno del pubblico impiego mediante meccanismi che possono dimostrarsi inefficaci e dannosi per i docenti e la scuola. Le nostre critiche nascono dalle analisi e dalle proposte sullo status giuridico dei docenti che sono state definite nei 23 anni della storia della Gilda degli Insegnanti, e sottolineano che la Gilda, prima di altri, si era interrogata sui temi del merito e della carriera, dando vita al suo interno ad un importante dibattito.

Sulla funzione docente • La funzione docente, come discende dal dettato costituzionale, “è intesa come esplicazione essenziale dell’attività di trasmissione della cultura, di contributo alla elaborazione di essa e di impulso alla partecipazione dei giovani a tale processo e alla formazione umana e critica della loro personalità”. (D.L. 16 Aprile 1994, n. 297, Parte III, titolo I, Capo I).
• Per questi motivi, la professione docente è tutelata dall’art. 33 della Costituzione che garantisce la libertà di insegnamento pur all’interno delle norme generali sull'istruzione stabilite dalla Repubblica. La natura della professione docente non consente pertanto posizioni di subalternità gerarchica nell’esplicazione della professione stessa sugli aspetti culturali ed ideologici dell’insegnamento. 
• Per il principio sopra enunciato e perché i docenti sono professionisti della didattica non possono essere ricondotti meccanicamente al generico comparto del pubblico impiego dove è prevalente un’organizzazione del lavoro di natura gerarchica e impiegatizia.
• E’ quindi necessario riconoscere la specificità del lavoro dei docenti all’interno della organizzazione scolastica con l’introduzione di un’area di contrattazione separata nella quale coniugare i diritti e i doveri, derivanti dal contratto di lavoro dipendente, con la libertà di insegnamento.
• La scuola pubblica non può essere considerata un semplice servizio offerto ad un’utenza: ciò contrasta con il dettato costituzionale. Ugualmente appaiono inammissibili gli orientamenti politici di considerarla come mero servizio a domanda individuale. La scuola pubblica è secondo i più autorevoli giuristi una Istituzione della Repubblica Italiana. La Gilda ha sempre accolto questa lettura sostenendo con convinzione anche che la scuola deve garantire standard di qualità adeguati perché il diritto allo studio sia effettivamente raggiunto e per offrire pari opportunità a tutti i cittadini italiani, europei ed extracomunitari che lavorano nel nostro Paese.
• Le scuole non sono semplici realtà aziendali. L’autonomia scolastica deve essere interpretata come opportunità per il miglior funzionamento delle scuole, sempre garantendo il principio che tutte quelle pubbliche sono chiamate ad offrire a tutti i cittadini un insegnamento e una formazione di qualità, senza distinzione tra scuole di serie A o di serie B.
• Tutti i docenti devono essere in possesso di adeguata preparazione e competenza professionale. La loro formazione deve essere posta in essere a livello universitario con specifici percorsi di specializzazione che vedano il più ampio coinvolgimento delle realtà scolastiche e dei docenti che vi lavorano. Il reclutamento deve avvenire -secondo i principi costituzionali- attraverso concorsi pubblici seri e selettivi con riconoscimento su base nazionale e in base alle necessità del sistema scolastico nazionale.

Su valutazione e “premialità”La Gilda degli Insegnanti prende atto che il Governo ha deciso di imporre per via legislativa la valutazione della performance individuale e collettiva e l’applicazione di meccanismi di premialità salariale nell’ambito della P.A. (v. D.Lgs. 150/2009). Si tratta di scelte, peraltro sostanzialmente bipartisan, derivanti da logiche aziendali che, applicate a quelle strutture concepite per garantire a tutti i cittadini diritti fondamentali, rischiano di snaturarne finalità e funzioni. In particolare, l’assimilazione forzata delle scuole dello stato ad autonome aziende erogatrici di servizi a domanda, l’introduzione top-down di meccanismi di valutazione e “premialità” miranti ad
incrementare la “concorrenza” fra le scuole e la competizione fra i docenti che vi operano, non sono garanzia di miglioramento della qualità dell’istruzione e di innalzamento del livello complessivo di preparazione degli allievi. Di più, rischiano di produrre gravi effetti collaterali: l’impoverimento e la banalizzazione dell’apprendimento, il teaching to the test, il deterioramento dei rapporti di collaborazione tra docenti e tra scuole, il servilismo, il conformismo, la compressione della libertà di insegnamento. Le logiche della competizione mercantile tra scuole, i modelli di differenziazione individuale dei docenti proposti dall’Amministrazione rischiano insomma di scardinare l’unitarietà del sistema di istruzione e formazione nel nostro Paese incidendo in maniera marcata sulle pari opportunità e determinando un vulnus sul diritto ad una adeguata formazione dei cittadini italiani.
Per questo la Gilda degli Insegnanti non può accettare che si proceda a forme di valutazione concepite al mero scopo di stilare classifiche per premiare le scuole più “efficienti” e i docenti più “meritevoli” -tra l’ altro in percentuale esigua  pregiudizialmente definita- penalizzando la stragrande maggioranza della categoria, come appare invece dai discutibili contenuti della riforma della pubblica amministrazione voluta dal Ministro Brunetta e dai progetti di sperimentazione di natura “meritocratica” proposti recentemente dal MIUR. La Gilda degli Insegnanti ribadisce fin d’ora che si opporrà decisamente con tutti i mezzi in suo possesso a qualsiasi tentativo di impoverire ulteriormente le già inadeguate retribuzioni di base dei docenti.
Tentativo ventilato in più occasioni dal Ministro, che vorrebbe la sostituzione, dell’attuale progressione di carriera -basata sul giusto e obiettivo riconoscimento dell’esperienza acquisita in servizio- con meccanismi salariali solo nominalmente “premiali”, in realtà punitivi.
L’alto valore e la responsabilità dell’insegnamento nella scuola dello Stato richiedono che la sua qualità diffusa sia sempre elevata. Tutti i docenti devono perciò essere messi in grado di essere validi insegnanti, aiutati e incoraggiati a migliorare costantemente la propria professionalità. In quest’ottica, la Gilda ritiene che tutti i docenti abbiano diritto:
1) ad un’ampia scelta di percorsi di formazione e aggiornamento qualificati e gratuiti, a misure efficaci di supporto e consulenza formativa esperta (mentoring e coaching) e al riconoscimento anche fiscale della specificità delle loro professione (spese professionali, autoformazione, ecc.);
2) ad un adeguato riconoscimento economico collegato all’impegno profuso nell’aggiornamento e nella crescita professionale.
La Gilda esprime la propria netta contrarietà all’ipotesi, contemplata nel progetto sperimentale di valutazione dei docenti in atto, di affidare la valutazione dei docenti a soggetti (altri insegnanti eletti e dirigente) in servizio nella scuola dei valutati, e, più in generale, all’affidamento ai dirigenti di responsabilità valutative in relazione al personale della propria scuola. Tali soluzioni, infatti, non garantiscono una valutazione equa, attendibile, trasparente e condivisa, e non contribuirebbero alla formazione e alla crescita professionale dei docenti. Al contrario, favorirebbero la proliferazione di pratiche di clientelismo e favoritismo.
In relazione a quanto sopra, la Gilda degli Insegnanti ritiene necessario e urgente provvedere alla creazione di un Consiglio Nazionale della Docenza come forma di garanzia dello status dei docenti, in ottemperanza con l’art. 33 della Costituzione, e come organismo competente ad intervenire sui temi delle riforme del sistema scolastico, della valutazione della categoria, della formazione e degli standard necessari per l’accesso alla professione.

Roma, 27 marzo 2011
L’Assemblea Nazionale
GILDA NAZIONALE DEGLI INSEGNANTI - Federazione GILDA UNAMS
Sede nazionale: via Nizza, 11 - 00198 ROMA | Tel. 068845005 - 068845095 - Fax. 0684082071

mercoledì 30 marzo 2011

PARTITA LA CLASS ACTION DEI PRECARI DELLA SCUOLA: PIU' DI 38.000 ADERENTI E 600 PAGINE DI NOMI NOTIFICATI ALLA GELMINI E A BRUNETTA!!


Decorsi 90 giorni dalla notifica della diffida, il Codacons presenterà RICORSO AL T.A.R. DEL LAZIO, sperando in un successo, come gia' avvenuto per le classi pollaio, di cui potrete leggere la sentenza cliccando qui www.termilcons.com/classactionclassipollaio.pdf

A questo riguardo, VI RICORDIAMO CHE POTRANNO CONTINUARE AD ADERIRE ALLA CLASS ACTION (per farlo occorrerà collegarsi al sito internet http://www.termilcons.net/index.php?pagina=page_publicForm&idForm=57&css=1 e seguire le istruzioni ivi indicate) ANCHE COLORO CHE HANNO GIà AVVIATO O INTENDERANNO AVVIARE L'AZIONE INDIVIDUALE DINANZI AL TRIBUNALE DEL LAVORO, IN QUANTO SI TRATTA DI CAUSE DEL TUTTO INDIPENDENTI TRA DI LORO.

IL CODACONS e L'ASSOCIAZIONE PER LA DIFESA DEI DIRITTI CIVILI DELLA SCUOLA annunciano infatti che verranno presto avviati, nell'interesse di tutti i precari che volessero aderire a questa iniziativa, MIGLIAIA DI RICORSI AL TRIBUNALE DEL LAVORO per far ottenere a ciascuno il riconoscimento del diritto all'immissione definitiva in ruolo, attraverso la conversione dei contratti di lavoro a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, con conseguente ricostruzione della carriera ai fini previdenziali, pensionistici, di anzianità e retributivi, e condanna della P.A. al pagamento delle differenze retributive, anche a titolo di risarcimento del danno complessivamente subito, ivi compreso il danno non patrimoniale.

L'Ente Termilcons, su richiesta del CODACONS e dell'ASSOCIAZIONE PER LA DIFESA DEI DIRITTI CIVILI DELLA SCUOLA, ha infatti creato una rete di avvocati particolarmente esperti in tutta Italia per proporre questi ricorsi nell'interesse di quanti non abbiano ancora proposto autonomamente una causa individuale.



Invitiamo pertanto tutti i precari interessati a tale iniziativa a CONSERVARE COPIA DI TUTTI I CONTRATTI DI LAVORO STIPULATI CON IL MIUR E DELLA LETTERA-DIFFIDA EVENTUALMENTE GIA' INVIATA PER IMPUGNARE I CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO E INTERROMPERE LA PRESCRIZIONE, PERCHE' ENTRO DUE SETTIMANE VERRANNO FORNITE LE ISTRUZIONI PER LA CAUSA INDIVIDUALE DA PROPORRE DINANZI AL TRIBUNALE DEL LAVORO, RICORDANDO CHE SE NON L'AVETE ANCORA AVVIATA CON ALTRO AVVOCATO DI VOSTRA FIDUCIA POTRETE FARLO CON TERMILCONS, ISCRIVENDOVI AL CODACONS E ALL' ASSOCIAZIONE PER LA DIFESA DEI DIRITTI CIVILI DELLA SCUOLA.

N.B.: SE NON AVETE ANCORA INVIATO LA LETTERA DI IMPUGNATIVA DEI CONTRATTI E DI INTERRUZIONE DELLA PRESCRIZIONE (il cui modello è disponibile dal sito del Codacons, cliccando sull'apposito link interno alla pagina www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=127901&id=74 ), SIETE ANCORA IN TEMPO PER FARLO, essendo stata prorogata fino al 31 dicembre 2011 l'applicazione dell'art. 32 della legge n. 183/2010 (con cui e' stato previsto -a pena di decadenza- l'obbligo di impugnare il contratto di lavoro entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge e di proporre ricorso giurisdizionale nei successivi 270 giorni) in forza della legge n. 10/2011, di conversione del cd. decreto mille proroghe n. 225 del 29 dicembre 2010.

Per ulteriori informazioni e chiarimenti Vi invitiamo a parlarne direttamente con un avvocato del nostro staff legale, chiamando il numero 89558955 dalle 13.00 alle 15.00, nei giorni non festivi di lunedì, martedì, mercoledì e giovedì. Il costo della telefonata è pari a 41 cent di euro al minuto, senza scatto alla risposta da qualsiasi operatore.





ReteScuole: il Diritto, nel mondo della scuola italiana, è tutt’altro che una certezza

L’Ufficio Scolastico della Lombardia istiga a delinquere
 Da quando, nell’autunno del 2008, è entrato in vigore l’art. 64 della legge 133, quello che taglia 8 miliardi alla scuola pubblica e oltre 130 mila teste, ci è capitato di vederne davvero di tutti i colori, tanto che cominciamo forse ad assuefarci ad ogni tipo di stranezza. Lavoratori e lavoratrici della scuola, ad esempio, subiscono quotidianamente la loro razione di insulti governativi senza più badarci, ascoltiamo bugie in diretta televisiva e, al più, cambiamo canale, non ci stupisce più vedere  scolaresche di peripatetici che, per la sola colpa di avere il proprio docente ammalato, sono condannate a vagare nei corridoi e anche la cronica mancanza di carta igienica si è trasformato in un simpatico aneddoto da raccontare in società, manco fosse tratto da “Pierino torna a scuola”.
Anche il Diritto, nel mondo della scuola italiana, è tutt’altro che una certezza: i regolamenti hanno cominciato ad assumere la dignità di leggi dello Stato, le sentenze dei tribunali, quando condannano il Ministero, vengono in alcuni casi ignorate, in altri disattese, in altri ancora semplicemente negate. Pare quindi essersi fatta strada la convinzione, anche nei centri periferici del potere, che ognuno possa imporre la propria personale legge, o interpretare quelle esistenti come gli pare.
Da questo punto di vista l’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia ha sempre dimostrato una eccezionale  intraprendenza e oggi, con la circolare del 21 marzo 2011, avente ad oggetto l’“Organico della scuola primaria”, lo stesso ufficio pretende di indicare ai dirigenti degli uffici scolastici territoriali quali parti delle leggi dello Stato non vanno rispettate.
Nella circolare in oggetto, infatti, si dice non solo che le nuove classi vanno formate secondo i criteri stabiliti dall’art. 10 del DPR 81/09, e fin qui nulla di strano, ma anche che non bisogna applicare il limite previsto dall’articolo 5, comma 2, della stessa Legge. Il “provveditorato” lombardo, quindi, vuole imporre con effetto immediato (le operazione di formazione delle classi vanno concluse entro oggi, 24 marzo) il mancato rispetto di una legge, o meglio di una sua parte, quella cha evidentemente piace di meno. Se almeno lo scopo di questa originale operazione fosse nobile potremmo anche concedere loro le attenuanti generiche, ma la cosa più grave è proprio questa: lo scopo è ottenere un ulteriore risparmio, ancora una volta sulla pelle di alunne e alunni con disabilità.
Analizziamo la questione nel dettaglio, cosa dice il DPR in questione, nella parte che l’USR Lombardia impone di rispettare?
Il comma 1 dell’art. 10 del DPR n. 81/09, così recita:
“Salvo il disposto dell'articolo 5, commi 2 e 3, le classi di scuola primaria sono di norma costituite con un numero di alunni non inferiore a 15 e non superiore a 26, elevabile fino a 27 qualora residuino resti…” Si tratta quindi di quella famosa norma che sta comportando un notevole aumento del numero di alunni per ogni classe della scuola primaria e questa norma, naturalmente, all’USR Lombardia piace. Ciò che non piace è proprio l’incipit, la premessa, cioè quel “Salvo il disposto dell'articolo 5, commi 2 e 3…” che lo stesso ufficio, a suo piacimento, vuole cancellare.
Cosa dice, dunque, il DPR 81 nella parte che l’USR Lombardia impone di ignorare?
Il comma 2 dell'art. 5 del DPR n. 81/09, così recita:
“Le classi iniziali delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado, ivi comprese le sezioni di scuola dell'infanzia, che accolgono alunni con disabilità sono costituite, di norma, con non più di 20 alunni, purché sia esplicitata e motivata la necessità di tale consistenza numerica, in rapporto alle esigenze formative degli alunni disabili, e purché il progetto articolato di integrazione definisca espressamente le strategie e le metodologie adottate dai docenti della classe, dall'insegnante di sostegno, o da altro personale operante nella scuola…”
Insomma l’intento della condotta giuridicamente disinvolta dell’Ufficio Scolastico della Lombardia è chiaro: togliere a bambine e bambine con disabilità il “privilegio” di lavorare in classi meno affollate dove, malgrado le pochissime ore di sostegno concesse loro, sia possibile, almeno in parte, anche per gli insegnanti curricolari, fornire delle attenzioni speciali ad ognuno/a di loro. Crediamo che questi dirigenti sappiano che potranno incorrere in ricorsi e condanne in tribunale ma, come i furbetti che non fanno mai il biglietto sul tram perché sanno che il risparmio è maggiore rispetto al danno di una episodica multa, l’hanno messa nel conto.
Noi, popolo della scuola, berremo anche questa, qualche sindacato si indignerà soltanto un po’ e ben pochi genitori avranno la forza e la pazienza di portare questi signori davanti ad un giudice.
È così che la scuola pubblica statale, quella per tutte e tutti, muore.
ReteScuole

Link della circolare in oggetto:

APPELLO COORDINAMENTO 2 APRILE




Le persone, le organizzazioni e le associazioni che in questi giorni hanno sentito la necessità,
attraverso appelli, prese di posizioni e promozione di iniziative, di levare la propria voce

  • CONTRO LA GUERRA E LA CULTURA DELLA GUERRA

  • PER SOSTENERE LE RIVOLUZIONI E LE LOTTE PER LA LIBERTÀ E LA DEMOCRAZIA DEI POPOLI MEDITERRANEI E DEI PAESI ARABI

  • PER L'ACCOGLIENZA E LA PROTEZIONE DEI PROFUGHI E DEI MIGRANTI

  • CONTRO LE DITTATURE, I REGIMI, LE OCCUPAZIONI MILITARI, LE REPRESSIONI IN CORSO,

  • PER IL DISARMO, UN'ECONOMIA ED UNA SOCIETÀ GIUSTA E SOSTENIBILE

CHIEDONO

LO STOP AI BOMBARDAMENTI E IL CESSATE IL FUOCO IN LIBIA
per fermare la guerra, la repressione
ed aprire la strada a una soluzione politica coerentemente democratica.

IL 2 APRILE 2011 SARÀ UNA GRANDE GIORNATA DI MOBILITAZIONE E PARTECIPAZIONE ATTIVA
A ROMA E IN TANTE PIAZZE D'ITALIA.
A partire da quella data ci impegniamo a dar vita ad un percorso diffuso sul territorio
di mobilitazioni, iniziative, informazione, assemblee,
incontri e solidarietà con i movimenti dei paesi arabi.


Prime adesioni:

Arci, Action, Associazione Ya Basta Italia, Associazione per il rinnovamento della sinistra, Associazione per la pace, A Sud, Attac Italia, AteneinRivolta, Comitato Fiorentino Fermiamo la guerra, Cobas, Democrazia Chilometro Zero, Emergency, ESC, FIOM–CGIL, Gruppo Abele, Horus Project, Lega diritti dei Popoli, Legambiente, Libera, Lunaria, Mediterranea, Rete@Sinistra, Rete della Conoscenza, Rete Romana Solidarietà al Popolo Palestinese, Rete Studenti Medi, Sinistra Euromediterranea, Stryke-Yomigro, UDU, Un ponte per

FedS, FGCI, GC, PCdL, PdCI, Prc, Sinistra Critica, SeL.

Risposta dell’Aran alla Cgil sulle elezioni RSU


Nicola Nicolosi, membro della segreteria della Cgil, parlando a RadioArticolo1 a proposito delle elezioni delle RSU nella scuola, ha dichiarato “Questo blocco della democrazia nel comparto pubblico è frutto di un’operazione architettata dal governo con il ministro Brunetta e il commissario dell’Aran che si nascondono dietro la mancanza di accordo tra le organizzazioni sindacali per giustificare il rinvio sine die delle elezioni”.
La risposta del Commissario straordinario dell'ARAN, Antonio Naddeo, non si è fatta attendere, dichiarandosi “sorpreso dalle dichiarazioni del segretario confederale della CGIL Nicola Nicolosi, che commenta gli esiti di una riunione alla quale non ha partecipato.
Naddeo, dopo aver ricordato che l'ARAN non giustifica il rinvio sine die delle elezioni per il rinnovo delle RSU, ha precisato che nella riunione dei giorni scorsi i rappresentanti della Cgil “hanno proposto di indirle il prossimo 30 novembre e secondo le regole firmate nel 1998 (anche dalla CGIL) vi è ancora tempo per firmare un protocollo d'intesa per la definizione
del loro calendario”
.
Il commissario dell’Aran ha aggiunto “Nicolosi non sa o fa finta di non sapere che le
altre sigle sindacali hanno invece proposto altre possibili date, così come previsto dalla legge (che vale per la CGIL ma anche per gli altri sindacati). Pertanto l'ARAN ha il dovere di trovare una data comune a tutte le organizzazioni sindacali
. Per questo l'ARAN ha aggiornato la riunione a prossimi giorni per operare una sintesi delle varie proposte.
Qualora non si trovi un accordo – ha concluso Naddeo - ogni sigla potrà fare quello che vuole e
indire le elezioni. A quel punto l'ARAN non potrà far altro che rispettare la legge
”.
In ogni caso, come ha ricordato Naddeo, il Consiglio di Stato ha stabilito che occorrerà votare nuovamente una volta che verranno definiti i nuovi comparti del settore pubblico.

fonte: tuttoscuola.com

martedì 29 marzo 2011

Brunetta: Le visite di controllo, subito anzi... prima addirittura della malattia!

L’innovazione tecnologica al servizio dei medici dell’Inps che potranno effettuare i controlli, dei dipendenti assenti per malattia, in pochissimo tempo.

Anche se il costo delle visite fiscali è elevato, il Ministro Brunetta insiste e parte la rivoluzione per le visite fiscali a casa dei lavoratori assenti per malattia. Entro pochissimi giorni giorni sarà attivato un software che consentirà con un semplice click di far arrivare a domicilio del lavoratore malato il medico per la visita di controllo.
Ecco la prassi: il medico di famiglia invierà il certificato di malattia elettronico all'Inps, che lo renderà immediatamente disponibile al datore di lavoro (pubblico e privato). Sia l'impresa sia l'Inps potranno quindi decidere se procedere con la visita di controllo e - grazie a un sistema telematico, una sorta di chiamata del taxi - sarà individuato il medico fiscale più vicino in quel momento al domicilio del lavoratore malato.

Il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, ha annunciato le novità, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, sui certificati di malattia online. Ha spiegato: "In un anno abbiamo fatto qualcosa di epico. Grazie a questo sistema sarà possibile fare un controllo della spesa della malattia. E, inoltre, saremo in grado di avere numeri finora sconosciuti in Italia, che consentiranno di capire come sta andando il tessuto sociale e lavorativo del Paese".

Poi mi spiegheranno perchè si ostinano in modo ossessivo... quasi patologico a cercare  il docente... imbroglione... dovrebbero invece togliere le trattenute per malattia ed aiutare i dipendenti!

Le parole di Piero Calamandrei in difesa della Scuola Nazionale



Ci  siano pure scuole di partito o  scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve  sorvegliare, le deve regolare; le  deve tenere nei loro limiti e deve  riuscire a far meglio di loro. La  scuola di Stato, insomma, deve essere  una garanzia, perché non si  scivoli in quello che sarebbe la fine  della scuola e forse la fine della  democrazia e della libertà, cioè  nella scuola di partito.
Come  si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in  due  modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo   esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque   molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il   fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata  non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le   scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito.   Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in   scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto,   torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che   sono pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci   sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però   formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in   sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in   alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una   larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e   per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge  che  le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una  certa  resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il  fascismo c'è  stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada  (è tutta  un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le  scuole  pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si  anemizzino e  comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole  private. Le  scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte  le cure  cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e  di  privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a   queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato.   E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare  dei  premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro  figlioli  invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A  "quelle" scuole  private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si  riesce meglio.  Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.  Il partito  dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di  Stato in  scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per  dare la  prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in  questo  convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione,  questa è  la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa  cucina.  L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le  scuole di  Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro  bilanci.  Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il  controllo sulle  scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare  che vi insegnino  insegnanti che non hanno i titoli minimi per  insegnare. Lasciare che gli  esami siano burlette. Dare alle scuole  private denaro pubblico. Questo è  il punto. Dare alle scuole private  denaro pubblico.

11 febbraio 1950: discorso di Piero Calamandrei in difesa della scuola pubblica durante il III Congresso

Video - AudioPiero Calamandrei: Discorso Sulla Costituzione 



Ecco i tagli che si abbatteranno sui trienni dei tecnici e dei professionali



Un ringraziamento particolare al collega Liborio Butera  e ai colleghi di Piuscuola.net per queste preziose informazioni.

Vi proponiamo, grazie al lavoro dei colleghi di Piuscuola.net, le tabelle che evidenziano le ore tagliate a tutta la tab C nel triennio dei tecnici e dei professionali. Noterete che ci sono classi di concorso che pagheranno un prezzo salatissimo impoverendo di molto l’offerta formativa.
Ciò che diciamo da anni purtroppo sta diventando realtà. In allegato al post troverete due file di excel con i tagli, il primo riguarda gli istituti tecnici, il secondo gli istituti professionali. Scaricateli.
Scarica i tagli dei tecnici [LINK]
Scarica i tagli dei professionali [LINK]

Sicurezza stradale, "La scuola ti guida" per educare i giovani

 

La campagna per medie e superiori toccherà 15 città e 11 regioni


Prende il via la seconda edizione del progetto “La scuola ti guida”, un tour itinerante sulla sicurezza stradale rivolto agli studenti delle scuole medie superiori.
L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Ania per la Sicurezza Stradale, in partnership con Polizia Stradale, Aiscat e Autostrade per l’Italia, è finalizzata a sensibilizzare i giovani verso comportamenti di guida corretti e responsabili. La seconda edizione dell’iniziativa, presentata oggi in collaborazione con la Provincia di Milano, ha come testimonial la band degli Zero Assoluto, “alleati” della Fondazione Ania nella battaglia contro l’incidentalità stradale.

  Il progetto parte oggi dall’Itc Schiapparelli-Gramsci di Milano e si concluderà il 15 aprile a Roma, toccando le scuole di 15 città e 11 regioni. Alla prima edizione hanno partecipato oltre 6 mila studenti e più di 200 insegnanti. Ma per il direttore generale dell’Aiscat , Massimo Schintu, «non ci si può fermare ai primi risultati positivi, bisogna andare avanti. Bisogna mettersi insieme e fare sistema, portando il messaggio nelle scuole e veicolando nel modo giusto il messaggio».

Ogni giorno in Italia muore un adolescente a causa degli incidenti stradali, prima causa di morte tra i giovani del Paese. Una strage che, nel solo 2009, sulle strade italiane ha fatto registrare 355 vittime di età compresa tra 15 e 20 anni, pari all’8,4% dei 4.237 morti dello scorso anno. Nonostante il calo degli incidenti a causa di fattori esogeni, come le condizioni delle strade e dei veicoli, Schintu sottolinea che «è rimasto inalterato lo zoccolo duro degli incidenti “autonomi”, quelli dovuti ad alcol, colpi di sonno e distrazione».

Per Salvati «dobbiamo far capire ai nostri ragazzi l’importanza del rispetto delle regole, soprattutto quando si è al volante. Devono comprendere che trasgredire, guidare a velocità sostenuta, bere e mettersi al volante non li rende più “cool” agli occhi degli amici: è come una “roulette russa” con la quale mettono in gioco la propria vita e quella degli altri».

“La scuola ti guida” intende sensibilizzare attraverso lezioni teoriche di sicurezza stradale e prove su simulatori di guida gli studenti delle classi quarte e quinte superiori che devono prendere la ’patente B’. Fra i temi affrontati nelle lezioni teoriche, coordinate da psicologi e responsabili della Polizia Stradale, ci sono il rispetto delle regole della strada, i rischi legati alla velocità e alla guida in stato di ebbrezza e la pratica del guidatore designato, colui che non beve per accompagnare a casa gli amici. Nella parte pratica per comprendere gli effetti della guida in stato psico-fisico alterato gli alunni si cimenteranno al volante dei simulatori di guida sicura presenti sul “truck” della Fondazione Ania.

Ai ragazzi del primo anno la Fondazione Ania fornirà, invece, il cd-rom “patentino online” che consente di prepararsi per il certificato di idoneità per la guida del ciclomotore, accedendo gratuitamente all’esame.

Il progetto non coinvolgerà solo gli studenti, ma anche i loro insegnanti, ai quali verranno consegnate schede didattiche con dati e informazioni utili per stimolare in classe dibattiti e riflessioni insieme agli alunni. A ciascuna delle scuole che ospiteranno l’iniziativa, dotate di aula di informatica, la Fondazione Ania regalerà un simulatore di guida sicura, per dare all’istituto l’opportunità di organizzare momenti di formazione anche in futuro.

«La comunicazione con gli studenti -spiega Roberto Sgalla, direttore del servizio Polizia Stradale- parte dal nostro lavoro e dalla professionalità della Polizia Stradale. Le immagini e le ricostruzioni di incidenti stradali, così come il racconto di tante storie vissute sulla strada, hanno l’obiettivo di sensibilizzare gli studenti sui comportamenti a rischio e su quanto dolore si può evitare soltanto con un po’ più d’attenzione alle regole».

Articolo sul Cittadino di Lodi: La scuola migra su Internet: “on line” le lezioni di Latella


Le lezioni del laboratorio guidato da Paolo Latella si possono leggere e ascoltare anche sul web. L’idea è venuta allo stesso docente del Bassi che è anche segretario provinciale Unicobas scuola. «Si tratta di un servizio innovativo spiega Latella; è rivolta a chi consulta il blog del sindacato Unicobas scuola, all’indirizzo unicobaslodi.blogspot.com, oppure anche il blog didattico paololatella.blogspot.com dedicato agli alunni del corso ragionieri programmatori Mercurio del Bassi. Gli utenti e gli alunni possono ascoltare gli articoli scritti e le lezioni affrontate in laboratorio, mediante un’applicazione che consente di tradurre in forma vocale tutto ciò che è presente all’interno dei blog. Il software inserito sul sito web fa parte dei prodotti texttospeech, in grado di vocalizzare il proprio sito, rispondendo alle esigenze degli utenti Internet che preferiscono ascoltare piuttosto che leggere. Utilissimo anche per chi ha problemi specifici nell’apprendimento.
La versione base può essere installata senza alcuna necessità di scaricare programmi aggiuntivi. Il servizio di vocalizzazione risulta immediatamente disponibile, per tutti gli utenti di siti web indipendentemente dal luogo dove essi si trovino». Questo software viene utilizzato in tutto il mondo. «È progettato dice Latella secondo criteri di usabilità, accessibilità e indipendenza dal dispositivo usato per collegarsi a Internet in modo da offrire l’accesso al servizio di vocalizzazione non solo sui tradizionali Pc, ma anche su iPhone e altri smartphone come i Blackberry e Android, inoltre su iPad, sui lettori mp3 collegabili a internet, Pda (Personal digital assistants), console di videogiochi, web Tv interattiva e chioschi Internet».



Cristina Vercellone

foto:
http://www.ilmondodipatty.it/wp-content/uploads/2011/02/scuola_4301.jpg

lunedì 28 marzo 2011

La bellissima lettera di Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti


Quando nostra figlia è arrivata all’età della scuola io e mia moglie ne abbiamo parlato e abbiamo deciso: scuola pubblica. Potevamo permetterci di scegliere e abbiamo scelto. Abbiamo pensato che fosse giusto così, per lei. E’ nostra figlia ed è la persona a cui teniamo di più al mondo ma è anche una bimba italiana e l’Italia ha una Scuola Pubblica. Sapevamo di inserirla in una realtà problematica ma era proprio quello il motivo della scelta.

Un luogo pubblico, che fosse di sua proprietà in quanto giovane cittadina, che non fosse gestito come un’azienda e che non basasse i suoi principi su una dottrina religiosa per quanto ogni religione venisse accolta. Un luogo pubblico, di tutti e per tutti, scenario di conquiste e di errori, di piccole miserie e di grandi orizzonti, teatro di diversi saperi e di diverse ignoranze. C’è da imparare anche dalle ignoranze, non solo dai saperi selezionati. La scuola è per tutti, deve essere per tutti, è bello che sia così, è una grande conquista avere una scuola pubblica, specialmente quella dell’obbligo. 

Io li ho visti i paesi dove la scuola pubblica è solo una parola, si sta peggio anche se una minoranza esigua sta col sedere al calduccio e impara tre lingue. A che serve sapere tre lingue se non sai come parlare con uno diverso da te ? Il nostro presidente del consiglio dicendo quello che ha detto offende milioni di famiglie e migliaia di persone che all’insegnamento dedicano il loro tempo migliore, con cura, con affetto vero per quei ragazzi. 

Tra le persone che conosco e tra i miei parenti ci sono stati e ci sono professori di scuola, maestre, ho una cugina che è insegnante di sostegno in una scuola di provincia. Li sento parlare e non sono dei cinici, fanno il loro lavoro con passione civile tra mille difficoltà e per la maggior parte degli insegnanti della scuola pubblica è così. Perchè offenderli? Perchè demotivarli?  Perché usare un termine come “inculcare”? E’ una parola brutta che parla di un mondo che non deve esistere più. 

La scuola pubblica non è in competizione con le scuole private, non è la lotta tra Rai e Mediaset o tra due supermercati per conquistarsi uno spettatore o un cliente in più, non mettiamola su questo piano... 

La scuola di Stato è quella che si finanzia con le tasse dei cittadini, anche di quelli che non hanno figli e anche di quelli che mandano i figli alla scuola privata, è questo il punto. E’ una conquista, è come l’acqua che ti arriva al rubinetto: poi ognuno può comprarsi l’acqua minerale che preferisce ma guai a chi avvelena l’acqua del rubinetto per vendere più acque minerali. 

E’ una conquista della civiltà che diventa un diritto nel momento in cui viene sancito. Ma era un diritto di tutti i bambini già prima, solo che andava conquistato, andava affermato. La scuola pubblica va difesa, curata, migliorata. 

In quanto idea, e poi proprio in quanto scuola: coi banchi gli insegnanti i ragazzi le lavagne. Bisogna amarla, ed esserne fieri.

la foto: http://www.topnotizie.it/wp-content/uploads/2010/12/jovanotti.jpg

STUDENTI “COPIONI”: INTERROGATIVI INQUIETANTI

La settimana scorsa, i quotidiani hanno dato notizia dei dati raccolti dal sociologo Marcello Dei, professore di sociologia dell’educazione nell’Università di Urbino, pubblicati nel volume «Ragazzi, si copia. A lezione d’imbroglio nelle scuole italiane», edito da il Mulino.
Abbiamo appreso, così, che sarebbe altissimo il numero di studenti dedito a copiare durante i compiti in classe specialmente quando si cimentano (o si dovrebbero cimentare) in matematica, sia nel nord come nel sud, a prescindere dal sesso, dal grado e dalle classi frequentate, dal livello socio-economico, dall’area di residenza.
Appresa la notizia, in tanti si sono chiesti: “Chi non ha mai “imbrogliato” sui banchi di scuola in occasione di un compito in classe. Certo, sarebbe meglio, precisano alcuni, parlare di “raggiro”, di “aiutino”, che sono termini meno esagerati di “imbroglio”. E che male c’è, concludono, se, qualche volta, si chiede un aiutino?”.
Ma se questo “aiutino”, diventa una consuetudine e la consuetudine un difetto, una radiografia di insufficienza? E se, come risulta dall’indagine, gli studenti “copioni”, dopo aver copiato, provano indifferenza o sollievo, ma anche soddisfazione e fierezza, e che solo il 24,4 % dei professori interpellati reputa il gesto “molto condannabile”, si può continuare ad affermare che, tutto sommato, non c’è da meravigliarsi e preoccuparsi?
E se consideriamo, ancora, che la “sbirciatina”, “l’aiutino”, il “confrontarsi con il vicino di banco” delle aule scolastiche, diventa un’abitudine che si trasforma, all’Università, in quotidiana tecnica di “copia e incolla”, chi saranno i “professionisti” di domani? Saranno i tanti politici incapaci di rappresentarci e decisori esclusivamente dei propri interessi, i tanti magistrati che interpreteranno le leggi ad libitum, i tanti medici che sbaglieranno le diagnosi e le terapie, i tanti docenti che non conoscendo la materia e le tecniche d’insegnamento lasceranno i loro alunni nell’ignoranza, i tanti ingegneri che faranno crollare i ponti perché non progettati secondo scienza e coscienza …?
Sui banchi di scuola, nelle università, nei concorsi, copiare esiste da quando esiste la scuola e oggi si copia come prima e più di prima grazie anche ai nuovi mezzi tecnologici.
Qualcuno, banalizzando il fenomeno, ha scritto che copiare è un’arte e che, quindi, siamo circondati da una moltitudine di artisti.
Ma abbiamo veramente bisogno di tanti artisti in cerca di facile successo e possibili autori di danni sociali?
Come si spiega questo fenomeno?
“Gli studenti - leggiamo nella presentazione del volume - non si sentono impegnati a mettersi alla prova e migliorarsi, ma clienti/consumatori che “godono” di un servizio. Li incoraggia un clima di tolleranza che smentisce il principio di autorità, svuota di senso la cittadinanza, mina il rispetto della legalità. La pedagogia della comprensione è diventata benevolenza a buon mercato o addirittura complicità. Con la benedizione di tutti: dai genitori agli insegnanti, fino al raffinato intellettuale secondo cui copiare e far copiare sono nientemeno che “un dovere ... un’espressione di quella lealtà e di quella fraterna solidarietà che costituiscono il fondamento dell’etica”. Un fair play all’italiana che all’auspicio “vinca il migliore” risponde come fece un famoso allenatore di calcio: “Speremo de no!”.
E quest’analisi, nella sua estrema sintesi, non deve far pensare al fenomeno dei “copioni” come ad un altro tassello che infrange il puzzle del vivere sociale dove “l’altro” diventa un potenziale ostacolo alla propria realizzazione e dove la scuola non riesce a sconfiggere la cultura del consumismo, l’esaltazione dell’individualismo, del disprezzo delle regole, del raggiungimento del successo facile?
Più volte, nelle pagine di questo giornale, abbiamo rilevato come una società chiusa nel proprio “io” che vede solo diritti, che considera le leggi che regolano lo stare insieme come un attentato alla propria libertà, spontaneità e autenticità, dimentica con facilità che un “io ipertrofico” si frantuma, affogando nella superficialità e nella banalità e porta solo alla degenerazione dei legami sociali.
E allora che fare? Saranno sufficienti i software antiplagio o le circolari “punitive” in arrivo? Isolare le aule creando una zona senza campo telefonico?Mettere le guardie giurate per il controllo?
Se copiare significa non credere in se stessi o trovare una scappatoia particolare per arrivare subito al successo, l’unica soluzione possibile, necessaria e urgente, sarà “svegliare le coscienze” iniziando un processo di educazione al senso della responsabilità.
    Giuseppe Luca, pippo.luca@alice.it, 3334358311
Direttore Responsabile della “Letterina

Troppo Facebook, il posto è a rischio

Le interferenze tra social network e rapporto di lavoro sono sempre più frequenti. Alle aziende conviene perciò adeguare le proprie policy, dettando regole chiare per l'utilizzo di Facebook – che è il più diffuso – e degli altri social network.
Un primo gruppo di questioni riguarda l'accesso durante l'orario e sul posto di lavoro. Si tratta di tempo impiegato in un'attività extralavorativa durante l'orario di lavoro e quindi sottratto alla prestazione contrattualmente dovuta al datore di lavoro. È stata coniata al riguardo l'espressione "assenteismo virtuale". Siamo certamente nel campo dell'inadempimento, che potrà avere conseguenze disciplinari più o meno gravi a seconda della quantità di tempo sottratto al lavoro, della sistematicità del comportamento e delle concrete circostanze del caso. Quasi sempre, poi, gli accessi dal posto di lavoro avvengono utilizzando strumenti aziendali (pc, server e connessione internet), il che può porre problemi di sicurezza del sistema.
Alcuni datori di lavoro affrontano il problema "razionando" i tempi di accesso o limitandoli alla pausa pranzo; altri, rischiando l'impopolarità, lo risolvono bloccando a monte, con un intervento sul sistema, la possibilità di accedere a Facebook e agli altri social network. Si tratta in entrambi i casi di provvedimenti legittimi. Anzi, il blocco preventivo è considerato dal Garante della Privacy, nelle sue Linee Guida per posta elettronica e internet del 1° marzo 2007, preferibile all'effettuazione di controlli successivi, dai quali può derivare un trattamento di dati personali del lavoratore, anche sensibili. Non va dimenticato, infatti, che i controlli sugli accessi a internet (e quindi anche a Facebook) dal posto di lavoro sono ben possibili, a condizione che il datore di lavoro si doti di una policy sull'utilizzo degli strumenti informatici che disciplini (anche) tempi e modalità dei controlli medesimi, meglio se "validata" da un accordo sindacale o da un'autorizzazione del l'Ispettorato del Lavoro.
Una seconda questione riguarda le possibili conseguenze per il lavoratore – fino al licenziamento – della diffusione di commenti negativi sul proprio datore di lavoro o di informazioni riservate sull'attività aziendale. Facebook, per i suoi stessi meccanismi, è un ambiente pubblico o quantomeno semi-pubblico. Quindi, per i commenti e le opinioni espresse dal lavoratore sul proprio datore di lavoro, si pone lo stesso problema di bilanciamento tra diritto di critica e dovere di fedeltà e riservatezza più volte affrontato dalla giurisprudenza con riferimento a dichiarazioni diffuse tramite giornali, televisioni e altri mezzi di manifestazione del pensiero. La Cassazione, al riguardo, ha più volte affermato che il diritto di critica del lavoratore è sottoposto a peculiari limiti in considerazione degli obblighi di collaborazione e fedeltà che gravano sul dipendente.
E così potranno essere disciplinarmente sanzionabili anche i commenti denigratori che possano recare danno all'impresa, tanto più se arbitrari e gratuiti, così come la diffusione di notizie e informazioni riservate. Naturalmente, spetterà al giudice valutare in concreto la gravità del fatto e, quindi, la proporzionalità della sanzione eventualmente irrogata dal datore di lavoro al dipendente, tenendo conto del contenuto delle dichiarazioni, dell'ambito di pubblicità e della finalità delle medesime, dell'intenzionalità della condotta.
Un'ultima questione riguarda l'abitudine, ormai piuttosto frequente, di utilizzare Facebook per attingere informazioni sui candidati all'assunzione. Questo comportamento viene sovente giustificato con il fatto che si tratta di informazioni personali che lo stesso soggetto sceglie di rendere in qualche modo pubbliche, quantomeno in ambiti particolari ("amici" o "amici degli amici"). Ma il problema è un altro. L'articolo 8 dello Statuto dei Lavoratori, richiamato anche dal Codice della Privacy, vieta qualsiasi indagine, anche pre-assuntiva, non solo sulle opinioni del lavoratore, ma anche su qualsiasi fatto che non sia rilevante ai fini della valutazione dell'attitudine professionale. La ricerca di informazioni personali sul candidato tramite Facebook è quindi da considerarsi illecita, ma è anche pericolosa per chi la effettua, dal momento che la violazione dell'articolo 8 dello Statuto dei lavoratori è sanzionata penalmente.
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La ricetta per evitare le liti

01 | TEMPO LAVOROI dipendenti che accedono ai social network durante l'orario e sul posto di lavoro "danneggiano" la prestazione contrattualmente dovuta in quanto sottraggono tempo all'attività lavorativa. Si tratta di un inadempimento sanzionabile.  Non solo: utilizzando il pc aziendale (e il server per la connessione a internet) il comportamento può creare anche problemi di sicurezza del sistema

02 | COMMENTI E INFORMAZIONISanzioni disciplinari – fino al licenziamento – hanno già colpito i lavoratori che hanno denigrato sulla propria bacheca i superiori o l'azienda per la quale lavoravano. È possibile che nell'intenzione dei lavoratori si tratti di semplici considerazioni, al di fuori dell'ambito lavorativo. Ma la potenzialità diffusiva di Facebook impedisce di considerarli tali
03 | POLICY AZIENDALEAlle aziende conviene adottare o adeguare le proprie policy, dettando regole chiare per l'utilizzo di Facebook
– che è il più diffuso – e degli altri social network
04|APPROCCIO RADICALEL'azienda può vietare l'accesso dal posto di lavoro, inibendolo con un filtro preventivo sul server aziendale
05|APPROCCIO SOFT In alternativa, il datore di lavoro può regolamentare l'accesso, limitandolo in termini di tempo e di orari oppure facendo un generico riferimento a criteri di ragionevolezza.
06|APPROCCIO MISTO C'è un'altra ipotesi, una sorta di "compromesso" tra le prime due: il datore può bloccare l'accesso dal server aziendale e allestire una o più postazioni stand alone, con accesso autonomo a internet, dalle quali sia possibile accedere alla rete e quindi ai social network, magari solo in determinati orari e per un tempo massimo di connessione.

07|IL POST È PUBBLICO All'azienda conviene avvertire chiaramente i dipendenti che i siti di social network non hanno carattere "privato" e che tutto quello che viene "postato" diviene, di fatto, pubblico

08|CONTROLLO È opportuno informarli che gli accessi, il loro numero e la loro durata possono essere oggetto di controllo da parte dell'azienda, secondo le regole e le modalità stabilite nella policy

09|DIVIETI Tramite i social network non possono essere diffuse informazioni confidenziali sull'azienda, la sua attività, i suoi prodotti, le sue politiche e i suoi processi produttivi, nè riprodotti o copiati documenti aziendali. Nessun commento negativo sulla società, sui suoi dirigenti e amministratori, sui colleghi di lavoro può essere pubblicato sui social network. È vietata la diffusione di dati personali di altri dipendenti.

10|MOBBINGNell'utilizzo dei social network il lavoratore deve astenersi da ogni condotta che possa costituire molestia, discriminazione o mobbing nei confronti dei colleghi di lavoro.

11|LE SANZIONILe prescrizioni contenute nella policy vanno collegate con il codice disciplinare aziendale, in cui per ogni condotta vietata si prevedono sanzioni disciplinari in base al principio di proporzionalità (articolo 2106 del Codice civile).
12|LA PUBBLICITÀIl codice deve essere affisso in un luogo accessibile a tutti i lavoratori.

13|MULTE O SOSPENSIONEPossibili sanzioni: rimprovero verbale o scritto, multa per un importo non superiore a 4 ore della retribuzione base, sospensione dal servizio e dalla retribuzione per non più di 10 giorni.

14|L'ITERPreventiva contestazione scritta degli addebiti; termine non inferiore a 5 giorni per presentare le giustificazioni

15|DURANTE IL LAVOROUn quarto degli impiegati tra i 18 e i 29 anni – secondo una ricerca condotta in Gran Bretagna – passa più di tre ore alla settimana sui siti di social networking

SELEZIONE DEL PERSONALEIl 41% dei "cacciatori di teste" – intervistati in un sondaggio in Gran Bretagna – dichiara di aver respinto candidati sulla base di informazioni trovate online

LA PAROLA CHIAVE

Assenteismo virtuale
C'era una volta l'assenteista-collezionista di giornate di malattia fittizia, spesso alla vigilia o al termine delle ferie. Oggi anche l'assenteismo si fa più virtuale. Stare in ufficio, fisicamente alla propria scrivania davanti al computer, non equivale sempre a stare al lavoro. Si può stare con un "amico" – anche la moglie, il marito, la sorella, il figlio – a chattare su uno dei tanti social network, Facebook in testa, con modalità che di fatto costituiscono "assenze" dal lavoro. Si sottrae tempo all'attività e si viene meno alla prestazione contrattualmente dovuta al datore di lavoro. Rischiando sanzioni ad hoc.


fonte: Aldo Bottini http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2011-03-28/troppo-facebook-posto-rischio-064026_PRN.shtml