Sono un'insegnante di sostegno... racconta la prof.ssa specializzata Daniela Boscolo

 “Sono un’insegnante di sostegno , racconta la Prof.ssa specializzata Daniela Boscolo, inserita, dalla Varkey Foundation, nella lista dei 50 “migliori” insegnanti al mondo, e posso dire che al di là delle poche risorse, quello che fa più male è l’indifferenza, l’isolamento (la classe differenziale è stata sostituita dall’aula di sostegno), l’inadeguatezza professionale di troppi docenti che considerano lo studente con disabilità “un corpo estraneo” rispetto alla classe, un “soggetto” la cui istruzione spetta al docente di sostegno e all’eventuale operatore sanitario, certamente non a loro. Poi c’è la sufficienza con cui vengono trattati i ragazzi con disabilità ai quali, in alcune realtà, sembra venga fatto un grosso favore “accoglierli” e così i genitori entrano a scuola in punta di piedi, chiedendo il permesso. Si accontentano, di un orario ridotto: massimo 9 ore di sostegno, alle superiori, su 32 ore di scuola a cui si sommano eventualmente quelle 4/5 ore degli operatori socio sanitari. Se poi manca il docente di sostegno o l’operatore sono subito pronti a portare via i loro figli o a tenerli a casa perché non vogliono essere di peso a nessuno e, d’altra parte, non vogliono che i loro figli facciano da tappezzeria in una scuola che non è in grado, per diverse ragioni, di “accoglierli” dignitosamente (l’inclusione è altra cosa). (…) Quello che invece serve è una maggiore dimestichezza con i diversi metodi e approcci di insegnamento (utilissimi con tutti gli studenti), inclusi strumenti e modalità di comunicazione per determinate tipologia di disabilità. D’altra parte noi siamo docenti, la scuola non è un ospedale né un centro diurno come qualcuno vorrebbe diventasse con l’insegnante specializzato trasformato in una specie di balia con l’unico compito di contenere la persona con disabilità. Noi siamo professionisti dell’apprendimento/insegnamento e tali dobbiamo rimanere, senza confonderci con altre figure che già intervengono, con ruolo diverso e non solo a scuola, nel Progetto di Vita dei ragazzi con disabilità (operatori socio sanitari, operatori per le disabilità sensoriali, ecc….).”
Tutto ciò che è stato detto finora fa pensare che l’importante partita che si sta giocando oggi sul sostegno possa essere anche rivelatrice della partita che si sta giocando sul futuro della scuola italiana. 

Per il futuro della nostra scuola , suggerisce lo studioso Charles Gardou nel suo libro “La società inclusiva” ,“ Bisogna impegnarsi a rendere più confortevole l'esistenza, a umanizzare per tutti, partendo dal principio universale di accessibilità e dal concetto di qualità della vita. (…) siamo fatti per vivere insieme, quello che è facilitante per gli uni è benefico per gli altri. (…) Riconoscere il diritto alla singolarità , anche nelle sue espressioni talvolta estreme; autorizzare ognuno a portare al bene comune la propria biografia originale; darsi reciprocamente, con il legame sociale, una appartenenza all'Universale (…).”


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