Toccafondi e scuole paritarie: In due anni e mezzo abbiamo dato segnali fortissimi sulla parità scolastica!

Gabriele Toccafondi, sottosegretario all'Istruzione in un'intervista su tribunapoliticaweb.it, in merito alle scuole paritarie ha dichiarato: 

"In una situazione in cui in due anni e mezzo abbiamo dato segnali fortissimi sulla parità scolastica, quest’anno ci sono ancora 100 mln di euro in più e andremo avanti su tutti i fronti. Sul fondo, ad esempio, che aumenta di 25 mln (da 500 a 525),destinati alle scuole materne. C’è il raddoppio dei fondi sulla disabilità – si passa a 24,5 mln – e si va avanti anche sulle detrazioni per le famiglie. Lo facciamo gradualmente, in tre anni, da 400 a 800 euro. L’anno prossimo 640, fra due anni 750, e fra 3 anni 800 euro, quindi il risparmio fiscale salirà fino a 150 euro e passa. C’è anche una novità che si trova nel capitolo rivolto alla famiglia: un voucher di 1.000 euro, che arrivano alla famiglia come contributo per l’asilo nido da spendere in strutture statali, comunali o private. Questa la fotografia generale. Oltre 100 mln in più sulla parità, e avanti sulle tre direttrici per aiutare famiglie, scuole, e aiuto consistente a famiglie con disabili. 


Ancora una volta, scegliamo di varare una legge di Stabilità che non toglie risorse, ma le dà. Voglio partire da qui, perché in Italia c’è un dibattito un po’ paradossale. Il Governo dà risorse al mondo della scuola, alla scuola, alle scuole paritarie; paradossalmente, invece, si rischia di avere un dibattito surreale sul fatto che si poteva fare di più, quasi da ‘si stava meglio quando si stava peggio.

Siamo in presenza di un discorso un po’ paradossale. Il Governo finanzia la scuola e la parità e i sindacati e alcune associazioni delle scuole paritarie si dichiarano insoddisfatte. La Fism, per capirci, negli ultimi giorni ha parlato di delusione e irritazione. Se qualcuno rimpiange gli anni dei tagli di Tremonti e di Visco si accomodi, io non li rimpiango. Erano gli anni in cui le battaglie si facevano per integrare il fondo o parte del fondo. Oggi ci sono 100 mln in più.

Questo Governo due anni fa ha messo 3 mld di euro sulla scuola e gli scioperi nel mondo della scuola sono aumentati del 350%. Abbiamo assunto 150mila professori a tempo indeterminato, abbiamo messo 100mln l’anno sull’alternanza scuola-lavoro e 200mln per il merito degli insegnanti. Abbiamo cambiato il paradigma della scuola: si entra solo per concorso, entra la qualità. Paradossalmente, la risposta è stata un aumento degli scioperi: abbiamo avuto scioperi della fame, girotondi, in alcune regioni il primo giorno di scuola – sia due anni fa sia quest’anno – è saltato per assemblee sindacali. Insomma, ribadisco, è un po’ paradossale; soprattutto – come ho sempre detto – mi sembra sia totalmente sproporzionata la questione rispetto a quello che è stato messo sul piatto. Richiamo tutti al senso di realismo, perché quando si parla di scuola bisogna parlare con realismo. Cerchiamo di essere attenti alla realtà. Come nel caso dei “diplomifici”, di cui siamo avversari molto determinati.

Lo scorso anno scolastico abbiamo fatto una cosa che in questo Paese non si faceva da 40 anni, cioè un controllo a tappeto di 600 scuole circa. Il 70% di scuole superiori. Tante sono state le ispezioni e tante sono state le scuole che non hanno avuto problemi. Però ci sono numeri che non lasciano tranquilli, come sapevamo. In decine di scuole abbiamo tolto la parità scolastica.

È la prova che noi stiamo facendo le cose per bene, che crediamo nella parità scolastica e non crediamo in chi infanga il nome della parità scolastica con i “diplomifici”. La scuola è impegno, noi dobbiamo dare questo messaggio. Ci sono scuole dove sono stati rilevati problemi gravi: lì abbiamo tolto la parità scolastica. Ci sono poi i rilievi fatti dagli ispettori: il risultato è che o le scuole si mettono a posto o gli verrà comminata la sanzione massima: la cancellazione della parità.

Ho usato più di una volta il termine “paradossale”. Non mi sembra abbia una logica oggettiva lo scontro fra un mondo sindacale, il Ministero e il Governo, quando c’è uno sforzo immenso per trovare risorse

Io sono sempre per la buona fede, spero che un conflitto si avvii perché sono stati commessi evidenti errori. Però non li ho visti: ho visto certamente problematiche e ho sempre riconosciuto la necessità di affrontarle. Prendiamo un altro paradosso: l’alternanza scuola-lavoro. E’ utile, la mettiamo obbligatoria e la finanziamo. La Cgil ha tentato di raccogliere 500mila firme – e non c’è riuscita – per togliere l’obbligatorietà. Di fatto vorrebbe dire togliere l’alternanza scuola-lavoro. Bisogna togliere l’approccio ideologico: solo così si riducono le distanze per fare’”.


La risposta del prof. Paolo Latella

Caro Toccafondi, che approccio ideologico del cavolo! Non faccio discorsi paradossali! La mia posizione è chiara, netta. Sono contrario al finanziamento alle scuole paritarie. Esse hanno la possibilità di inserirsi nell’alveo del sistema di istruzione nazionale, ma “senza oneri per lo Stato”, autofinanziandosi integralmente. Si tratta quasi sempre di un raffinato prodotto aziendale, anche di altissimo livello. Se l’idea iniziale nella scrittura di quella norma poteva essere mettere ordine nella giungla dell’istruzione privata, il libro evidenzia come la vegetazione si sia ulteriormente infittita, dando luogo ad una situazione scandalosa.
Caro Toccafondi ti ricordo alcune denunce presenti nel libro Nero che ho scritto:
Catania: una collega mi scrive diverse volte. Ha lavorato facendo qualsiasi cosa nella scuola. Dopo che vengono pubblicati il dossier e la Cartina della vergogna, mi racconta delle minacce subite dalle colleghe perché non avrebbero avuto più punteggio se la sua testimonianza avesse suscitato l’interesse e i provvedimenti di qualcuno. Omertà e mantenimento del sistema – pur di lavorare – la fanno da padroni, anche nelle situazioni più deprivate.
Campania: la camorra gestisce molto, anche il catering per i bambini delle scuole primarie. Lì le scuole statali sono 217, contro le quasi 400 paritarie. Un business alla faccia del contribuente. Gli oneri per lo Stato ci sono eccome, e non solo in termini economici. Per esempio, per la conseguente devoluzione di diritti, in primis diritto al lavoro tutelato da norme riconosciute e condivise. Scempi pseudo-contrattuali o addirittura in nero, che fanno leva sulla necessità di lavorare di tante persone. Assenza di contributi, condizioni di lavoro infamanti, spesso collusione con la camorra.
Ho saputo di docenti che vanno a fare le pulizie a casa del titolare della scuola paritaria in cui lavorano. Assunzioni a fine settembre, fino alla fine di maggio: disponibilità massima. Esami di Stato gratuiti.
Se vuoi lavorare, le condizioni possono essere anche queste, prendere o lasciare. E l’esame deve avere un risultato vantaggioso per i “clienti” (che hanno pagato): altrimenti torni a casa.

La verità caro Sottosegretario non è "paradossale" come lei afferma, dal Sud fino a Roma: si lavora per il punteggio, a salari bassissimi o inesistenti. Da Roma in su vige un altro sistema: qualsiasi sia il tuo titolo di studio (anche non quello richiesto per quell’insegnamento) riesci a lavorare: senza titoli e quindi a salario più basso; tanto – con quel titolo – non avresti avuto accesso all’insegnamento, quindi del punteggio non ti interessa nulla. Poi ci sono le scuole d’elite, con docenti che prendono anche 1700-1800 euro mensili. Le collusioni esistono dappertutto, persino nelle regioni che hanno storicamente espresso un livello di cittadinanza più alto e consapevole.

La Lombardia è un laboratorio dove si sperimenta da anni “la chiamata diretta” nella formazione professionale regionale. Il modello che Valentina Aprea, Suor Anna Monia Alfieri, Forza Italia e il Pd vogliono proporre come modello di scuola pubblica nazionale. In Lombardia esiste già il costo standard e la “dote scuola”. L’assegno che arriva direttamente nei centri di istruzione e formazione professionale: 4.500 euro annui + 3000 se lo studente usufruisce della legge 104. Un vero affare.

In questi centri ci sono i “famosi” docenti a chiamata diretta senza diritti. Vivono con pochissimi euro e li percepiscono ogni cinque sei mesi. Lavorano da diversi anni, riescono solo a pagarsi l’affitto, di supplenze nelle statali non se ne parla per colpa anche dei colleghi che arrivano da tutta Italia con punteggi gonfiati, ricevuti in quelle scuole paritarie che percepiscono i contributi statali e fanno pagare rette altissime agli studenti e che rilasciano ai docenti certificati discutibili ma purtroppo legali.

I CFP (Centri Formazione Professionale) in Italia hanno i contributi regionali, rilasciano titoli professionali. Prima della riforma Moratti, le qualifiche rilasciate dalle Regioni avevano un valore solo territoriale e non erano equiparabili ai titoli di studio rilasciati dalla scuola. Ora, con l’ingresso dell’IeFP (Istruzione e Formazione professionale) nel sistema educativo, sia le Qualifiche, sia i Diplomi professionali diventano titolo valido – al pari di quelli scolastici – per l’assolvimento dell’obbligo di istruzione e del diritto dovere di istruzione e formazione. Sono poi spendibili e riconoscibili su tutto il territorio nazionale, perché riferiti a standard comuni, concordati tra le Regioni e approvati con Accordi Stato Regioni o in Conferenza Unificata. Il loro riferimento ai livelli europei (III° livello EQF per la Qualifica e IV° per il Diploma), li rende inoltre riconoscibili anche nell’ambito più vasto della Comunità Europea.

In Lombardia il percorso educativo dei ragazzi dai 6 ai 18 anni è accompagnato e sostenuto dalla Dote Scuola, che raggiunge diverse tipologie di studenti (sia quelli delle scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado; che quelli dei percorsi di IeFP) e prevede contributi – anche componibili tra loro – per premiare il merito e l’eccellenza e per alleviare i costi aggiuntivi sostenuti dagli studenti disabili. In particolare, il contributo che copre le spese di frequenza dei ragazzi iscritti ai corsi regionali di IeFP è la “Dote Scuola per l’Istruzione e Formazione Professionale”. La possono richiedere gli studenti residenti o domiciliati in Lombardia che si iscrivono alla prima annualità di un percorso di IeFP, attivato dagli enti di formazione accreditati al sistema regionale.

Gli insegnanti in tutto questo sono l’anello debole del sistema di formazione. I contratti che questi centri utilizzano sono con paghe oraria da fame: co.pro., collaborazioni occasionali, partita Iva, ecc.. Bisogna arrivare a 30-32 ore a settimana per arrivare a 1000/1100 euro al mese senza considerare il tempo che dedichiamo alle riunioni, scrutini, esami, ecc. che non vengono retribuiti e devono anche pagarsi le spese di trasporto. Ma lo stipendio, se così si può chiamare, lo percepiscono ogni cinque mesi, anche se nel contratto c’è indicato che il pagamento avviene ogni 90 giorni. Le fatture vanno però emesse ogni mese e viene pagata anche l’Iva di un compenso ancora non ricevuto. Se questi docenti insegnano la materia per cui sono laureati ed iscritti in terza fascia, possono aggiornare il punteggio nelle graduatorie delle scuole statali. Il responsabile del Centro ti sfrutta anche per questo. Docenti che insegnano due materie mediamente in 6-8 classi da 23-26 alunni. Sono continuamente sotto pressione, sotto minaccia, sfruttati, appunto; non possono mai dire di no al direttore del Centro, altrimenti l’anno dopo non sono riconfermati e perdono quel minimo di continuità. Se poi aprono una vertenza sindacale, come è successo ad un collega in provincia di Brescia, non vengono più chiamati e a 45 anni – magari – si trovano a dover cambiare lavoro.

Per non parlare degli studenti che frequentano questi centri di formazione: è considerata per tutti l’ultima spiaggia per un titolo di studio; si iscrivono “bocciati” dalle altre scuole, stranieri, ragazzi con infiniti problemi psicologici gravi e molti hanno anche problemi giudiziari. Spesso i docenti sono minacciati “fisicamente” dai loro stessi alunni, o da loro derisi pesantemente. Dovrebbero essere i cosiddetti “collaboratori esterni” a gestire in libertà l’orario e l’attività, ma tutti sanno che così non è; anzi, lavorano più dei colleghi che all’interno del centro hanno il contratto a tempo indeterminato, con zero diritti e mille doveri… Ecco il laboratorio lombardo. Una sperimentazione per la distruzione della scuola pubblica laica statale.

Un laboratorio da anni portato avanti con l’avallo e la connivenza di tutti, compreso il partito di maggioranza oggi. Leggendo il documento la Buona Scuola del Governo e ascoltando queste tue parole, viene in mente che l’enfasi che il documento riserva al tema del lavoro (Scuola fondata sul lavoro, si intitola beffardamente uno dei capitoli) non può essere inconsapevole di questo quadro. Non stentiamo ad immaginare che la sperimentazione lombarda possa essere estesa ad altre regioni. Ma – a proposito di connivenze – quale è il tuo atteggiamento davanti al silenzio del Miur, dal dossier fino ad oggi?

Gli interessi sono troppo grossi. La politica non può sputare nel piatto in cui mangia. I ministri che si sono succeduti, più che dimostrare la propria fedeltà allo Stato, hanno dimostrato la loro vicinanza al Vaticano, per quanto riguarda le paritarie confessionali. Per quanto riguarda i diplomifici, manca la volontà di smantellare un sistema che si basa proprio sulle connivenze, rispetto al quale esistono accordi trasversali. Non si procede, ad esempio, ad un controllo capillare dei requisiti di parità, perché si sa già che essi non vengono assolti. Non si procede a controlli incrociati dei versamenti degli stipendi dei docenti, per non toccare con mano le condizioni infamanti – a fronte di rette spesso molto alte pagate dagli studenti – in cui molti lavorano. Ci sono enormi incapacità e assenza di volontà da parte della politica italiana di fermare questo mercato degli schiavi (a volte consenzienti), neo laureati che non vengono pagati o retribuiti con al massimo cinque euro all’ora, in cambio dei punti per scalare le graduatorie nelle scuole pubbliche, partecipare ai corsi abilitanti e insegnare nella scuola statale.

La Guardia di Finanza – con cui ho avuto un contatto diretto, come dimostrato a p. 283 del mio libro – è ente accertatore in seguito a denuncia delle procure della Repubblica. Se le denunce non ci sono, perché mancano le visite ispettive e gli Uffici Scolastici Regionali si limitano a mandare anche alle scuole più a rischio di illegittimità un semplice modellino di autocertificazione, la Guardia di Finanza non deve e non può agire.

In questa Italia dove si nasconde la verità sulle scuole confessionali è difficile fare informazione corretta. La risposta potete trovarla leggendo il mio libro. La versione in pdf è gratuita.

Ecco il link: http://www.webalice.it/paolo.latella/libronero_latella.pdf

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