Sono una prof di una scuola paritaria della Lombardia...

Egregio prof. Latella,

innanzitutto mi sento in dovere di scusarmi con Lei ma non voglio che venga pubblicato il nome e il cognome, perchè il contenuto di questa mia testimonianza metterebbe a rischio il mio, seppur precario, posto di lavoro e, forse, qualcosa di ben più importante.

Sono una collega, precaria da una vita. Qualche mese prima dell’inizio di questo anno scolastico, il mio compagno, attraverso delle conoscenze, riesce a fissarmi un colloquio con il responsabile di un liceo paritario di Monza. Ed ecco le prime tristissime realtà: ottengo un colloquio in una scuola perché sono raccomandata e mi affidano un incarico annuale perché accetto le loro squallide condizioni. La mia esperienza, le mie conoscenze, non interessano a nessuno. Devo solo costare poco. Mia sorella svolge un’attività di baby sitter con una paga oraria che corrisponde a più del doppio della mia. Ma non mi importa, amo il mio lavoro e, comunque, riuscirò a pagare l’affitto dell’appartamento in cui viviamo. Per le bollette, il mangiare e tutto il resto ci penserà il mio compagno.

Inizia la mia avventura: prima liceo delle scienze umane, 16 alunni. Sembrano esserci le condizioni per fare un buon lavoro. Mai impressione fu così sbagliata.

Provo a conoscere gli alunni: perché avete scelto questa scuola ? Perché ai miei è stato detto che qui non bocciano !!!! La risposta quasi unanime che ottengo.

Mi bastano poche ore per capire che il livello di preparazione della quasi totalità delle ragazze non solo è inadeguato per un liceo, ma è insufficiente per qualsiasi scuola secondaria.

Provo a raccogliere qualche informazione sugli alunni: nessuno di quelli che riesco a verificare è uscita dalla scuola primaria con un voto superiore alla sufficienza ed il consiglio orientativo espresso dai professori è quasi totalmente indirizzato verso scuole professionali.

Arriviamo alle prime verifiche: un disastro.

Cerco di capire le motivazioni, mi confronto con le ragazze e, soprattutto con l’esperienza di chi da tempo lavora nell’istituto. La situazione è chiara: vada come vada, qui tutti devono essere promossi. Vengono qui e pagano per questo. Non si ammettono deroghe.

Nei mesi successivi cerco di svolgere il mio lavoro in modo quasi decente, ma non è proprio possibile. In considerazione del completo disinteresse e mancanza di impegno delle alunne, mi vedo costretta a effettuare finte verifiche ed interrogazioni, necessarie per garantire a tutti almeno la sufficienza. L’apice lo tocco qualche giorno fa, quando sono chiamata dal dirigente che mi informa che alcuni genitori si sono lamentati perché le figlie hanno voti troppo bassi. Mi dice che se voglio avere qualche possibilità di lavorare il prossimo anno “le ragazze devono migliorare !!!!”.

Sono amareggiata, triste, ma devo mangiare e pagare le bollette. Mi adeguo.

Questa è la scuola italiana. Anzi la buona scuola.

L’istituzione che dovrebbe formare la società italiana di domani, il futuro del nostro paese. L’istituzione che dovrebbe trasmettere, oltre a nozioni, valori e princìpi alle generazioni future.

Credo che la mia esperienza sia l’evidenza che siamo di fronte ad un completo e totale fallimento.

Se ci fosse una reale volontà politica di debellare il vergognoso business delle scuole paritarie sarebbe sufficiente prendere le graduatorie annuali pubblicate da EDUSCOPIO, verificare i tassi di bocciature delle scuole che occupano gli ultimi posti delle varie classifiche (normalmente sono tutte scuole paritarie con tassi di bocciatura intorno al 2-3 % per le prime classi ) ed iniziare le ispezioni.
Ma come Lei ben sa, pochi mesi fa i fondi pubblici che il governo italiano ha dedicato a questi istituti sono addirittura aumentati, quindi ........

Non potrò mai permettermi un matrimonio e tanto meno dei figli, ma almeno devo potermi garantire il pane quotidiano ed un tetto sopra la testa.

Con infinita stima.

Grazie per l’attenzione.

Una collega.

foto: immagine da repertorio

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