In Sicilia sono partite le ispezioni alle scuole paritarie... forse inutilmente?

In Sicilia (fonte Repubblica - Palermo) dopo le prime ispezioni effettuate sulle scuole superiori paritarie risulta che 1 Istituto su 3 non è in regola. Il Direttore dell'USR dott.ssa Maria Luisa Altomonte ha affermato: “Proporremo la chiusura di una decina di scuole sulle prime 34 controllate. Abbiamo scoperto soprattutto una serie di istituti che presentavano la cosiddetta piramide rovesciata: troppi alunni nelle classi finali e pochi nelle prime classi”.
Dovete sapere che essendo la Sicilia una regione a statuto speciale, è proprio la Regione che deve emettere il provvedimento di revoca della parità scolastica. In base all’accordo sottoscritto con l'USR, dovrebbe attenersi al loro parere. Solo in casi particolari può procedere in maniera diversa.

Mi ricordo che dopo aver pubblicato "Il Libro Nero della Scuola Italiana" scrissi più volte a Crocetta denunciando le gravi anomalie e i pericolosi abusi subiti da parte di molti insegnanti ma non ho mai ricevuto risposta.
Dopo due anni dalla definizione del piano dei controlli stabiliti dal MIUR la Sicilia inizia ad effettuare i controlli... speriamo che il 1° Dirigente dell'USR dott.ssa Altomonte riesca a far chiudere tutte le scuole paritarie confessionali e private non in regola. La partita è iniziata.

La mia posizione è chiara: Sono contrario al finanziamento alle scuole paritarie. Esse hanno la possibilità di inserirsi nell’alveo del sistema di istruzione nazionale, ma “senza oneri per lo Stato”, autofinanziandosi integralmente. Si tratta quasi sempre di un raffinato prodotto aziendale, anche di altissimo livello. Se l’idea iniziale nella scrittura di quella norma poteva essere mettere ordine nella giungla dell’istruzione privata, il libro evidenzia come la vegetazione si sia ulteriormente infittita, dando luogo ad una situazione scandalosa.

Con il libro pubblicato ho voluto “smuovere le acque” del pantano dell’istruzione paritaria. Dopo aver ricostruito – attraverso testimonianze prima faticosamente ricercate, poi giunte copiose sul mio telefono e sulla mia scrivania – la Cartina della vergogna, mi è capitato di esser ricevuto al Miur lo scorso 17 settembre, durante lo sciopero del mio sindacato, l’Unicobas. Lì alcuni dirigenti mi hanno chiesto di approfondire. Peraltro, a maggio 2014 l’on Silvia Chimienti (M5S) aveva presentato un’interrogazione parlamentare che, sulla scorta del dossier, chiedeva delucidazioni sulle testimonianze anonime rese dai docenti di scuole paritarie di diverse zone d'Italia che, al fine di vedersi attribuito il punteggio in graduatoria per il servizio prestato, accettavano stipendi troppo bassi o addirittura non ricevevano alcun compenso. Sono andato avanti. Non potevo fare diversamente.

La "geografia" delle scuole paritarie è così suddivisa: dal Sud fino a Roma: si lavora per il punteggio, a salari bassissimi. Da Roma in su vige un altro sistema: qualsiasi sia il tuo titolo di studio (anche non quello richiesto per quell’insegnamento) riesci a lavorare: senza titoli e quindi a salario più basso; tanto – con quel titolo – non avresti avuto accesso all’insegnamento, quindi del punteggio non ti interessa nulla. Poi ci sono le scuole d’elite, con docenti che prendono anche 1700-1800 euro mensili. Le collusioni esistono dappertutto, persino nelle regioni che hanno storicamente espresso un livello di cittadinanza più alto e consapevole.

Gli interessi sono troppo grossi. La politica non può sputare nel piatto in cui mangia. I ministri che si sono succeduti, più che dimostrare la propria fedeltà allo Stato, hanno dimostrato la loro vicinanza al Vaticano, per quanto riguarda le paritarie confessionali. Per quanto riguarda i diplomifici, manca la volontà di smantellare un sistema che si basa proprio sulle connivenze, rispetto al quale esistono accordi trasversali. Non si procede, ad esempio, ad un controllo capillare dei requisiti di parità, perché si sa già che essi non vengono assolti. Non si procede a controlli incrociati dei versamenti degli stipendi dei docenti, per non toccare con mano le condizioni infamanti – a fronte di rette spesso molto alte pagate dagli studenti – in cui molti lavorano. Ci sono enormi incapacità e assenza di volontà da parte della politica italiana di fermare questo mercato degli schiavi (a volte consenzienti), neo laureati che non vengono pagati o retribuiti con al massimo cinque euro all’ora, in cambio dei punti per scalare le graduatorie nelle scuole pubbliche, partecipare ai corsi abilitanti e insegnare nella scuola statale.

A distanza di tre anni dalla pubblicazione del mio libro... purtroppo nulla è cambiato!

Paolo Latella

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