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prof.  Paolo Latella

Membro dell'Esecutivo Nazionale del sindacato Unicobas Scuola e segretario regionale della Lombardia con delega sui ricorsi e class action a favore dei docenti e personale ATA nelle regioni: 
Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Umbria, Emilia Romagna.

Non ha mai voluto il distacco sindacale (per libera scelta) perché ama vivere la scuola dal di dentro. Insegna ed è membro dello staff di presidenza dell'Istituto Tecnico Economico "A. Bassi" di Lodi.


è stato candidato al CSPI (Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione)
ecco il programma clicca qui
http://unicobaslodi.blogspot.it/2015/03/paolo-latella-si-candida-come-membro.html



cell. 3386389450 FAX +39 0371 1851134

La Confederazione Italiana di Base (CIB) UNIcobas, della quale è parte l'AltrascuolA Unicobas, è una importante organizzazione di ispirazione libertaria presente in diverse categorie e su larga parte del territorio italiano, da diversi anni in Lombardia con sede regionale a Lodi.
Si fonda sulla autogestione dei lavoratori. In campo scolastico promuove il riconoscimento della libertà d'insegnamento dei docenti e della libertà di apprendimento degli studenti per un pieno riconoscimento della scuola come istituzione pubblica chiamata a promuovere i saperi, a partire da quelli critici, umanistici, scientifici.
L’'Unicobas ha scritto nel 2008 il disegno di legge sul nuovo stato giuridico dei docenti presentato alla Camera e al Senato  dall'Italia dei Valori.
Contiene le Norme per l'istituzione di un'area contrattuale specifica per il comparto della scuola nonché del Consiglio superiore della docenza, e altre disposizioni in materia di organizzazione scolastica come l’elettività dei presidi e l’anno sabbatico d’aggiornamento.
E’ per noi dell'’Unicobas una scelta obbligata quello di cambiare radicalmente lo stato giuridico dei docenti e definire il ruolo degli Ata, questa volontà è stata  supportata dall'’Italia dei Valori che ha  portato in Parlamento il disegno di Legge sopra citato.
Questa scelta nasce da un'attenta analisi della situazione della scuola pubblica italiana, delle dinamiche intercorrenti tra i diversi attori della stessa e, in particolar modo, dello statuto e della natura professionale dell'attività docente che, nell'attuale situazione normativa, risulta particolarmente penalizzata, deprezzata e di conseguenza con sempre più scarso riconoscimento sociale.
Nella prima fase del nostro Stato unitario, sono stati adottati, dai governi, cinque stati giuridici degli insegnanti e tutti, tranne quello del 1906, sono sempre stati collegati a processi più generali di riforma della scuola; hanno, in un certo qual senso, portato con sé un'idea di scuola, una filosofia del processo d'insegnamento e di apprendimento.
Nel passato più recente, invece, è stato favorito un lento ma progressivo processo di burocratizzazione della professione docente, caratterizzato da sempre più frequenti imposizioni amministrative e gerarchiche. Tutto ciò è frutto di indebite invasioni di campo, anche da parte delle organizzazioni sindacali tradizionali che hanno debordato persino sulla formazione iniziale e in itinere (come nel caso del contratto del '95, «a punti» legati all'aggiornamento), nonché di una costante latitanza degli organi legislativi e di una sorta di subordinazione delle stesse associazioni professionali nei confronti dei sindacati.

In questi ultimi vent'anni il Parlamento ha approvato, infatti, una serie di leggi che hanno inciso profondamente sulla condizione degli insegnanti, considerandoli, però, essenzialmente «indistinti dipendenti pubblici», alla stregua di tutti gli altri impiegati dello Stato:
          la legge 29 marzo 1983, n. 93, nota come legge quadro sul pubblico impiego, a seguito della quale i docenti furono inseriti nel 6o e 7o livello impiegatizio e la funzione docente perse ogni specificità e si recise definitivamente il legame con la docenza universitaria;
          la legge delega 23 ottobre 1992, n. 421, sul pubblico impiego che ha dato il via alla privatizzazione del rapporto di lavoro, distinguendo fra ciò che rimaneva riserva di legge e ciò che diventava materia di contrattazione. Il rapporto di lavoro della docenza universitaria non veniva invece privatizzato;
          la sua diretta emanazione: il decreto legislativo n. 29 del 1993;
          la legge 15 marzo 1997, n. 59, con cui è stata istituita l'autonomia scolastica e si è attribuita la dirigenza ai capi d'istituto, separando la loro contrattazione dal restante personale della scuola. Nell'università persiste invece, giustamente, la qualifica di preside di facoltà, quale primus inter pares.
           la legge 107/2015 del Governo Renzi ha di fatto peggiorato lo status dell'insegnante cancellando la libertà d'insegnamento e trasformandolo in un maggiordomo e schiavo dei dirigenti scolastici. "Chiamata diretta" e stipendi bloccati da un decennio cancellano la dignità dei docenti.
Ecco i punti che secondo noi la Legge 107/2015 è incostituzionale:


1) disparità palese sulla titolarità d’istituto tra docenti e personale Ata, nonché rispetto al resto del pubblico impiego. (Tutti hanno un posto fisso anche quello che guida l’autobus mentre con la Legge 107/2015 gli insegnanti vengono inseriti nell’organico funzionale che li spedisce in una scuola poi in un’altra e poi in un’altra ancora a coprire le assenze dei colleghi o per piccole supplenze). Questo vale anche per il personale della scuola in esubero.

2) Valutazione impropria della funzione docente da parte di chi non ha le competenze adeguate. (I genitori e gli alunni del comitato di valutazione). Immagina un chirurgo che sta operando e il paziente mentre è sotto i ferri alza il dito ed afferma: “Mi scusi dottore ma la sutura è fatta male…”.

3) Il POF (piano dell’offerta formativa) verrebbe approvato dal Consiglio d’Istituto cancellando di fatto la collegialità e l’organo preposto alla definizione del POF che è il Collegio dei Docenti. (Anche qui è impensabile lasciare nelle mani di mamme e alunni il potere di decidere su quale didattica sia migliore… )

4) Gli insegnanti sono lavoratori non subordinati. La libertà d’insegnamento è un diritto indisponibile, nel senso che non può essere modificato se non si modifica la Costituzione. Per questo motivo i docenti sono lavoratori non subordinati. Se venissero scelti da un dirigente scolastico + comitato di valutazione, diventerebbero dei semplici impiegati e soprattutto ricattabili dai genitori (conflitto d’interesse).

S'impone un'inversione di marcia per abbandonare la concezione burocratica dell'identità docente che porta a: stipendi modesti, poca preparazione dei docenti, assenza di valutazione del merito individuale, scarsa stima da parte di famiglie e studenti. La strada da seguire è quella che porta all'esaltazione della professione: conoscenza verificata e in continuo aggiornamento della materia insegnata, stipendio parificato alle fasce superiori europee, riconquistata dignità di funzione agli occhi di famiglie e studenti.
Sorge la necessità di un profondo ripensamento in termini culturali e organizzativi di tutto il comparto scuola e, in particolare, del modo di intendere l'esercizio della funzione docente.
    
La società del terzo millennio ha necessità di «professionisti della conoscenza» (knowledge workers) che facciano riferimento ai loro enti di rappresentanza e non alla burocrazia ministeriale.
La professione docente è segnata da tre elementi: alta specificità del ruolo istruttivo ed educativo, autonomia e autoreferenzialità rispetto a valutazione e selezione dei professionisti che non vengono giudicati da altri enti, etica e deontologia elaborate fra gli operatori del settore.

Il mondo della scuola possiede una particolarità rispetto al resto del mondo del lavoro. In esso si insegna e si apprende e non si tratta neanche di mera trasmissione del sapere, bensì si sviluppa e ricrea il sapere stesso, almeno per quanto attiene alle strategie dell'istruzione, dell'educazione e della formazione.

Nella scuola non si costruiscono manufatti industriali, né si svolgono mansioni di tipo burocratico. Lo specifico prevalente è quello della funzione docente, che non è funzione d'impresa, né di tipo impiegatizio: proprio per questo l'assetto normativo e contrattuale attuale è assolutamente inadeguato.

La Costituzione della Repubblica definisce scuola e università quali «istituzioni» (e la cosa non ha solo un rilievo terminologico, perché stabilisce una linea di demarcazione rispetto ai «servizi»), ma esse hanno due assetti contrattuali differenti: dell'università è stato creato un ibrido, dove i docenti hanno un contratto di natura pubblica e le altre figure lavorative un contratto privatizzato; nella scuola, invece, esiste solo la privatizzazione del rapporto di lavoro: la scuola, quindi, è stata trasformata in un «servizio» e i docenti in impiegati.
Ma il momento dell'interazione metodologico-didattica non è affatto l'erogazione di un servizio; gli insegnanti non sono pompe di benzina e gli alunni non sono automobili di passaggio da riempire di nozioni.

La figura del docente non è quella di chi attende ad un servizio, bensì quella di un ricercatore di percorsi formativi e culturali, e il titolo di studio non è un «atto dovuto», come la certificazione di un'analisi del sangue, bensì il risultato di  un'interazione personale e didattica, di un percorso di vita e di ricerca.
Proprio da questa innegabile constatazione sorge la necessità di un profondo ripensamento in termini culturali e organizzativi di tutto il comparto scuola e, in particolare, del modo di intendere l'esercizio della funzione docente.
Nel disegno di legge, anche per il personale Ata, in particolare ai collaboratori scolastici, agli aiutanti tecnici e al personale di segreteria, è riconosciuto, con il primo contratto utile successivo alla data di entrata in vigore della presente legge, il ruolo di coadiutore educativo con riferimento alle attività esercitate dal medesimo personale relativamente alla sorveglianza degli alunni nonché alla gestione della sicurezza, della strumentazione informatica e dei laboratori.

L'Unicobas nel recente passato ha guidato grandi lotte, come quella contro la valutazione e la differenziazione salariale dei docenti prevista a base di quiz, che portò in piazza 50.000 insegnanti in occasione di uno sciopero proclamato dal sindacalismo di base (che nella scuola è rappresentato quasi unicamente da Unicobas e Cobas), lotta che determinò le dimissioni del ministro della pubblica istruzione Berlinguer.
Sin dalla sua nascita nel 1990, con il suo primo congresso del 1991, nonché con il Convegno Internazionale di Roma del 1998 - al quale, tra le altre
organizzazioni europee, era presente la CNT francese - ha dato largo spazio e importanza alle tematiche internazionali, riconoscendo nel meccanismi
della globalizzazione mercificatrice un elemento di grande pericolo per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori europei e di tutto il mondo.
L'Unicobas sostiene la necessità di giungere ad una forma stabile di coordinamento fra le realtà sindacali libertarie e di base a livello europeo, capace di produrre comuni scadenze di lotta, segnatamente per affermare il diritto di sciopero, i diritti sindacali e la titolarità del mondo del lavoro.
L'Unicobas sostiene che il coordinamento europeo fra i sindacati realmente di base, possa essere l'unico soggetto capace di contrastare la ristrutturazione liberista e di imporre forme di decisione e partecipazione diretta a carattere sindacale totalmente autonome dai partiti ed in grado di rappresentare un reale modello di cambiamento rispetto alla politica dominante.
La CIB Unicobas conta cinquemila iscritti, più della metà dei quali nel settore della scuola.
E' presente anche in altre categorie: metalmeccanici, sanità, pubblica amministrazione, servizi.
Particolarmente attiva nella difesa dei lavoratori precari, è tra i promotori della campagna nazionale per la regolarizzazione, nonché per il ripristino della scala mobile, un meccanismo automatico di riadeguamento retributivo al costo della vita.
Presso la sede regionale della Lombardia a Lodi (viale Pavia 28/a - cell. 3386389450)  è disponibile l'attività di consulenza gratuita per gli iscritti Unicobas, il prof. Paolo Latella è comunque disponibile (previo appuntamento) a supportare il personale docente e non docente per le seguenti problematiche:

- nuove disposizioni decreto Brunetta
- maternità;
- sostegno;
- disciplina delle assenze e delle aspettative;
- trasferimenti;
- orario di servizio;
- nomine a tempo indeterminato e determinato;
- part-time;
- ricostruzioni di carriera;
- collocamento in pensione
- invalidità per causa di servizio;
- invalidità civili;
- collocamento fuori ruolo;
- assegnazioni all'estero, 
- mobbing e stalking.
- come difendersi dall'interpretazione d'offesa da parte di un dirigente scolastico.
- ricorsi individuali e collettivi in difesa dei diritti del personale della scuola pubblica e dei centri di formazione professionale.


Unicobas Lombardia: "Docenti e Ata, ecco 13 possibili ricorsi contro la legge 107" - Gratuito patrocinio per coloro che hanno un reddito inferiore a 11.600 euro annui - .

 ecco 13 possibili ricorsi contro la legge 107"  -  Gratuito patrocinio per coloro che hanno un reddito inferiore a 11.600 euro annui.

1. Sei un insegnante precario di scuola dell'Infanzia inserito nelle 'GAE' ma non sei stato assunto? Sai che i posti sono pochissimi perché non puoi fruire dell'organico potenziato come invece possono tutti i docenti precari delle scuole di ogni ordine e grado? Fai ricorso.


2. Sei abilitato per la scuola Primaria e ti usano nella scuola dell'Infanzia? Sei abilitato in filosofia e ti hanno mandato in un istituto comprensivo? Sei abilitato in storia dell'arte e ti hanno mandato in un istituto professionale? Ed intendono farti fare così l'anno di prova per la conferma dell'assunzione? Fai ricorso. Chiedi i danni per demansionamento. Pretendi una collocazione professionale adeguata e sicura per il tuo anno di prova.

3. Nell'organico 'funzionale' sei parcheggiato a non far nulla? O ti usano solo come 'tappabuchi' per le supplenze? Fagli causa per mobbing.

4. Sei soprannumerario da anni, ma da ora non avrai più la possibilità di rientrare sulla sede di titolarità come previsto prima della L. 107 quando risultasti perdente posto? Fai ricorso.

5. Sei stato assunto con le fasi 'B' e 'C' e per questo non hai potuto chiedere la titolarità in una scuola come invece hanno potuto fare gli assunti delle fasi 'zero' ed 'A'? Fai ricorso per disparità di trattamento.

6. Sei stato assunto in qualità di docente 1, 5, 10, 20 o 30 anni fa, ma per una contrazione d'organico risulti perdente posto? Fra poco dovrai fare domanda di trasferimento o assegnazione provvisoria, ma non potrai più chiedere una o più scuole definite, perché verrai spedito comunque in un 'ambito territoriale', dovendo pellegrinare fra i dirigenti di una rete di scuole relativa ad un territorio di 300.000 abitanti per pietire un (incerto) incarico triennale? Lo sai che dovrai fare persino una domanda 'al buio', visto che gli ambiti verranno probabilmente definiti dopo i termini per i trasferimenti? Lo sai che queste norme punitive, in tutto il pubblico impiego, sono previste solo per gli insegnanti e non per gli altri lavoratori? Fai ricorso per disparità di trattamento.

7. Sei un insegnante precario di scuola dell'Infanzia, della Primaria, della Secondaria di Primo o Secondo Grado con 36 mesi, ma non sei stato assunto solo perché non sei nelle 'GAE' (mentre al posto tuo hanno assunto colleghi con 15 punti)? Sai che ti dovrebbero garantire l'assunzione ed un risarcimento? Fai ricorso. 

8. Sei un precario ATA con 36 mesi, ma ad assumere quelli come te Renzi non ci pensa neppure lontanamente? Sai che ti dovrebbero garantire l'assunzione ed un risarcimento? Fai ricorso.

9. Sei stato assunto in qualità di docente 1, 5, 10, 20 o 30 anni fa, ma solo perché vuoi fare domanda di trasferimento (magari per un cambio di domicilio) verrai spedito in un 'ambito territoriale', dovendo pellegrinare fra i dirigenti di una rete di scuole relativa ad un territorio di 300.000 abitanti nella zona della tua nuova abitazione per pietire un (incerto) incarico triennale? Lo sai che nella tua scuola perderai tu il posto, mentre lo conserveranno tutti i colleghi dell'organico funzionale appena arrivati, perché la loro tipologia di 'contratto' è diversa dalla tua e vale per un incarico triennale che non può essere interrotto? Lo sai che queste norme punitive, in tutto il pubblico impiego, sono previste solo per gli insegnanti e non per gli altri lavoratori? Fai ricorso per disparità di trattamento.

10. Sei stato assunto prima della L. 107 (magari anche 15 anni fa) e, se ti dovesse servire, non potrai più fare domanda di trasferimento per una titolarità su sede, neppure se cambi provincia, finendo quindi su un 'ambito territoriale' soggetto ad incarico triennale, mentre i neo-assunti delle fasi 'zero' ed 'A' potranno ottenere la titolarità? Fai ricorso per disparità di trattamento.

11. Sei ancora precario, ma ti hanno assicurato che il prossimo anno verrai assunto. Sai che verrai spedito in un 'ambito territoriale', dovendo pellegrinare fra i dirigenti di una rete di scuole relativa ad un territorio di 300.000 abitanti per pietire un (incerto) incarico triennale? Sai che in quella fase sarai soggetto a licenziamento unilaterale da parte del dirigente? Secondo le norme vigenti ai vincitori di concorso non spetta solo l'assunzione in un organico regionale (e poi territoriale), ma anche una sede di servizio certa (titolarità) alla fine dell'anno di prova. Fai ricorso.

12. Sai che chi finisce negli ambiti territoriali, a discrezione del dirigente scolastico, potrà dovere ogni tre anni rifare domanda per l’incarico triennale finendo obbligatoriamente in mobilità? Sai cosa succederà ai perdenti posto? Finiranno in mobilità sull'ambito territoriale, ma non potranno chiedere la conferma della sede dopo i primi tre anni perché non esistono più precedenze per i perdenti posto. Fai ricorso.

13. Lo sai che chi farà un passaggio di cattedra o di ruolo finirà (cosa inaudita) negli ambiti territoriali? Se sei in questa situazione, fai ricorso.

La battaglia legale contro l'applicazione della L. 107/2015 entra ora nel vivo. La legge è palesemente anticostituzionale, assolutamente in contraddizione con le normative (pattizie e non solo) relative allo stato giuridico dei docenti e crea una serie infinita di disparità di trattamento. Questa serie di ricorsi scopre solo la punta dell'iceberg di un contenzioso senza fine, al quale, nel silenzio generale delle altre OOSS, aggiungiamo una specifica nuova 'casistica' ogni giorno che passa. Con questi ricorsi, contiamo di far rinviare alla Corte Costituzionale questa legge inemendabile.
L'Unicobas continuerà con determinazione a fare la sua parte anche sul piano giudiziario, con la stessa determinazione che ci ha portato, solo quest'anno, ad ottenere quattro importanti ed innovative sentenze.
Con sentenza emessa il 4.6.2015 il Giudice del Lavoro, per la prima volta, trattandosi di una controversia sulla quale la giurisprudenza non si è ancora pronunciata, ha riconosciuto il diritto del personale scolastico assunto a tempo determinato ai miglioramenti economici, i cd. gradoni, previsti in occasione di ogni rinnovo della contrattazione collettiva del comparto “Scuola” ed ha liquidato a tale titolo € 10.730,00 pro-capite. È stato affermato il principio secondo il quale la ricostruzione di carriera deve avvenire non in base ai parametri ai quali è solito attenersi il MIUR, ma sulla scorta dell’intero precariato, ivi compresa la maggiorazione stipendiale correlata al terzo anno di servizio disconosciuta dall’accordo del 19.11.2011.
Il Giudice di legittimità, con sentenza del gennaio 2015, ha accertato che ai precari è dovuto, dopo il terzo rinnovo del contratto, il risarcimento del danno esistenziale, quantificabile presuntivamente, in funzione del patema d’animo, personale e familiare, correlato all’incertezza del rinnovo del contratto a termine, dell’eventuale sede di destinazione, degli orari di cattedra, etc.
Sempre nel Gennaio 2015, è stato accolto il ricorso per la cessazione della trattenuta del 2,5% sulle retribuzioni mensili del personale stabilizzato, a far data dall'1.1.2001, nonché della restituzione del maltolto (interessi compresi), in materia relativa alla differenza di trattenuta fra tfs e tfr.
Infine, con sentenza del 3.12.2015, altro Giudice di merito ha riconosciuto il risarcimento degli scatti non percepiti, ad altri precari, nel periodo intercorrete fra il 1° Ottobre 2004 ed il 30 Novembre 2014, liquidando loro circa 9.000 euro a testa, con piena vittoria di spese ed onorari.

PER ADERIRE AI RICORSI IN LOMBARDIA CONTATTARE:

LA SEDE REGIONALE A LODI, VIALE PAVIA 28/A 
inviando una email a unicobas.lombardia@gmail.com  e/o a paolo.latella@alice.it
oppure telefonando al num. cell 3386389450 (Paolo Latella) 
dal lunedì al venerdì dalle 9,00 alle 19,30.